Sciuscià

ITALIA - 1946
Pasquale e Giuseppe sono due bambini rimasti orfani. Nella Napoli del dopoguerra, gli amici cercano di sbarcare il lunario facendo i lustrascarpe, ma la loro esistenza è difficile e i due si ritrovano spesso coinvolti in affari illegali. Al termine di una rapina, Pasquale e Giuseppe vengono arrestati e condotti al riformatorio in attesa di giudizio. Lasciati a se stessi e dimenticati dalle autorità, i ragazzi rimangono nell'istituto per molto tempo, tra altri come loro, che si sono lasciati alle spalle l'infanzia in fretta, e guardie che li trattano in modo inumano. Tutto questo è troppo anche per la loro amicizia.

CAST

NOTE

- NASTRO D'ARGENTO 1947 PER LA REGIA (EX AEQUO CON "UN GIORNO DELLA VITA" DI ALESSANDRO BLASETTI) .

- PRIMO FILM STRANIERO A RICEVERE UN OSCAR SPECIALE (LA CATEGORIA DI MIGLIOR FILM STRANIERO FU INTRODOTTA SOLO NEL 1956). CANDIDATO ALL'OSCAR PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA.

- PRIMO OSCAR PER DE SICA CHE LO VINCERA' ANCORA NEL 1948 CON "LADRI DI BICICLETTE" E NEL 1970 CON "IL GIARDINO DEI FINZI CONTINI".

- COPIA RESTAURATA NEL 1994 DALL'ASSOCIAZIONE PHILIP MORRIS PROGETTO CINEMA IN COLLABORAZIONE CON IL CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA.

CRITICA

"Gli 'sciuscià' sono stati osservati con occhio paterno, comprensivo, attento da Vittorio De Sica che ne ha fatti i protagonisti del suo film più arduo e impegnativo; un film che se anche allinea manchevolezze e presenta squilibri narrativi e grigiori troppo accentuati, resta ugualmente il suo migliore, e più convincente e vero. Manchevole è forse il soggetto nel suo nucleo essenziale (...) ma è giusto tuttavia notare l'eloquenza documentaria (...) di tutta la parte descrittiva, suggerita da un regista di straordinaria sensibilità e colta da un obiettivo implacabile a fissare con provetta esperienza tecnoca gli aspetti più angosciosi d'un ambiente e di un mondo. Ma dove De Sica appare come non mai ispirato. è nella guida dei giovani interpreti." (Achille Valdata, 'Cine-Teatro', Torino, 10, 15 maggio 1946)

"L'uso abbondante di esterni e l'impiego di molti attori non professionisti, conferiscono al film una particolare spregiudicatezza e un'innocenza che meravigliano specialmente gli stranieri e fanno gridare al capolavoro. Il linguaggio di De Sica è scarno ma non tralascia l'osservazione commossa e partecipe." (Carlo Lizzani, "Il cinema italiano", Editori Riuniti, 1982)
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