Rush Hour - Due mine vaganti

Rush Hour

USA - 1998
Rush Hour - Due mine vaganti
Dopo il rapimento della figlia adolescente, il console cinese a Los Angeles informa l'FBI che per indagare sul caso farà arrivare sul posto l'ispettore Lee, uno dei più abili poliziotti di Hong Kong. L'FBI, che non vuole intromissioni, accetta ma in realtà, allo scopo di tenerlo il più possibile lontano dal caso, lo affida ad un accompagnatore preso in prestito dalla polizia di Los Angeles: il detective James Carter, un poliziotto che fa più danni dei criminali ai quali vorrebbe dare la caccia. Dopo i litigi iniziali, Lee e Carter cominciano ad indagare in proprio. Il secondo mette in ballo tutte le conoscenze che ha nella polizia e con qualche detenuto. Dopo una lunga serie di equivoci, litigi, inseguimenti, Thomas, amico e consigliere inglese del console, gli suggerisce di pagare il riscatto richiesto. Incerto, il diplomatico si reca all'inaugurazione della grande mostra ExpoCina. Qui arrivano Lee e Carter che ormai hanno individuato il vero colpevole.
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:2.35) - DE LUXE
  • Produzione: NEW LINE CINEMA, ROGER BIRNBAUM PRODUCTIONS
  • Distribuzione: WARNER BROS ITALIA (2000) - WARNER HOME VIDEO

CRITICA

"Tristezza, per favore vai via, recitava un antico motivetto. Pensando a 'Rush Hour' è però difficile scrollarsela di dosso, la tristezza. Perché da un action movie con il più grande attore postkeatoniano (nel senso di Buster), Jackie Chan, ci si aspetta sempre il massimo. E invece il regista Brett Ratner non riesce neppure a tenere il passo di 'Arma letale 4', tanto è insulsa la rappresentazione". (Mauro Gervasini, 'Film Tv', 9 febbraio 2000)

"Se l'afro-americano non è il massimo della simpatia, nondimeno il film - costruito sul pretesto del rapimento della figlia del console Cinese a Los Angeles - sta a galla per la scorrevolezza coreografica delle scene d'azione (ma Jackie Chan ci aveva abituati a ben altro) e per quell'umorismo 'piacione' alla Bud Spencer e Terence Hill che tutto fa perdonare". (Massimo Lastrucci, 'Ciak', 1 marzo 2000)

"Scorrevole, frenetico e insulso parapoliziesco made in Usa che recluta, tanto per alzare il tasso di umorismo acrobatico, il maturo attore-regista hongkonghese Jackie Chan, avvezzo a girare senza controfigura anche le scene a rischio collo. Un tipo comunque più simpatico dell'afro-americano Chris Tucker, una brutta copia del già indisponente Eddie Murphy." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 14 ottobre 2004)
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