Riparare i viventi

Réparer les vivants

FRANCIA - 2016
3,5/5
Riparare i viventi
Tutto ha inizio all'alba, con tre giovani surfisti e il mare in tempesta. Poche ore dopo, sulla via del ritorno, accade un incidente che porterà Simon in ospedale, in sospeso tra la vita e la morte. Lo staff cerca le parole per comunicare ai genitori, sopraffatti dal dolore e dall'angoscia, che il figlio potrebbe rientrare tra i donatori di organi. Inizia così una corsa contro il tempo per mettere in pratica il trasferimento del cuore di Simon. Nel frattempo, in un ospedale di Parigi, c'è una donna in attesa di trapianto potrebbe prolungare la propria vita e che non saprà mai nulla del suo provvidenziale salvatore...
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE
  • Tratto da: romanzo omonimo di Maylis de Kerangal (ed. Feltrinelli)
  • Produzione: LES FILMS PELLÉAS, LES FILMS DU BÉLIER, IN COPRODUZIONE CON FRANCE 2 CINÉMA, MARS FILMS, JOUROR, CN5 PRODUCTIONS, EZEKIEL FILM PRODUCTION, FRAKAS PRODUCTIONS, RTBF (TÉLÉVISION BELGE), PROXIMUS
  • Distribuzione: ACADEMY TWO (2017)
  • Data uscita 26 Gennaio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Va’ dove ti porta il cuore. Dal romanzo di Maylis de Kerangal al film di Katell Quillévéré, un cuore, e due persone: un vivo che è già morto, una viva che potrebbe essere presto morta.

Il titolo, di libro e film, è splendido: Riparare i viventi, che solo apparentemente pretende di mettere una pezza o un pezzo di ricambio a noi umani, al contrario, dall’espianto al trapianto sottende una teoria di interrogativi medici, etici, persino filosofici. Il 19enne Simon (Gabin Verdet) aveva tutto, joie de vivre, una bella ragazza e il surf per passione: un incidente lo relega alla morte cerebrale in un ospedale di Le Havre; la 50enne parigina Claire (Anne Dorval) aspetta un altro cuore.

Girato con pulizia e ariosità, ben interpretato – peccato solo per il botox di Emmanuelle Seigner e forse pure di Anne Dorval… - e ben intrecciato drammaturgicamente, è un dramma empatico e confortante, buono senza buonismi: tra il dare e l’avere, andare e ricominciare, sceglie la vita senza eludere la morte, né l’ingiustizia del fato.

Simon era giovane, bello e figo, Claire è difficile, persino scontrosa: che cosa succede quando un cuore passa da un corpo all’altro? Che cosa accade quando un film ti prende il polso?

NOTE

- REALIZZATO CON LA PARTECIPAZIONE DI: CANAL+, CINÉ +, FRANCE TÉLÉVISIONS; IN ASSOCIAZIONE CON: LA BANQUE POSTALE IMAGE 9, MANON 6; CON IL SOSTEGNO DI: LA RÉGION ILE-DE-FRANCE IN COLLABORAZIONE CON LE CNC; CON LA PARTECIPAZIONE DI: LA RÉGION NORMANDIE IN COLLABORAZIONE CON LE CNC IN ASSOCIAZIONE CON LE PÔLE IMAGE HAUTE-NORMANDIE.

- IN CONCORSO ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016) NELLA SEZIONE 'ORIZZONTI'.

CRITICA

"Amarezze franco belghe e onde concentriche del destino, con una frenata voglia paranormale (...). Niente di semplice intorno a questo trapasso dell'elemento vitale che per sempre fa rima con amore, ma l'autrice Katell Quillévéré sceglie la via gonfia del mélo senza far sconti, con travolgente inizio, un esasperante, impressionante realismo chirurgico, un'equa distribuzione di pìetas spiando le reazioni di tutti. Come dire che si possono aggiustare gli uomini negli organi che riprendono dopo un attimo a palpitare; più difficile aggiustare pene e ingiusti dolori, raddrizzare affetti, sintonizzare i sentimenti. Negli occhi di un cast vario con Emmanuelle Seigner mater dolorosa, ma soprattutto col bravissimo Tahar Rahim (...), giovane medico problematico e la sorprendente Anne Dorval, il film batte di una sua traccia segreta. Diviso in due parti speculari, in vero rapporto causa effetto e con alcuni personaggi secondari che diventano primari, coltiva curiosità per le vite degli altri, come se i famosi sei gradi di separazione si annullassero." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 gennaio 2017)

"All'inizio la macchina da presa s'avventura tra le onde dell'Oceano, per riprendere il giovane surfista in una sorta di sfida con la morte; più tardi è prossima al documentario, ma conservando sempre un andamento fluido. Il tema non si può dire allegro: però il film si risolve, alla fine, in un'esaltazione della vita." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 26 gennaio 2017)

"(...) Quillévéré concentra in 104 minuti (tolto un flashback, tutto accade in 24 ore) una massa di informazioni e emozioni che riempirebbero una stagione. Parenti, amici, amanti, medici, paramedici, piloti, partecipanti a vario titolo a quella rete di persone che rendono possibile il trapianto. Senza cadere nel facile mito del lavoro di squadra, come accadrebbe in un film americano, ma dando individualità e poesia a tutte quelle vite che si incrociano, grazie anche a un plotone di attori noti e notissimi in parti spesso piccole o minime, ma tutti capaci di regalare scintille di profonda umanità anche in pochi istanti, magari con una sola occhiata o un dettaglio. Il tutto mescolando, sempre in un solo movimento, luoghi e ambienti disparati. Una casa all'alba, una coppia che ha appena fatto l'amore, un mare solcato da surfisti (immagini stupefacenti), ma anche auto, bici, aerei, skateboard. E una sala operatoria filmata fin dentro ai dettagli più crudi, ma con un'esattezza, un rispetto, una forza visiva che trasfigura il clinico in sacro, il mistero della morte nell'eterno ciclo della vita. Non è un viaggio facile, ma se ne esce ampiamente ripagati. E se è impossibile elogiare tutti a dovere, citiamo almeno il giovane medico Tahar Rahim, la trapiantata Anne Dorval (l'attrice prodigiosa di Xavier Dolan), i dottori Bouli Lanners e Dominique Blanc. E la voce di David Bowie che in chiusura saluta e benedice." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 gennaio 2017)

"Classe 1980, in carnet i più che discreti 'Un poison violent' (2010) e 'Suzanne' (2013), Quillévéré ha (...) il tatto e l'occhio per non rimestare nell'eros e thanatos trito e ritrito, al contrario, allarga il campo e fa respirare le inquadrature: l'obiettivo non è la sospensione drammaturgica, la procrastinazione del climax, bensì il contesto umano, gli annessi e connessi esistenziali, ovvero tutti i battiti del cuore. (...) partitura, splendida, di Alexandre Desplat: oltre il mero commento, il suo pianoforte lega, guida e anticipa. Si chiama poesia sonora. (...) prima, e preponderante, parte (...) superba: Simon, i familiari, la ragazza e i medici sono affresco umano lieve, sapido, emozionante. E la regia assiste partecipe: l'apertura, il surf, la strada che si fa acqua sono immagini che non se ne vanno. Inferiore, seppure apprezzabile, la seconda parte, che la regista 'gonfia' rispetto allo spazio nel libro best-seller: dopo il destinante Simon, è la volta del destinatario, la musicista parigina Claire (...). Più arduo entrare in sintonia con Claire, ossia più facile riflettere sul destino ingiusto, beffardo, straziante: Katell Quillévéré non rincara la dose, forse nemmeno suggerisce, del resto, basta il ricordo dell'angelo Simon per dire tutto. (...) 'Riparare i viventi' è film prezioso, sommesso e forte insieme, tanto sottilmente ambizioso quanto dichiaratamente coraggioso, che nel femminile di regista e scrittrice trova un afflato universale, un senso speciale, una consolazione per la vita: 'sursum corda'." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 26 gennaio 2017)

"Un dramma angosciante, raccontato con delicatezza, tra qualche vezzo stilistico e con una superba Emmanuelle Seigner." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 26 gennaio 2017)

"Mélo sulfureo di dolori familiari, staff medici, speranze d'amore e di futuro, cerca di imporre una accanita profondità: lo studio di emozioni e sentimenti e le procedure legali e chirurgiche per la donazione d'organi, la suspense sul destino del ragazzo e la suspense in sala operatoria, dove si assiste a un (vero?) espianto, equipe, bisturi, toraci aperti, il momento della sostituzione. Curiosa digressione sul medical-drama di serie tv. Astenersi i deboli di cuore..." ('Nazione-Carlino-Giorno', 26 gennaio 2017)
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