Rosemary's Baby

USA - 1968
Rosemary's Baby
Guy Wodehouse, giovane attore teatrale, e sua moglie Rosemary, allacciano amichevoli rapporti con i loro nuovi vicini di casa, gli anziani coniugi Castevet. Mentre Guy comincia a frequentare assiduamente i Castevet, Rosemary dimostra ben presto di non gradire l'invadenza dei nuovi vicini. Allorché Guy si afferma clamorosamente come attore, di comune accordo i due giovani coniugi decidono di avere un bambino. La gravidanza di Rosemary si rivela particolarmente difficile: un continuo stato di malessere, violenti dolori addominali, incubi notturni. A parto avvenuto, la giovane apprende dal marito che il bambino è nato morto. Non convinta di quanto le ha dichiarato Guy, Rosemary penetra una sera in casa dei Castevet e sorprende i vicini, suo marito ed altre persone mentre celebrano una "messa nera" attorno alla culla contenente un bambino. Rosemary apprende così la sconvolgente verità: in cambio del successo, Guy ha ceduto il bambino a una setta di adoratori del diavolo. Il bambino stesso, secondo quanto le rivelano i Castevet, è stato concepito dal demonio. Alla vista della creatura, che rivela tratti inequivocabilmente demoniaci, Rosemary ha un moto di ribrezzo, poi il suo istinto materno prevale e quasi meccanicamente comincia a dondolare la culla.
  • Durata: 137'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, HORROR, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.66) PANORAMICA - TECHNICOLOR
  • Tratto da: romanzo omonimo di Ira Levin (ed. Mondadori)
  • Produzione: WILLIAM CASTLE PRODUCTIONS
  • Distribuzione: PARAMOUNT - CIC (IN ITALIA)V- CIC VIDEO, DE AGOSTINI - PARAMOUNT DVD (2001).
  • Vietato 14

NOTE

- OSCAR COME MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA A RUTH GORDON. NOMINATION ANCHE PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.

- DAVID 1969 PER: MIGLIOR REGIA E MIGLIORE ATTRICE STRANIERA (MIA FARROW).

CRITICA

"E' la testimonianza di come sia possibile fare un film dell'orrore in grado di entusiasmare al tempo stesso sia i fans del genere che gli spettatori più esigenti (...). Un capolavoro tutto giocato sul filo dell'ambiguità e dell'angoscia: pochi sussulti, tanta tensione". ('Venerdì di Repubblica', 7 luglio 2000)

"Angoscioso melodramma a cavallo fra giallo e horror, diretto da un Roman Polanski diabolicamente crudele nel tenere lo spettatore sulla corda: la spaurita protagonista è matta o è davvero circondata dagli spiriti maligni? La paura fa novanta con quell'atmosfera da incubo che non dà mai tregua. Terrore e sarcasmo, accoppiata vincente". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 20 novembre 2001)
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