Scusa ma ti voglio sposare

ITALIA - 2009
2/5
Scusa ma ti voglio sposare
Alex e Niki, nonostante la differenza di età, si sono promessi amore eterno e hanno deciso di sposarsi. Ma dopo l'iniziale entusiasmo per la proposta di matrimonio, con l'avvicinarsi dell'evento, Niki sente crescere dentro di sé una serie di dubbi e incertezze...
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, ROMANTICO
  • Produzione: ARELLA FILM E MEDUSA
  • Distribuzione: MEDUSA (2010)
  • Data uscita 12 Febbraio 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Diamo atto a Federico Moccia di averci provato. Con Scusa Ma Ti Voglio Sposare, sequel del fortunato Scusa Ma Ti Chiamo Amore, lo scrittore/regista romano mette da parte il mondo dei liceali per riprendere in mano la storia senz'età di Alex e Niki - Raoul Bova e Michela Quattrociocche, vent'anni di differenza - accompagnandola fino all'altare.
Le scene da un matrimonio secondo Moccia non si fermano qui, ma illuminano altri protagonisti, giovani e meno giovani, comunque alto-borghesi (della Roma bene e dalle tavolate Barilla, i cui barattoli di sugo sono ovviamente in bella evidenza) e dalle molte complicazioni affettive: coppie che scoppiano, adulti poco cresciuti, uomini soli con bebè a carico, gravidanze in arrivo, affari di famiglia e questioni di classe. Tra i tanti lucchetti dell'amore che si aprono per più generazioni ce n'é ancora uno che si chiude in un intermezzo a Parigi, tra la vanità e il sarcasmo dell'autocitazione. Ad ammonirci che il Moccismo non è ancora finito e la fuga dai licei è solo parziale: se è vero infatti che le problematiche toccate da Moccia sfondano qui il solito muro anagrafico, il modo in cui vengono affrontate resta tre metri sopra il cielo e molto sotto la soglia della maturità. E non parliamo di un'idea di cinema che non c'è mai stata nè, probabilmente, ha mai preteso di esserci, ma della superficialità con la quale situazioni e personaggi vengono risolti.
Nell'universo di Moccia non esistono le stagioni della vita ma solo il corrugarsi negli anni di un'intramontabile adolescenza. Ecco perché tra i quarantenni che si dannano per un amore finito e i ragazzini che si struggono per uno assoluto non c'è scarto emotivo. Le frasi Perugina, il romanticismo pacchiano, la vita ridotta a un videoclip (con la musica degli affezionatissimi Zero Assoluto) non sono la forma ma il contenuto dell'esperienza degli uni e degli altri.
In fondo l'intuizione di Moccia - abile a trasformare tutto questo in affabulazione pura, più furba che intelligente, a tratti persino divertente - non è stata quella di avere riempito il vuoto d'immaginario di una generazione, ma di aver dato a quel vuoto una scatola dentro la quale nascondersi. L'esibizionismo, il gregarismo narcisista, l'esteriorizzazione della vita interiore, sono le figure di quel vuoto. E questo non c'è critica che lo possa stroncare.  

NOTE

- LE RIPRESE SONO STATE EFFETTUATE TRA ROMA E PARIGI. INIZIATE IL 9 MARZO 2009, SONO DURATE 10 SETTIMANE.

CRITICA

"Moccia non si scoccia e non vuole divorziare dal suo cinema dei telefoni bianchi. (...) Tratto dal suo omonimo best seller e sequel di 'Scusa ma ti chiamo amore' il quarto film da regista del padre del cinema giovanilistico è inferiore di poco al precedente 'Amore 14', dotato di maggiore grazia e freschezza. Qui un po' tutti i personaggi straparlano in voce over, quando non commentano in macchina, apparendo sempre sopra le righe, compreso il prete di un corso prematrimoniale via via disertato dai più (l'unico graffio tra mille carezze) che ammicca come fosse un cabarettista di 'Zelig'. Vedere adolescenti in immagini luccicanti e sensuali ('Amore 14') è meno disturbante che osservare adulti che si comportano come bebè. Ecco perché il cast ragazzino di 'Scusa ma ti voglio sposare' è più coerente di quello stagionato, a partire da un Raul Bova troppo scolaretto. Date a Moccia ciò che è di Moccia. Adulti in difficoltà? Meglio Muccino." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 12 febbraio 2010)

"Bisognerebbe tuffarsi nelle 570 pagine del suo ultimo libro, per capire se l'instancabile Federico Moccia maltratta nel testo la punteggiatura con la stessa spavalderia ostentata nei titoli. 'Scusa ma ti voglio sposare', rigorosamente senza virgola, è l'inevitabile, e incredibilmente meno brullo seguito, di 'Scusa ma ti chiamo amore'. In scena gli stessi protagonisti del film pilota, da una parte i quarantenni con la vocazione al tradimento, dall'altra i ventenni, forse più maturi, ma con identica, più giustificata, predisposizione al mal d'amore. E al piagnisteo. (...) Con fantozziana puntata nel castello degli avi: il film è più scorrevole del precedente, anche perché i due stucchevoli protagonisti cedono spesso la scena ai buffi comprimari, fermo restando l'atroce romanesco e le mille banalità dei dialoghi. Tra cui spicca una discreta battuta: «Il matrimonio è l'unica guerra in cui dormi col nemico»." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 12 febbraio 2010)
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