RITORNO A PEYTON PLACE

RETURN TO PEYTON PLACE

USA - 1961
RITORNO A PEYTON PLACE
Allison Mackenzie è andata via dal suo paesino natale, Peyton, ed è andata a cercare fortuna a New York. Il suo sogno è quello di diventare un'affermata romanziera e quando il suo libro diventa un bestseller e lei diventa famosa, è al culmine della felicità. A Peyton, invece, le cose non vanno così bene: molti degli abitanti si riconoscono nei personaggi del romanzo e vedono la propria vita sbattuta in prima pagina. La giovane Selene è tra le vittime più illustri delle rivelazioni di Allison: violentata dal suo patrigno quando era ancora una bambina e abbandonata dal suo fidanzato Ted quando il fatto era venuto alla luce, ora rischia di perdere anche il giovane Larson che le si è avvicinato. Constance, la madre di Allison, perde i clienti che disertano il suo emporio perché indignati per le verità che la ragazza ha pubblicato sul loro conto. Mike Rossi, patrigno di Allison e preside del liceo locale, viene licenziato per aver preso pubblicamente le difese della sua figliastra. Tutto il mondo di Peyton Place sembra crollare. Allison, assieme al suo editore, che è anche l'uomo che sta per sposare deve rimettere tutto a posto e può farlo solo tornando a casa e affrontando i suoi vecchi amici.
  • Durata: 123'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DE LUXE CINEMASCOPE, 35 MM
  • Tratto da: ROMANZO OMONIMO DI GRACE METALIOUS
  • Produzione: JERRY WALD PER 20TH CENTURY FOX
  • Distribuzione: FOX

NOTE

- IL COSTUMISTA DONFELD E' ACCREDITATO COME DON FELD.

- REVISIONE MINISTERO FEBBRAIO 1994.

CRITICA

"Visto il boom del primo film, la Fox ci riprova quattro anni dopo affidando la regia a José Ferrer, più a suo agio davanti alla macchina da presa ('Moulin Rouge') che dietro ('La figlia di Caino'). Gli spunti li offre ancora l'infatiabile Grace Metalious con il suo secondo pruriginoso libro sui peccati della provincia americana. I fanatici delle attuali telenovele troveranno pane, un po' raffermo, per i loro denti". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 30 maggio 2003)
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