Sarà il mio tipo? e altri discorsi sull'amore

Pas son genre

FRANCIA - 2014
3/5
Sarà il mio tipo? e altri discorsi sull'amore
Clément, giovane professore di filosofia a Parigi, riceve l'incarico di andare a insegnare per un anno ad Arras. Lontano da Parigi, Clément non sa come occupare il suo tempo libero fino a quando incontra Jennifer, una deliziosa parrucchiera, con cui inizia una relazione sentimentale. I due, però, non potrebbero essere più diversi: lui vive secondo i dettami di Kant e Proust, lei legge romanzi leggeri e riviste di colore e adora passare le serate al karaoke con le amiche...
  • Altri titoli:
    Not My Type
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo "Non il suo tipo" di Philippe Vilain (ed. Gremese)
  • Produzione: AGAT FILMS & CIE, ARTEMIS PRODUCTIONS, FRANCE 3 CINÉMA, RTBF (TÉLÉVISION BELGE), BELGACOM
  • Distribuzione: SATINE FILM
  • Data uscita 23 Aprile 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Il filosofo e la parrucchiera. In mezzo, l’amore, e i discorsi che ne conseguono. Regia di Lucas Belvaux, è Sarà il mio tipo? E altri discorsi sull’amore (Pas son genre), tratto dal romanzo omonimo di Philippe Vilain (Gremese), interpretato da Loic Corbery ed Emilie Dequenne, l’attrice belga che fu splendida Rosetta per i Dardenne.

Clement è un giovane, affascinante, radical chic, se volete, professore di filosofia e filosofo parigino: suo malgrado, viene trasferito ad Arras, tranquilla cittadina nel nord della Francia. Complice un taglio di capelli, fa conoscenza con la coiffeuse Jennifer, nostrana, energica e genuina: due anime, meglio, due persone agli antipodi, ma fatal fu il sentimento o, se credete, le regole dell’attrazione. Lui legge Kant, le dà della bellezza kantiana, le regala L’idiota e via dicendo, lei ha un figlio, si diletta nel karaoke con le amiche – la Dequenne canta I will survive di Gloria Gaynor e fa venire i brividi – e crede, fortissimamente crede nell’amore, ma verrà ricambiata?

Amor ch’a nullo spettator guardar perdona: vi batterà forte il cuore, nell’attesa della liberazione (o libertà?) finale, a seguire Clement e Jennifer, e rispecchierete le vostre vite, dolori e amori nei loro, brandendo spazzola o Proust, sentimento e ragione, esprit de finesse ed esprit de geometrie. Sarà il mio tipo?, insomma, è il vostro tipo: regia piana ma empatica, la Dequenne magnifica e Corbery discreto, ribaltamento degli stereotipi amorosi a mezzo servizio e, soprattutto, un finale inusitato, ambiguo, senza fine. Come la vita, come l’amore.

CRITICA

"Complice il titolo, ricorda commediole. E' invece un film toccante sulla manipolazione maschile delle barriere sociali e culturali in amore. (...) Mix aggiornato di commedia sofisticata, musical e 'amour fou'. Ottimi attori, lei è la celebre Rosetta dei Dardenne. Da vedere." (Silvio Danese, Nazione - Carlino -Giorno, 24 aprile 2015)

"Una bellissima commedia impastata di sentimenti e contraddizioni, di odio e amore e di un romanticismo venato di intelligente malinconia. (...) prototipi vittime-carnefici che il film non edulcora né traveste: trattasi di sesso ma con un salto di classe socio-culturale. Merito anche di attori magnetici, Loïc Corbery ed Émilie Dequenne, se la riduzione del romanzo di Vilain (...) mantiene un'alta potenzialità, in equilibrio delicato tra i verbi illudere deludere, sbattendo contro quel non finale che spesso hanno le storie di cuore. Da non perdere." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 23 aprile 2015)

"(...) il film (...) si rivela molto più interessante del previsto. (...) Senza essere un capolavoro (...) rappresenta un solido antidoto alle solite rom-com americane, dove l'amore travolge ogni ostacolo, virando verso la fine alla commedia drammatica. E l'attrice belga Émilie Duquenne, che conoscemmo ragazzina in 'Rosetta' dei fratelli Dardenne, meriterebbe da sola la visita." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 23 aprile 2015 )

"Potrebbe diventare nel tempo un cult, un classico, un' ossessione cinefila. A noi, per esempio, è successo d'essere subito catturati da una strana magia e di restarlo sino all'ultima scena, quando «Sarà il mio tipo?» arriva a comunicare una di quelle sensazioni struggenti grazie a cui solo pochissimi film riescono a sopravvivere nella memoria. Il punto di partenza è un romanzo francese, «Pas son genre» («Non il suo tipo», titolo più congruo di quello italiano), che apparentemente s'inscrive nel genere della commedia sentimentale, ma via via si trasforma in un trattatello degno del celebre saggio di fine anni Settanta «Frammenti di un discorso amoroso» di Roland Barthes. Il racconto è abilmente tenuto semplice, limpido e stretto (...). Lucas Belvaux, ex attore poco conosciuto in Italia come sceneggiatore e regista, descrive con tocchi di penetrante finezza - nonché sfruttando l'alchimia attivata tra il fascinoso Corbery e la travolgente Dequenne - la passione che in breve prorompe tra i due a dispetto dei contrasti di gusti, caratteri, istruzione, concezioni e aspettative di vita. (...) Belvaux, in linea con un cinema che non si sognerebbe mai di squadrare con l'accetta i propri personaggi come fa il nostrano, riesce ad accordare il coinvolgimento dello spettatore agli slanci e al pathos dei personaggi, ai loro errori e alle loro malizie, alla loro passione carnale e alla loro precarietà psicologica, accettando e mescolando le rispettive ragioni tanto da fare scoprire nella finta sciacquetta e sensuale amante Jennifer un'indimenticabile attrice e una formidabile personalità, decisa come sanno esserlo a volte le donne sia nel prendersi tutta la felicità del momento sia nel guardare in faccia la labilità delle illusioni e rendere il più garantito, cinico e snob Clément, uno che è stato capace di pronunciare all'inizio una battuta come «Je suis parisien, tu comprends? Parisien!», la vera vittima di un epilogo che fa l'effetto di una spada nel cuore." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 23 aprile 2015)

"La commedia del week end è 'Pas son genre' (...) che ha il giusto distacco per poter mangiare con leggerezza stereotipi cari al recente cinema francese: così come il cinema italiano sforna in continuazione intrecci sulla crisi, quello francese si sposta sempre volentieri in provincia (ultimo della serie assai emblematico Gemma Bovary) mettendo a confronto lo snobismo parigino e la genuinità di brettoni e normanni, les gars du nord et du pas de Calais come dice una canzone popolare citata nel film. (...) una storia che è piuttosto un combattimento: si confrontano un universo fatto di concetti e un mondo di sogni e sentimenti. (...) I dialoghi dei film di Rohmer sono certo più sanguigni, più appassionati alla fraseologia, ma non manca un'allusione a quel gusto tutto francese al cinema della «parole». E al buon senso così stigmatizzato, ai sentimenti così fuori moda. È una riflessione anche rivolta al pubblico: gli interessa di più la storia che racconta o quello che racconta la storia? Nella schiera delle bionde cinematografiche, dalla Monroe (di cui in filigrana si percepisce come un brivido la presenza di Arthur Miller), alla Doris Day che avrebbe manovrato con sapienza fino al matrimonio il più navigato play-boy, alla candida Goldie Hawn che se la doveva vedere con l'imprendibile Walter Matthau (e già Cameron Diaz appartiene a un mondo più sofisticato), questa strepitosa Émilie Duquenne-Jennifer così poco esperta di sintesi a priori ma che gli uomini sembra conoscerli bene, commette il fatale errore di innamorarsi e di confessarlo. Del resto lei è una sognatrice, è della Bilancia (cosa mai può passare nella testa di Clément a una frase del genere?) Certo lui non sa essere felice, è un Gemelli." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 23 aprile 2015)

"Sarà il mio tipo o piuttosto è il mio nemico di classe? Qui Belvaux vince la sfida: mentre gli stolti guardano il dito, ovvero quel ribaltamento degli stereotipi delle commedie romantiche che verrà parzialmente disatteso, il regista ha già puntato la camera sulle dinamiche di classe (...). Siamo lontani dalle atmosfere sfigatelle di Bridget Jones, distanti dalla beneficenza edonistica di 'Pretty Woman', qui siamo alla compenetrazione degli opposti, sì, al materialismo dialettico riveduto e scorretto: quando lui le regala 'L'idiota' e lei di rimando canta prima le Supremes e poi 'I Will Survive' di Gloria Gaynor, vengono i brividi e torna l'interrogativo di Lenin, che fare? Credere a questa relazione socialmente pericolosa, credere che giocare a carta e forbice apra al sasso della rivoluzione: "Dei libri mi hanno cambiato la vita. E tu l'hai cambiata alle ragazze a cui hai cambiato l'acconciatura". Certo, aleggiano gli spettri di Romeo e Giulietta (...), soffia l'illusione romantica (...) e i cioccolatini sono i soliti (...), ma davvero qui si bacia, si tira e si molla per qualcosa di più che due battiti e palpitazioni: del finale, Belvaux non parla di libertà, ma di liberazione, e perché non dovrebbe? Aggiungeteci che la splendida Émilie Dequenne era la Rosetta dei Dardenne, ovvero il simbolo della lotta al precariato e alla disoccupazione giovanile, e il quadro è completo: sarà la mia lotta di liberazione? Da vedere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 aprile 2015)

"Ma chi l'ha detto che Kant non può coesistere con 'Novella 2000'? Piacerà a chi ha un debole per le commedie franco belghe quando sono cucinate da cuochi come si deve (Belvaux lo è da almeno trent'anni)". (Giorgio Carbone, 'Libero', 23 aprile 2015)

"Deliziosa, intelligente, garbata commedia sentimentale francese, un piccolo capolavoro dolceamaro di psicologia e umorismo. (...) Dialoghi scintillanti, una coppia di magnifici attori e un finale sorprendente." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 23 aprile 2015)

"Ci sono ancora film che non sono quello che sembrano. E lasciateci aggiungere: per fortuna. Sono più complicati, o più semplici, ma soprattutto più ambigui di come appaiono. Non si limitano a raccontare una storia, ma «si interessano (ci interessano) a ciò che quella storia racconta», per citare la formula con cui il protagonista di 'Sarà il mio tipo?' (...) cerca di spiegare la bellezza dei romanzi di Zola alla sua fidanzata. A prima vista infatti quello di Belvaux sembra il classico film che sta in poche righe (...). Ma le cose (...) molto più complicate. E lo spettatore si trova presto nella stessa posizione, disagevole e insieme seducente, in cui Belvaux mette i suoi personaggi. (...) Belvaux si guarda bene dal giudicare i suoi personaggi o dal dire l'ultima parola. Si limita ad accompagnarli fino in fondo ai loro slanci e alle loro illusioni, registrando gli inevitabili passi falsi con una lucidità sempre carica di simpatia, malgrado tutto, che ci fa vivere e soffrire con Clément e con Jennifer per tutto il film, capendo perfettamente le ragioni dell'uno e dell'altro. Anche se sappiamo subito, di qui una certa 'suspense', che su quei due personaggi incombe un destino non facile. (...) due attori stupefacenti per finezza, immediatezza e adesione fisica ai loro personaggi, Loïc Corbery della Comédie Française e la radiosa, travolgente Émilie Dequenne scoperta in 'Rosetta' dei fratelli Dardenne, che qui torna con un personaggio degno di entrare nell'affollata galleria delle grandi figure femminili del cinema francese, anzi francofono (Belvaux è belga). Philippe Vilain, autore del romanzo da cui è tratto il film (Gremese), può essere felice, Belvaux ha dato alle sue parole e alle sue idee un'evidenza fisica che inchioda, dalla prima all'ultima scena. "(Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 20 aprile 2015)

"Un classico soggetto da 'screwball comedy', che però Belvaux non risolve con la leggerezza di Frank Capra. (...) Certo, è l'aspetto solare della Dequenne, scoperta dai fratelli Dardenne ('Rosetta'), a tenere in piedi questa cerebrale commedia amorosa con toni alla Rohmer." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 9 aprile 2015)
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