Schiava d'amore

Raba lyubvi

URSS - 1975
Schiava d'amore
La rivoluzione bolscevica è in atto e l'Armata Rossa ha conquistato Mosca. In Crimea l'Armata Bianca tenta di mantenere il controllo di vaste zone del territorio. Qui, fra giardini assolati e strade polverose, una "troupe" di cineasti sta tentando di condurre a termine le riprese di un film "sentimentale", intitolato "Schiava d'amore", di cui è interprete Olga, diva del momento, amata dalle folle. Non solo la 28enne attrice, che ha portato con sé le due figliolette, ma anche il regista e gli altri componenti della spedizione sembrano del tutto estranei a quanto sta accadendo nel mondo e particolarmente in Russia: il loro problema è solo quello di arraffare in qualche modo la pellicola vergine che, ovviamente, è divenuta molto rara. L'agitazione dei poliziotti dei Bianchi appare assurda ai cineasti. Olga, che è innamorata dell'operatore Victor, viene dallo stesso invitata ad assistere a filmati in cui sono state documentate delle atrocità compiute dall'Armata Bianca. Scopre così che Victor è bolscevico e prende da lui in consegna del materiale compromettente; ma è anche costretta ad assistere all'uccisione dell'amico che è stato ormai individuato dai Servizi Segreti. Olga rimane fedele alla memoria di Victor e tenta di allontanarsi con il prezioso materiale. Viene scoperta dai Bianchi e inseguita. Sola su di un tram che continua automaticamente la sua marcia, l'immagine di Olga si dilegua nel confuso biancore del paesaggio.
  • Altri titoli:
    Slave of Love
    Sklavin der Liebe
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANORAMICO
  • Produzione: MOSFILM
  • Distribuzione: ITALNOLEGGIO CINEMATOGRAFICO (1980) - MONDADORI VIDEO

CRITICA

"Il film, proveniente da una cinematografia (la russa) che nell'ultimo ventennio è stata un po' troppo trascurata dall'importazione italiana, coglie di sorpresa tanto per la sua singolare forma, quanto per mancanza di conoscenza della 'scuola' del regista e, per conseguenza, della sua poetica. Per quanto concerne lo stile, la rievocazione del mondo dei cineasti pressoché incoscienti delle forti pagine che la storia sta scrivendo a caratteri di sangue, e fatta con rispetto, quasi con amore (...). Manca, in definitiva, quell'eroicità che è sempre stata tipica delle pellicola di guerra bolsceviche; e manca anche la facile insolente ironia di certe pellicole moderne internazionali che giudicano da lontano. Sempre dal punto di vista formale, urtano un poco gli eccessi di cromatismo della fotografia e certi passaggi non chiari dal colore al bianco e nero." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 89, 1980)
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