Se sposti un posto a tavola

Plan de table

FRANCIA, BELGIO - 2012
2/5
Se sposti un posto a tavola
Poco prima dell'inizio di un banchetto di nozze un ragazzo e una ragazza fanno cadere inavvertitamente i segnaposto di un tavolo. Non sapendo l'ordine, i due riassegnano i posti a casaccio cambiando così i destini degli ignari invitati seduti a quel tavolo...
  • Durata: 84'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: EASY MOVIES, LA PETITE REINE, BIDIBUL PRODUCTIONS, NEXUS FACTORY, UFILM
  • Distribuzione: NOTORIOUS PICTURES (2013)
  • Data uscita 25 Luglio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
Un bacio scambiato con la sposa subito prima di un banchetto di nozze ed ecco che i segnaposto attorno a un tavolo vanno alla rinfusa. Eric (Lannick Gautry) si incarica di riporli in ordine a casaccio, ma così facendo segna i destini delle persone che siederanno a quel tavolo. Tuttavia, il film ci mostra che cosa potrebbe accadere se i nomi degli invitati fossero disposti in maniera diversa, intrecciando e variando amori e (dis)avventure. È dunque il destino a governare le nostre vite o siamo noi stessi a creare ciò che siamo? Eterno dilemma alla base dell'esistenza e di questa commedia francese fin troppo corretta, ben recitata ma priva di autentico mordente.
Caratterizzato da un ritmo frenetico che a volte si perde per strada, Se sposti un posto a tavola riesce a intrigare per una prima mezzora introduttiva in cui si tratteggia il carattere degli invitati, da Pierre (Franck Dubosc) chirurgo affetto da ipersessualità in compagnia della problematica moglie Catherine (Elsa Zylberstein), alla romantica Marjorie (Audrey Lamy, forse la migliore del cast), dai coniugi Arnaud (Mathias Mlekuz) e Edith (Shirley Bousquet), ossessionati dall'idea di avere un figlio, per finire con David (Arié Elmaleh), aspirante e squattrinato fotografo.
Nonostante le intenzioni della regista Christelle Raynal, il tentativo di satira di costume, di “ritratto sociale” (se ne avverte l'intenzione qua e là) è fiacco: questa “borghesia” francese in versione 2.0 non riesce ad andare, molto spesso, oltre la caricatura. Senza mai essere divertente sino in fondo, l'umorismo di questa commedia finisce poi col togliere spazio persino al mondo dei sentimenti, relegato in apertura e in chiusura di lungometraggio come un leitmotiv poco incisivo. Tutte pecche di una sceneggiatura sottotono, ricca di personaggi e situazioni che, di tanto in tanto, sembrano voler strizzare l'occhio a commedie romantiche ben più collaudate (fra le tante, vengono in mente Notting Hill e, naturalmente, Sliding doors), sebbene della freschezza degli originali conservino ben poco.

NOTE

- CONSULENZA TECNICA: CHRISTOPHE VASSORT.

CRITICA

"Il 'futuribile' nel linguaggio filosofico e teologico sta a indicare una situazione ipotetica dipendente da una condizione che può o non può verificarsi. A un concetto simile, nel campo dello spettacolo, si era già ispirato nell'82 il noto drammaturgo inglese Alan Ayckbourn con un fortunato ciclo di commedie intitolate 'Scambi intimi', riprese in Francia con geniale fervore da Alain Resnais con due film nel '93, 'Smoking' e 'No Smoking', in cui i fatti avevano due svolgimenti diversi a seconda se la protagonista si fermava o meno a fumare una sigaretta in giardino. Sulla stessa linea, in cifre però meno alte, "Sliding Doors" che Peter Hovit (...) si era scritto e diretto nel '98 giocando, comunque con finezza, sulle varie possibilità che si sarebbe trovata di fronte una donna se avesse preso o no la metropolitana per tornare a casa. Discutere sui "SE" e sulle loro possibili varianti non è però soltanto un'occasione per drammi pensierosi ma trova anche attenzioni sul versante del comico. Come nel piccolo film francese (...) 'Se sposti un posto a tavola', realizzato da una esordiente, Christelle Raynal, nota finora per dei corti pubblicitari. Qui il 'futuribile' annunciato dal titolo ci induce a chiederci cosa può succedere se, per sbaglio o per malizia, qualcuno altera l'ordine dei posti già assegnati su una tavola preparata per un banchetto di nozze. E la risposta la dà con la sposa riuscita all'inizio a non mettere vicini chi sa reciprocamente ostili e chi sa, invece, troppo interessati gli uni agli altri, con risvolti sentimentali anche rischiosi. Mentre, dopo, lo spostamento complica tutto e anche più lo complica quando a farsi avanti sarà uno spasimante della sposa che l'ha amata per cinque anni e che adesso si è visto preferire un altro ben poco dotato, a suo parere, di carismi. Via di questo passo, dando sì spazi all'alternarsi delle varie possibilità scaturite dal 'SE' proponendo situazioni via via modificate, ma non tralasciando anche fatti e gesti di altri personaggi coinvolti nell'azione con motivazioni diverse. Un film corale, perciò, come spesso ci propone il cinema d'oltralpe, in parte gradevole, in parte un po' ostico da seguirsi per quel continuo e non sempre ordinato variare di incontri tra i tanti protagonisti, non sempre disegnati con il necessario rispetto per le psicologie. Vi danno vita degli interpreti abbastanza noti nell'ambito del cinema francese dei giovani, dalla sposa, Louise Monot, al suo fidanzato di un tempo, Lannick Gautry. Con facce giuste." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 25 luglio 2013)

"Sulla scia di 'Sliding Doors' si dipana 'Se sposti un posto a tavola' di Christelle Raynal (...). Tre piccoli film in uno con i personaggi che a seconda di chi siede loro di fianco cambiano pelle e ruolo. L'idea di partenza è divertente, ma i diversi invitati finiscono per incarnare tipologie umane troppo stereotipate." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 25 luglio 2013)

"E' il Kamasutra del fato, cambiano le posizioni e mutano gli intrecci: una, due, tre volte, ma come si traduce 'Sliding Doors' in francese? La risposta dell'esordiente Christelle Raynal è apparecchiata male: 'Se sposti un posto a tavola' vorrebbe mettere in menù la satira di costume, il rimbrotto sociale, il buffetto ai vizi (tanti) e le virtù (esigue) della borghesia d'Oltralpe, ma a farsi strada tra sentimenti e sospetti, segreti e bugie è la noia. Tiepido il romanticismo, timido lo humour, la ruota del destino gira e rigira, ma il vissero felici e contenti lascia indietro lo spettatore. Nouvelle cuisine per inappetenti: aridatece Garinei e Giovannini!" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 25 luglio 2013)

"Piacerà a molte spettatrici. Che si identificheranno volentieri nel gruppo di oche sciroccate che si agitano per 80 minuti (perché s'identificano? Perché per quanto squinternate son più simpatiche dei maschi fasulli che fan da mariti, amanti , fidanzati). E il resto del pubblico? Beh, il film è caruccio, simpaticuccio, consistente come una nuvoletta rosa. Da noi è arrivato con la nomea di commedia dell'anno. Sarà. Ma in Italia di cosette così siamo in grado di sfornarne almeno dieci l'anno." (Giorgio Carbone, 'Libero', 25 luglio 2013)

"«Caso è forse lo pseudonimo di Dio quando non voleva firmare». Lo affermava Anatole France ne 'Il giardino d'Epicuro' e chissà se lo scrittore francese sosterrebbe lo stesso concetto, ora, leggendo lo script di 'Se sposti un posto a tavola', commedia transalpina che esalta, in maniera singolare, il fato. (...) una tragicomica girandola di coppie, giocata molto sulla commedia degli equivoci. La sceneggiatura perfettamente dosata sa strappare la risata nel momento opportuno (si finisce per fare il tifo per tutti i personaggi coinvolti nel balletto del destino) ma anche venare di malinconia. I francesi, del resto, da tempo ci stanno regalando, sia che si tratti di una commedia, sia di un film drammatico, una perla dietro l'altra. E questo, di sicuro, non è frutto del caso." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 25 luglio 2013)
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