Scusa ma ti voglio sposare

ITALIA - 2009
Alex e Niki, nonostante la differenza di età, si sono promessi amore eterno e hanno deciso di sposarsi. Ma dopo l'iniziale entusiasmo per la proposta di matrimonio, con l'avvicinarsi dell'evento, Niki sente crescere dentro di sé una serie di dubbi e incertezze...

CAST

NOTE

- LE RIPRESE SONO STATE EFFETTUATE TRA ROMA E PARIGI. INIZIATE IL 9 MARZO 2009, SONO DURATE 10 SETTIMANE.

CRITICA

"Moccia non si scoccia e non vuole divorziare dal suo cinema dei telefoni bianchi. (...) Tratto dal suo omonimo best seller e sequel di 'Scusa ma ti chiamo amore' il quarto film da regista del padre del cinema giovanilistico è inferiore di poco al precedente 'Amore 14', dotato di maggiore grazia e freschezza. Qui un po' tutti i personaggi straparlano in voce over, quando non commentano in macchina, apparendo sempre sopra le righe, compreso il prete di un corso prematrimoniale via via disertato dai più (l'unico graffio tra mille carezze) che ammicca come fosse un cabarettista di 'Zelig'. Vedere adolescenti in immagini luccicanti e sensuali ('Amore 14') è meno disturbante che osservare adulti che si comportano come bebè. Ecco perché il cast ragazzino di 'Scusa ma ti voglio sposare' è più coerente di quello stagionato, a partire da un Raul Bova troppo scolaretto. Date a Moccia ciò che è di Moccia. Adulti in difficoltà? Meglio Muccino." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 12 febbraio 2010)

"Bisognerebbe tuffarsi nelle 570 pagine del suo ultimo libro, per capire se l'instancabile Federico Moccia maltratta nel testo la punteggiatura con la stessa spavalderia ostentata nei titoli. 'Scusa ma ti voglio sposare', rigorosamente senza virgola, è l'inevitabile, e incredibilmente meno brullo seguito, di 'Scusa ma ti chiamo amore'. In scena gli stessi protagonisti del film pilota, da una parte i quarantenni con la vocazione al tradimento, dall'altra i ventenni, forse più maturi, ma con identica, più giustificata, predisposizione al mal d'amore. E al piagnisteo. (...) Con fantozziana puntata nel castello degli avi: il film è più scorrevole del precedente, anche perché i due stucchevoli protagonisti cedono spesso la scena ai buffi comprimari, fermo restando l'atroce romanesco e le mille banalità dei dialoghi. Tra cui spicca una discreta battuta: «Il matrimonio è l'unica guerra in cui dormi col nemico»." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 12 febbraio 2010)
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