Sciopèn

ITALIA - 1982
Nella piccola città di Chieti si sparge la voce che si sta per organizzare una banda musicale di 120 elementi, che raggiungerà sicura fama internazionale. Il candidato alla direzione della prestigiosa banda non può che essere il locale maestro di musica, Francesco Maria Vitale. Sua moglie Marta lo spinge a tentare e, più decisa e ambiziosa del marito, per fargli avere il posto, accetta la corte di un capoccia locale. Tutto sembra ormai concluso. Ma ecco che Nicolino, una delle più cattive malelingue di Chieti, diffonde la voce che il direttore della grandiosa banda musicale potrebbe essere soltanto Andrea Serano, amico del maestro Vitale, nato e cresciuto a Chieti, ma attualmente a Milano impegnato nella registrazione di colonne sonore televisive. Qualche giorno dopo qualcuno telefona ad Andrea per avvertirlo della grandiosa iniziativa e il musicista accorre per mettersi in gioco contro l'amico di sempre. Ma, a poco a poco, sotto la prestigiosa proposta culturale, appare il gioco politico. Chi guida tutto è un avvocato intrigante e faccendiere, tanto stupido quanto presuntuoso, soprannominato Sciopèn, perché da giovane aveva fatto credere sua una composizione di Chopin e così si era guadagnato il nomignolo. Nel sottosuolo del potere e degli intrighi politici del sonnolente mondo chietino Sciopèn fa il bello e il cattivo tempo. Così, quando perde interesse politico, la banda di fama mondiale sfuma nel nulla. Francesco ritorna insoddisfatto nell'oblio della sua grigia vita provinciale e Andrea riprende il treno per Milano: ritorna al suo lavoro ben remunerato ma anch'egli è un uomo fondamentalmente insoddisfatto.

CAST

NOTE

- LEONE D'ORO MIGLIORE OPERA PRIMA ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 1982.

- PREMIO PER LA MIGLIORE REGIA AL 30MO FESTIVAL DI SAN SEBASTIAN.

CRITICA

"E' un film pregevole, perché offre uno spaccato autentico di vita provinciale, con i suoi piccoli affetti, le sue limitate gioie, le meschine cattiverie, i pettegolezzi, le malignità. I personaggi presentano dei caratteri molto spontanei e aderenti alla realtà. Tutti hanno i loro problemi e i loro tormenti. I due maestri di musica cercano di emergere da questo grigiore e almeno per un momento respirano l'aria delle vette, ma poi devono precipitare a valle nella palude dell'asfissiante vita provinciale, che tutto soffoca in una sonnolenza molto simile alla morte. Nessuno può emergere in nessun campo, né culturale, né politico, né sociale. Il ritmo del film, lento, quasi esasperante, ben si adegua alla inerte psicologia del mondo chietino. Tutti girano, girano, si danno da fare: tutto un gran rumore per nulla. Ben adeguato a questo reale immobilismo meschino e anche perverso, il tono ironico e sarcastico del regista." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 94, 1983)

"Soltanto per obbligo cinefiliaco 'Sciopen' fa venire in mente 'I vitelloni'. Semmai più vicino a Gogol e a Cechov, il film è fra quanto di meglio si è detto, dopo Germi (ma con maggior compattezza d'ispirazione), sull'Italia minore, spesa in chiacchiere velleitarie e in intrighi meschini". (Giovanni Grazzini - 'Cinema '83').
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