S Is for Stanley - Trent'anni dietro al volante per Stanley Kubrick

ITALIA - 2015
La storia di Emilio D'Alessandro, autista personale di Stanley Kubrick. Una amicizia che ha attraversato trent'anni di vita, costruito meticolosamente quattro capolavori della storia del cinema e unito due persone, apparentemente opposte che hanno trovato lontano da casa il proprio compagno di viaggio ideale.

CAST

NOTE

- PRESENTATO ALLA X EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2015) NELLA SEZIONE 'OMAGGI'.

- DAVID DI DONATELLO 2016 COME MIGLIOR DOCUMENTARIO DI LUNGOMETRAGGIO.

- CANDIDATO AL GLOBO D'ORO 2016 COME MIGLIOR DOCUMENTARIO.

CRITICA

"Girato con evidenti limiti di budget - non ci sono estratti dai suoi film - il documentario di Infascelli aiuta però a conoscere meglio (...) la vita professionale di Kubrick (...)." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 30 maggio 2016)

"Se fosse un film sarebbe un buddy movie, una di quelle commedie in cui due personaggi lontani anni luce finiscono per stringere una bellissima amicizia. Invece è un documentario ed è tutto vero, ma soprattutto è un curioso ritratto in cui il pittore è uno dei protagonisti mentre l'altro è il soggetto del ritratto, visto nella luce concessa solo a chi ha conosciuto qualcuno da molto vicino, e in una prospettiva inusuale. Proprio così: 'S Is for Stanley' è un magnifico ritratto di Stanley Kubrick, l'uomo e l'artista, tracciato dal massimo esperto al mondo del regista di 'Arancia meccanica'. (...) Questo curioso personaggio, che non è un eccentrico anzi è la semplicità in persona, si chiama Emilio D'Alessandro e al suo lungo rapporto di lavoro e di affetto con il grande regista ha già dedicato un trascinante librone scritto con Filippo Ulivieri per il Saggiatore. Il bel documentario di Alex Infascelli (David 2016) completa l'opera facendo di questo italiano dal volto antico, sbarcato in Inghilterra nel 1960 in cerca di fortuna, una specie di Sganarello finito tra le mani di Pigmalione, che riscrive l'eterna dialettica servo/padrone aggiungendovi un'umanissima e imprevista nota di tenerezza e di fragilità. (...) osserva, ricorda, accumula foto, bigliettini, oggetti di scena, insomma scrive dal vero un trattato di microstoria del cinema unico nel suo genere. Oltre che divertente. E toccante, come tutte le grandi storie di amicizia." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 giugno 2016)

"A 80 anni e passa, Emilio ricostruisce l'infaticabile lavoro e l'affettuoso rapporto con Kubrick (...). Quasi zero insert di film, ma è una scelta per esaltare l'umanità del backstage che genera capolavori." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 4 giugno 2016)
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