Scandalo a Palazzo

Le bon plaisir

FRANCIA - 1983
Claire Despres, affermata stilista di moda, riceve una lettera da Tokyo: "qualcuno" le chiede di abortire, perché la suaa carriera lo esige. Squilla il telefono: il "qualcuno" vuol esser sicuro che la donna farà quanto le è stato richiesto. Claire risponde di no. Dieci anni dopo: il "qualcuno" è diventato Presidente della Repubblica francese. Il figlio di Claire - la quale a motivo del proprio lavoro risiede ora a Parigi ora a New York - cresce affidato alla famiglia di un'amica americana. Claire, la donna che a Parigi, in un elegante alloggio, con la sola compagnia di un gatto, vive una vita indipendente mondana e disinvolta, viene scippata da un giovane sbandato, mentre rientra sola una sera, a piedi. Fatalità vuole che nella borsetta scippatale sia custodita la lettera proveniente da Tokyo, documento esplosivo per il Presidente, qualora venga reso noto. Da questo incidente prendono il via i due filoni del film: il primo riguarda la mobilitazione del Presidente e dei suoi, che, in allarme intorno a Claire per ritrovare la lettera, riescono in fine ad evitare che divenga un'arma pericolosa nelle mani dell'opposizione; il secondo riguarda le vicende della lettera, che dalle mani del ragazzo passa casualmente in quelle di un giornalista, preso fra l'altro da passione oscura, il quale non rifugge dal pescare nel torbido, anche in scandali politici, pur di far convergere interesse intorno al suo giornale. Dapprima lo sprovveduto scippatore, per un suo utopistico sogno di pubblico moralizzatore, asseconda le mire scandalistiche del giornalista con incosciente temerarietà, creando momenti di notevole imbarazzo al Presidente. In un secondo momento respinge le ambigue "avances" del giornalista e crede di poter proseguire in proprio quella sua ingenua crociata, restituendo la lettera. Ma, braccato dalla polizia, ci rimette la vita.
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO A COLORI
  • Tratto da: romanzo di Françoise Giroud
  • Produzione: MARIN KARMITZ PER FILMS A2, MK2 PRODUCTIONS, SOCIETE FRANÇAISE DE PRODUCTION (SFP)
  • Distribuzione: DAC (1984)

CRITICA

"Poteva essere un film esplosivo, di coraggiosa denuncia del cinismo di una classe politica spregiudicata, disposta a sacrificare tutto al potere e alla 'ragion di stato'. Rimane invece sospeso a mezz'aria fra la satira, il giallo, e l'eleganza patinata di una commedia di costume che lascia sostanzialmente indifferenti. Potrà pungere i francesi e indurirli a demitizzare - proprio grazie all'eleganza asettica del racconto - quella loro immagine di 'Principe' assoluto dei nostri tempi che è il Presidente di una repubblica ancor troppo ancorata all'altezzoso costume monarchico de 'L'Etat c'est moi'. Non a caso i momenti più espressivi del film - grazie anche all'interpretazione di un sempre grande Trintignant - sono quelli che evidenziano, da una parte l'inquietudine e la solitudine del Presidente, e dall'altra i suoi scatti paranoici e il suo assoluto dispotismo. Il regista lo demolisce con l'ironia (...). 'Scandalo a Palazzo' è sostanzialmente un'opera costruita a tavolino, ben congegnata e curata - nonostante qualche vistosa gaffe, tipo documento dinamitardo portato a spasso per un decennio dalla Deneuve - un'opera tuttavia in cui alla regia pare concesso un ruolo secondario, quasi di elegante quanto indispensabile accessorio. Il film risente insomma dell'origine letteraria della sceneggiatura, stessa insieme a Francis Girod dalla stessa autrice del libro 'Le bon plaisir', Françoise Giroud, che fu ministro della cultura durante il mandato presidenziale di Giscard D'Estaing e conosce bene i retroscena dell'Eliseo, fitti di relazioni tese e sottili fra il potere e i suoi accoliti. Questo aspetto del film, infatti, ha un suo fascino, per quell'aereo equilibrio da giochi al trapezio con quale lo spettatore viene condotto per mano dietro le quinte del potere. Ma quando il regista tenta di penetrare nel mondo degli umili e degli emarginati, confrontandolo con quello laccato dei privilegiati, cade nel feuilletton e in soluzioni da fotoromanzo mondano assolutamente improbabili, come quella dell'infatuazione incredibilmente ingenua e disarmata del giovane scippatore per l'affascinante derubata. Non è - in sostanza - un grande film. La recitazione della bella ed elegante Catherine Deneuve e distaccata e troppo impeccabile per coinvolgere lo spettatore: non tradisce un minimo di emozione e appare come ritagliata da una copertina d'alta moda, tranne un tenue accenno di crisi nel finale. Meglio calati nel personaggio Trintignant e Serrault nei rispettivi ruoli di Presidente e Ministro degli interni: magistrale quest'ultimo, che - con la Deneuve e più incisivamente della Deneuve - mostra di saper reggere per l'intero racconto la trama sottile d'intrighi e di ambizioni che lo caratterizza." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 98, 1985)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy