Sant'Antonio di Padova

ITALIA - 2002
Sant'Antonio di Padova
E' il 1221 quando due naufraghi approdano sulle coste siciliane. Sono Giulietto e Antonio, due frati francescani. Appena toccata terra, Antonio si inginocchia dinanzi al Vescovo del luogo e, chiedendo perdono, inizia a raccontare la sua storia dal principio, sin da quando, appena adolescente, ha rinunciato al titolo nobiliare e alla ricchezza per compiere la propria missione. Il suo vero nome è Fernando di Buglione, giovane portoghese che, andando contro il volere di suo padre, ha deposto la spada e ha deciso di entrare in convento e di combattere in nome di Dio, armato soltanto della Parola.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: FILM TV
  • Produzione: LUCA BERNABEI PER LUX VIDE S.P.A., MEDIATRADE

NOTE

- CONSULENZA STORICA: FRANCO CARDINI, MICHELE CILIBERTO E LUIGI LOTTI.

- CONSULENZA RELIGIOSA: GIANFRANCO BASTI, BERNARDO ESTRADA, MARCO FRISINA E DON GIANMARIO PAGANO.

- ANDATO IN ONDA IL 1° APRILE 2002 SU CANALE 5.

CRITICA

"Il miracolo che in tv si chiede ai santi è quello di trasformare la devozione in audience; le vie per arrivarci, come si sa, sono infinite e non sempre le più elevate. Ora tocca ad Antonio (1195-1231), portoghese di origine, padovano di adozione, seguace di Francesco, dottore della Chiesa e taumaturgo. E' uno dei pochi santi cui vengono attribuiti fenomeni di bilocazione o ubiquità (l'essenza stessa della tv), trascurati però in questa versione di Umberto Marino, che pure ha dato libero sfogo alla fantasia. (...) 'Sant'Antonio di Padova', prodotto dalla Lux Vide di Bernabei e interpretato da Daniele Liotti, è un romantico affresco della vita di Fernando di Bulhao, nobile portoghese a cui il regista regala una giovinezza piena di donna, cavalieri, amori, audaci imprese e a cui viene attribuito un duello (come quello di padre Cristoforo) che gli fa cambiare vita. Scosso dalla spada, Antonio veste il saio dei Frati minori e in compagnia del confratello Giulietto di Caprarola (Enrico Brignano) inizia la sua predicazione). Sospeso tra la citazione pasoliniana (l'imbarazzante invenzione di Giulietto) e una più naturale propensione alla raffigurazione zeffirelliana, il lavoro di Marino ci restituisce (...) un santo incerto e legnoso, intellettuale e miracolistico, ossessionato dal peccato di vanagloria e stretto nell'umiltà francescana." (Aldo Grasso, "Il Corriere della Sera", 3 aprile 2002).
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