ROSA FUNZECA

ITALIA - 2002
ROSA FUNZECA
Rosa Funzeca, dopo venti anni vissuti come prostituta, decide di dare una svolta alla sua vita e di cercare un lavoro onesto che le consenta di riscattarsi socialmente e di riunirsi a suo figlio Fernando. Ma non è semplice attuare tale proposito, Rosa incontra, infatti, molti ostacoli soprattutto quando cerca di instaurare un legame con il figlio che alterna, invece, momenti di complicità ad altri di diffidenza.
  • Durata: 89'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1,85)
  • Produzione: TITANIA PRODUZIONI
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE
  • Data uscita 4 Ottobre 2002

NOTE

REVISIONE MINISTERO OTTOBRE/NOVEMBRE 2002.
SUONO: BRUNO PUPPARO E GABRIELLA TRANI.
PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 59MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2002) COME EVENTO SPECIALE.

CRITICA

"'Rosa Funzeca' è un quasi-remake napoletano di 'Mamma Roma', con la sempre eccellente Ida Di Benedetto nel ruolo che fu della Magnani. Ossessionato da Pasolini, Aurelio Grimaldi aggiunge così un'altra pala al suo personalissimo altare in memoria dello scrittore-cineasta. Bianco e nero metallico, monologhi notturni, sguardo complice e disperato insieme sul sottomondo partenopeo, Rosa Funzeca è forse il suo film più compatto e compiuto. Ma il tragico pasoliniano non rinasce a comando e malgrado il buon cast (Ennio Fantastichini, il ragazzo Primo Reggiani, un quintessenziale Aldo Giuffrè) e le impennate anche ironiche concesse dall'ambientazione, sul film pesa un che di ricercato, di artificioso - come se il culto del passato illanguidisse il presente togliendogli forza, urgenza, visibilità". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 ottobre 2002)

"Aurelio Grimaldi fa un ritratto di donna ispirato a 'Mamma Roma' di Pasolini (..) Un dramma all'antica, un classico sul destino, con l'interpretazione molto bella di Ida di Benedetto, viva, amorosa e furente, ma anche ricca di interiorità e sfumature, soprattutto nella recitazione dell'amore vorace per il figlio, della sarcastica disistima di sé". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 4 ottobre 2002)

"Prendere o lasciare, Aurelio Grimaldi ha il gusto del tratto pesante, nel ricalco di un cinema neorealista perduto, vagheggiato, ricalcato, di tendenza feticistico. La sua fotografia in bianco e nero è materia (qui opera dell'ottimo Maurizio Calvesi). I personaggi sono in genere figure di melodramma dipinte a spatola (..) Nelle mani e nel cuore impetuoso di Ida Di Benedetto, che vorrebbe cantarlo il personaggio, il nero diventa pece e la tragedia esplode". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 4 ottobre 2002)

"Se il denaro non venisse contato in euro, parrebbe di tornare indietro nel tempo: per lo stile alla Pasolini, ma anche per lo scenario atemporale, immobile che si conviene alla tragedia. Ciò non significa affatto sminuire 'Rosa Funzeca': aldilà delle polemiche sulle ragioni della sua presentazione come 'Evento speciale' alla Mostra di Venezia, il film è forte e coinvolgente: citazioni e memorie non si accontentano di fare il calco del cinema passato, ma sono acquisite e rielaborate in una poetica; l'interpretazione della 'mater dolorosa' Ida Di Benedetto gronda di verità e sofferenza". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 5 ottobre 2002)

"Ossessionato dalla figura di Pier Paolo Pasolini, che ha ispirato varie sue regie, Aurelio Grimaldi firma un remake non dichiarato ma esplicito di 'Mamma Rosa', spostato però nella Napoli di oggi (...). Ma anche a voler ignorare l'ingombrante modello, il film è meno folle e simpaticamente balordo di altri di Grimaldi, e il bianco e nero non riesce a camuffare una regia sostanzialmente televisiva. Ida Di Benedetto replica il solito numero di 'vaiassa', l'uso delle musiche, pur curioso, è meno riuscito del solito". (Emiliano Morreale, 'Film Tv', 8 ottobre 2002)
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