Sarah e Saleem - Là dove nulla è possibile

The Reports on Sarah and Saleem

PALESTINA, GERMANIA, OLANDA - 2018
3/5
Sarah e Saleem - Là dove nulla è possibile
La passione segreta tra gli adulteri Sarah, proprietaria di un caffè ebraico, e Saleem, fattorino arabo, avrà delle conseguenze ben più importanti della crisi dei loro matrimoni, in una Gerusalemme in cui anche una storia privata tra due persone scatena conseguenze politiche e sociali di portata inimmaginabile.
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.35), ARRI ALEXA MINI, CANON K35 LENSES, ARRIRAW
  • Produzione: MUAYAD ALAYAN, RAMI MUSA ALAYAN PER KEYFILM
  • Distribuzione: SATINE FILM DISTRIBUZIONE (2019)
  • Data uscita 24 Aprile 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Andrea Giovalè
Dopo Amore, furti e altri guai, Muayad Alayan inquadra di nuovo le conseguenze di una colpa “minore” come un furto d’auto, nel primo film, o l’adulterio in quest’ultimo, amplificate dalla situazione rigidamente divisa di Israele e Palestina: Sarah e Saleem – Là dove nulla è possibile.

Sarah (Sivane Kretchner) è moglie di un ufficiale dell’esercito israeliano e gestisce un bar a Gerusalemme. A fare le consegne, sempre puntuale, Saleem (Adeeb Safadi), fattorino arabo in ristrettezze economiche, ingaggiato dall’intelligence palestinese per recapitare risorse, di notte e in gran segreto. Tra i due, quando interviene la pellicola, è già in corso da tempo un’intensa relazione di sesso fedifrago (anche lui è sposato, per giunta con un figlio in arrivo), alimentata dal brivido di un duplice tabù.

Non bisogna scambiare Sarah e Saleem per un (ennesimo) Romeo e Giulietta calato nell’attualità. I due protagonisti, evidenziati da interpretazioni profonde, mostrano un’enorme umiltà di desideri. Non vogliono molto più, l’uno dall’altra, di affetto e complicità, cose che non trovano più all’interno dei rispettivi matrimoni.




Il film sorprende per eleganza e precisione: dopo un breve parabolico flash forward, ci presenta la vicenda per ciò che è, nuda e cruda. Un piccolo imprevisto mette in moto una serie di eventi che, stavolta sì, dipingeranno gli incontri di Sarah e Saleem come frutto di intrighi politici e spionaggio militare, da una parte e dall’altra. Ma il pubblico conosce la verità: non c’è eroismo in questa storia e d’amore, forse, ne è rimasto appena un briciolo.

Sono altre emozioni, sfumate ai limiti dell’indistinguibile, a corredare la pellicola, quasi del tutto priva di accompagnamento musicale: eccitazione, pietà, disgusto, vergogna e, firma del regista, senso di colpa. È un peccato che, all’ascesa di quest’ultimo, insieme al personaggio di Maysa Abed-Alhadi (moglie incinta di Saleem), il ritmo si sia inabissato troppo e non riesca a recuperare prima dei titoli di coda. Il finale anticlimatico è comunque potente, ma avrebbe potuto raccogliere molto di più, vista la semina più che abbondante.
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