ROMERO

USA 1989
Nel 1977 Monsignor Oscar Romero diventa Vescovo in Salvador. La situazione politico-sociale è gravissima: proprietari terrieri e ceti industriali, appoggiati dal Governo, nonchè dall'esercito, sono decisi a tenere a freno le agitazioni dei campesinos e del popolo. L'ombra del comunismo è temuta: le condizioni di vita della gente più umile sono miserevoli. Molti sacerdoti e religiosi hanno imbracciato il fucile in aiuto degli indifesi e tra di essi vi è Padre Rutilio Grande, amico del Vescovo, che presto viene barbaramente ucciso. Le pubbliche votazioni elettorali sono ostacolate, a costo di far scorrere il sangue: monsignor Romero, dapprima prudente, è accusato di tenere dalla parte dei ricchi e delle classi borghesi; poi, quando sequestri, sparizioni e delitti brutali si infittiscono, il suo impegno quotidiano diventa sfida e missione fino a celebrare una domenica un'unica Messa in tutto il Salvador, come segno di lutto ed in memoria per la morte di padre Grande, di un vecchio e di un bambino del tutto innocenti, e ciò malgrado le perplessità della stessa Commissione Episcopale Salvadoregna. Successivamente si fa ricevere dal Presidente designato, ma non ottiene il rilascio di prigionieri politici, ricevendo assicurazione per iscritto che questi sono "inesistenti". Personalmente, Monsignor Romero va a riprendersi in prigione, dove è stato torturato, il giovane sacerdote Osuna, uno dei suoi preti "ribelli" e guerriglieri, strappandolo così alle ire del duro Tenente Columa. Le retate e gli episodi più terribili si susseguono: un soldato spara perfino al tabernacolo di una chiesa ridotta a bivacco ed il Vescovo sotto il fuoco raccoglie le ostie consacrate. Trattenuto dalla polizia poi rilasciato il Vescovo - diventato persona scomoda - è ormai minacciato: sa che ne va della vita di coloro che lo amano e della propria ad un tempo. Nell'ultima sua omelia, egli invoca la pace, condanna la lotta fratricida che con le armi insanguina il Salvador, richiama ricchi e poveri alle verità del messaggio evangelico e dall'altare "ordina" il suo fermo "no alla brutalità della repressione". Ma un assassino, comandato all'uopo, lo uccide in Chiesa durante il sacro rito della Messa e l'eroico Vescovo muore il 25 marzo 1980, testimone e martire per il Salvador e per la Fede.
SCHEDA FILM

Regia: John Duigan

Attori: Raul Julia - Mons. Oscar Romeo, Richard Jordan - Rutilio Grande, Tony Perez, Al Ruslio, Lucy Resna, Tony Plana, Harold Gould, Alejandri Bracho, Eddie Velez, Alicia Ana

Soggetto: John Sacret Young

Sceneggiatura: John Sacret Young

Fotografia: Geoff Button

Musiche: Gabriel Yared

Montaggio: Francis Yandemburg

Scenografia: Roger Ford

Durata: 104

Colore: C

Genere: DRAMMATICO

Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI

Produzione: PAULIST PICTURES

Distribuzione: TITANUS DISTRIBUZIONE (1990) - VIDEOGRAM, TITANUS DISTRIBUZIONE VIDEO, NUMBER ONE VIDEO

CRITICA
"La sceneggiatura di John Sacret segue, passo dopo passo, quest'itinerario politico-morale, consentendo allo spettatore di percepire le emozioni che animano il protagonista e di ragionare sulle sue reazioni. La regia di Duigan asseconda intelligentemente questi propositi: è misurata, ma non grigia, attenta alle piccole cose più che ai grandi effetti. Con il risultato di dare maggiore intensità etica alle azioni più sussurrate. Siamo dunque agli antipodi del 'Salvador' di Oliver Stone. Il film mostra grande (forse eccessiva) attenzione allo studio psicologico di Romero, ben servito dall'interpretazione di Raul Julia e inquadra appropriatamente il ruolo della Chiesa, dell'esercito, dell'aristocrazia terriera e del bracciantato nel dramma. In questa puntuale ricostruzione si avverte però una carenza nell'informare e valutare il coinvolgimento statunitense. C'è, è vero, una scena molto importante, nella quale l'arcivescovo, parlando alla sua gente durante un'omelia dice: 'Ho appena scritto una lettera al presidente degli Stati Uniti per chiedere di non seguitare a mandare armi nel nostro Paese: queste armi vengono usate per uccidere la nostra gente'. È una scena molto incisiva, ma è un'unica scena, troppo poco per realizzare anche le finalità didattiche del film, dato che l'intervento USA nel Centroamerica è il fattore principale della radicalizzazione avvenuta in questi ultimi anni nel Continente." (Giorgio Rinaldi, 'Attualità Cinematografiche')

"In mancanza di tutto ciò, il film è la prevedibile cronistoria, raccontata dal regista australiano John Duigan sulla scorta d'un copione scritto da John Sacret Young, della cosiddetta 'presa di coscienza', da parte di Romero, dell'obbligo di schierarsi, in nome della Chiesa dei poveri, contro le destre che ricorrevano persino alla tortura pur di liberarsi dei comunisti che a loro avviso impedivano la crescita economica del paese. Ecco dunque che Romero, all'inizio prete possibilista, s'allarma e s'indigna quando un suo confratello viene ucciso, e poi a poco a poco, in polemica anche con altri sacerdoti, si rifiuta di benedire i fascisti al potere, fin quando, all'indomani della cattura d'un altro prete, che è stato accusato di terrorismo, tiene testa ai soldati impossessatisi d'una chiesa, conosce la galera, risponde con la preghiera alla violenza assassina, ordina ai soldati di cessare la repressione, e per tutta risposta viene ammazzato in cattedrale mentre alza il calice. Irreprensibile sul piano propagandistico, il film squaderna molti luoghi comuni con una regia assai banale che appena in qualche punto sfiora la commozione, e un'interpretazione di basso livello. E, nel contenuto e nel linguaggio, il trionfo della convenzione televisiva. Dunque la mercificazione d'una pagina terribile della nostra storia." (Giovanni Grazzini, 'Il Messaggero', 7 Aprile 1990)

"Bello e importante è 'Romero' - su un versante tragicamente documentaristico - testimonianza dei nostri tempi spietati. Che un sacerdote, e molti sacerdoti, siano e siano stati uccisi per avere testimoniato il Vangelo è tragedia di quella intolleranza ideologica e culturale che ha, da sempre, molti modi, religiosi e laici, per manifestarsi. 'Romero' è un film povero, con un grande Raul Julia come protagonista, realizzato con pochi mezzi e poca pubblicità. Ma la contrapposizione amore-violenza, coi poveri schiacciati dalle armi e dal potere, è eterna e in 'Romero' è rappresentata con semplicità e scrupolo e con grande efficacia. Ucciso su un altare il 24 marzo 1980, Oscar Romero, che era stato elevato alla carica nel 1977 con fama di moderato e di uomo di biblioteca, acquistò via via fermissima consapevolezza della sua estrema missione evangelica di umanità e di fede. È un esempio luminoso di coerenza e di testimonianza, in un terra così bella e tormentata come l'America Latina. E il film lo ricorda con piena dignità e rigore, mentre la Chiesa del Salvador ne ha in corso il processo di beatificazione." ('Rocca', 1 Agosto 1992)