Se devo essere sincera

ITALIA - 2004
Se devo essere sincera
Adelaide è una donna tranquilla. Insegna lettere in un liceo, è sposata con Renzo, un istruttore di scuola guida, ha una figlia di otto anni, una madre ancora giovanile, un'amica carissima, Gina, e una cagnetta, Berta. Insomma niente potrebbe disturbare la sua vita serena e prevedibile e la sua integrità morale. Finché una collega viene uccisa e un affascinante commissario, Gaetano, è chiamato a svolgere le indagini...
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo "La collega tatuata" di Margherita Oggero
  • Produzione: BEPPE CASCHETTO PER I.T.C. MOVIE, MEDUSA
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 8 Ottobre 2004

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Adelaide (Luciana Littizzetto) è un'insegnante di italiano che vive a Torino col marito Renzo (Dino Abbrescia) e la figlia di otto anni, Livietta: il quadro relazionale è completato dall'arzilla madre, dall'amica Gina e dal fidanzato Arturo, che Adelaide non sopporta. L'omicidio di una collega insegnante fa entrare in scena il commissario Gaetano (Neri Marcoré), che Adelaide inizia a "frequentare": l'insegnante si vede costretta a rinunciare alla sincerità, di cui è sempre stata convinta assertrice. Tratto dal romanzo di Margherita Oggero La collega tatuata (di cui privilegia il cotê sentimentale a scapito della matrice giallistica), Se devo essere sincera è sceneggiato dalla Littizzetto e da Anna Pavignano, mentre Davide Ferrario si prende una pausa dal "cinema d'autore" dirigendo per la prima volta un film che non ha scritto. Il tentativo del regista di Dopo mezzanotte di fornire dinamicità alla storia e di evitare la caduta negli sketch di impronta televisiva della Littizzetto può dirsi solo parzialmente riuscito: l'attrice torinese spesso gigioneggia oltre il lecito, ritagliandosi a solo comici la cui vis ha l'effetto (collaterale) di indebolire lo sviluppo drammaturgico, legato a doppio filo - checché ne dica Ferrario - alla tradizionale commedia italiana. Il tradimento - tema centrale del film - è tema troppo (poco?) serio perché Se devo essere sincera possa dire legittimamente qualcosa al riguardo: il "pizzico di veleno del finale" (Ferrario), in ogni caso, dev'essere avvertibile solo dai palati fini.

CRITICA

"Erede di Franca Valeri, Luciana Litizzetto troneggia in 'Se devo essere sincera' di Davide Ferrario. Il cui nocciolo di pochade anziché espandersi gioiosamente, viene soffocato nel guscio giallo del vano ricalco della 'Donna della domenica' di Comencini." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 8 ottobre 2004)

"In mezzo tra l'exploit indipendente di 'Dopo mezzanotte' e il prossimo film prodotto da Aurelio De Laurentiis, Davide Ferrario firma una gradevole commedia giallo rosa, genere poco italiano, con una scatenata Littizzetto che rappresenta il jolly ma anche il limite della storia. Nel senso che l'attrice si sovrappone, con tutta la sua contagiosa simpatia cabarettistica, al personaggio della professoressa umiliata a casa e a scuola, che si vendica indagando sull'omicidio di una collega e tradendo finalmente il marito con il poliziotto. Ciascuna può essere una Bovary e la vita funziona meglio con una bugia detta bene e al momento giusto. Il filo giallo del racconto rischia di rompersi di continuo, ma quello rosa, con lo strano triangolo sentimentale che non scoppia in dramma della gelosia, rende gustoso. 'Se devo essere sincera' grazie alla sintonia tra la protagonista, sempre in tuffo e slancio sociologico, e due brillanti amorosi, il marito Abbrescia e l'amante Neri Marcorè, entrambi davvero perfetti." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 ottobre 2004)

"Un applauso a Davide Ferrario: accettando di dirigere un film su commissione, già scritto addosso a Luciana Littizetto, ha fatto quello che troppi nostri autori (?) schizzinosi si vietano per principio. Un applauso e una tirata d'orecchi perché dal regista di 'Dopo mezzanotte' era lecito aspettarsi altro. Più inventiva nello sfruttare la comicità e la simpatia dei protagonisti. Più attenzione al respiro di quella che invece resta una storiellina. Più cattiveria, o più sentimento, o più movimento, mentre il film promette e non mantiene, o mantiene a metà. Questione di gusto, ovvero di buon gusto, che in una commedia può essere castrante. E' il limite di tanto nostro cinema sincero, impegnato, carino e sotto sotto perbenista. Dov'è finito il tocco pungente di 'Figli di Annibale'? Possibile che lo strambo triangolo fra la maestra Littizzetto, suo marito Abbrescia e il lunare ispettore Marcorè, sia così insipido e inoffensivo? E che l'uccisione della collega, su cui indaga Marcorè, resti meno che un pretesto? Bravi gli attori, come si dice in questi casi, ma senza sprecarsi. Tranne una: Donatella Finocchiaro, davvero sprecata in un ruolo di spalla." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero, 8 ottobre 2004)

"Non sarebbe propriamente nelle corde di un regista come Davide Ferrario - per quanto per lo meno ci ha fatto sinora conoscere delle sue corde: più inclini al 'serio' che non al 'leggero' - una commedia sofisticata come è questo 'Se devo essere sincera'. Ma il risultato è elegante e inappuntabile, semmai a cercare il pelo nell'uovo più professionale che appassionato." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 15 ottobre 2004)
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