San Andreas

USA - 2015
2/5
San Andreas
California. La famigerata faglia di Sant'Andrea si risveglia provocando, un terremoto di Magnitudo 9. Il pilota di elicotteri Ray, specializzato in ricerca e salvataggio, intraprende insieme alla ex moglie un viaggio da Los Angeles a San Francisco per cercare di salvare la loro unica figlia. Quando pensano di essersi lasciati il peggio alle spalle, i due si rendono invece conto che è solo l'inizio...
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT, ARRIRAW (2.8K), (2K)/PANAVISION, D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: WARNER BROS., VILLAGE ROADSHOW PICTURES, NEW LINE CINEMA, FLYNN PICTURE COMPANY
  • Distribuzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT
  • Data uscita 28 Maggio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Michelangelo Iuliano
Nell'ennesima, scontata riproposizione cinematografica del fantasma del "Big One", il devastante terremoto che secondo molti esperti potrebbe colpire la California nel prossimo futuro, l'esorcizzazione dell'incubo viene affidata ai massicci muscoli di Dwayne Johnson, il wrestler "The Rock". Il nerboruto attore ritrova il regista Brad Peyton dopo il fantasy adolescenziale Viaggio nell'isola misteriosa.

La California, a causa dello smottamento della famigerata faglia di Sant'Andrea, viene colpita dal più grande terremoto mai registrato: Ray, pilota di elicotteri dei pompieri di Los Angeles, dovrà affrontare il micidiale sciame sismico per salvare la vita prima di sua moglie Emma (Carla Gugino) a Los Angeles e poi dell'amata figlia Blake (Alexandra Daddario, già vista in True Detective) a San Francisco. Il viaggio attraverso la devastazione della costa occidentale degli Stati Uniti si rivelerà anche un ottimo rimedio ai problemi coniugali della coppia protagonista. Ah, come è bella la fantasia: basta solo un terremoto in grado di distruggere un intero paese per riunire una famiglia lacerata.

Certo, sorvolando sull'assurdità narrativa di molte situazioni, la rasentata stupidità di diversi dialoghi e la mancanza assoluta di qualsiasi spunto di originalità in ogni aspetto della trama, bisogna ammettere che dà sempre una certa soddisfazione ammirare sul grande schermo la distruzione totale di un grande agglomerato urbano a causa di un cataclisma di proporzioni bibliche. E almeno questo, a San Andreas e ai suoi effetti speciali di alto livello, glielo concediamo. Anche in 3D.

CRITICA

"Un catastrofico vecchio stile (...) e uno tsunami subito pronto all'uso: sventure dell'onnipotente digitale, in mezzo a cui gli attori sembrano di cartone. Dire attori è già un lusso: Dwayne Johnson (...) ha l'espressività di un comodino (non d'epoca) e lo sceneggiatore Carlton Cuse farebbe fatica a scrivere l'elenco della spesa. Ma si fa il pieno di retorica: sulle macerie, alla fine, sventola la bandiera Usa e l'annuncio: «ricostruiremo tutto». I dialoghi sono così ridicoli, le espressioni così grottesche, le sorprese così annunciate, che spesso si ride di gusto, il che non era nelle intenzioni di Brad Peyton, regista di roboanti effetti in 3D." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 maggio 2015)

"Pur inferiore nella cura del dettaglio scenografico al '2012' di Roland Emmerich, il film tocca con grande precisione i nervi scoperti di un mondo, quello occidentale, che avverte sempre più la fragilità delle proprie strutture ma, hybris irresistibile, non può fare a meno di riflettersi nello specchio della fine come atto estremo di paradossale resistenza. Non a caso il film è costruito su un'idea binaria tanto banale quanto rassicurante nella sua dimensione da telefilm anni Settanta: la famiglia frammentata si ricompone mentre si vive l'apocalisse (idea che la «resurrezione» della figlia del protagonista esplicita in forme incontestabili). Con Paul Giamatti che offre la migliore rilettura del classico ruolo stile Richard Dreyfuss (lo scienziato nerd che avverte tutti della catastrofe) e Dwayne Johnson testimone privilegiato della distruzione globale, 'San Andreas' si fa ricordare soprattutto per una serie di impressionanti set piece. La skyline di San Francisco che oscilla come canne al vento, il suolo che sussulta come un tappeto e, soprattutto, lo tsunami che rovescia un enorme cargo sul Golden Gate Bridge mentre container volano da tutte le parti. (...) Meglio di 'Into the Storm' ma meno riuscito di 'Twister', 'Armageddon' o '2012', 'San Andreas', piccolo film realizzato su scala gigantesca, vanta anche un cameo di Kylie Minogue (irriconoscibile per chi la ricorda in 'Holy Motors') e una versione dark di 'California Dreaming' eseguita da Sia sui titoli di coda." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 28 maggio 2015)

"Impressionante kolossal dove la distruzione urbana e l'imponente perdita di vite umane fa sembrare il classico 'Terremoto' (1974) e il più recente '2012' (2009) delle commedie per bambini. L'ex wrestler "The Rock" Johnson nella sua prova più difficile e frustrante. Vedere il suo corpo statuario incapace di arginare la furia della natura, è un crudele contrappunto al superomismo di Hollywood. Niente male." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 28 maggio 2015)

"Un altro film catastrofico. Un genere inflazionato che di solito è collocato in serie B (bassi budget, destinazione homevideo). Il canale Cielo ne scodella uno ogni mercoledì. Riempie il palinsesto, ma non spaventa nessuno (...). 'San Andreas' però si presenta con altre credenziali. Un budget (dichiarato) di oltre cento milioni di dollari (quasi tutti impiegati in Fx). E il riferimento a una grande paura che iniziata nel 1906 non molla i californiani. Quella del «big one», il terremoto dei terremoti, il disastro gigante che potrebbe tramutare lo Stato dell'Orso in un'isola, staccandolo dal continente americano. (...) Il film di Brad Peyton dà corpo, orrore, rumori assordanti alla profezia. Per molti geologi il gran botto dovrebbe avvenire alla fine del secolo (ventunesimo) ma i soggettisti han voluto giocare d'anticipo. Può succedere anche domani. (...) Piacerà al pubblico a cui era destinato, quello dei grandi spettacoli, delle immense catastrofi davanti alle quali qualsiasi uomo (anche fornito della stazza di «The rock») sembra piccino pisciò. E diventa impotente. I produttori si sono serviti anche della prestigiosa fabbrica di «Avatar» per mettere in scena un cataclisma che neanche per un momento sfiorasse il ridicolo. In altre parole, l'intento era quello di dare a chi di notte in California e altrove si sogna il Big One un'immagine non minimale dell'incubo. I cento milioni dello sforzo produttivo si vedono quasi tutti. Non si vedono però (forse perché non ci sono) quelli impiegati per la sceneggiatura. Lì i 'producers' non hanno fatto il minimo sforzo. Agli 'screenwriters' hanno evidentemente chiesto solo un prontuario delle situazioni canoniche del disaster movie (in altre parole un personaggio che si discostasse poco da quelli dei catastrofini del mercoledì in tivù). Gli effetti emozionali (che garantiscono suspense per oltre 100 minuti) sono tutti visivi." (Giorgio Carbone, 'Libero', 28 maggio 2015)
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