Rien ne va plus - Il gioco è fatto

Rien ne va plus

FRANCIA - 1997
Rien ne va plus - Il gioco è fatto
Victor, sui sessant'anni, e Betty, sui trenta, formano un'affiatata coppia che vive di espedienti e piccole truffe. Si muovono attraverso la Francia a bordo di un camper e si fermano soprattutto in località di provincia sede di congressi professionali. In una di queste Betty attira un uomo e, una volta in camera di lui, lo addormenta e gli porta via i soldi, non tutti perché la loro filosofia è quella di non eccedere mai nel furto. Dopo il colpo si separano, per ritrovarsi in una località svizzera di montagna, dove Betty si accompagna con un individuo mai visto. Ma stavolta il meccanismo si inceppa. Betty si fa incastrare dal tesoriere di un'associazione criminale che la vuole conquistare ma anche indurla a trasportare ai Caraibi una valigia piena di denaro sporco. Victor insegue Betty e resta coinvolto in questa imprevista, rischiosa operazione. Ai Caraibi i due devono vedersela con feroci gangster e solo grazie alla prontezza di Victor riescono a scappare e a salvarsi. Tornati in Francia, si ritrovano dopo qualche tempo. Riprendere la vita di prima ora è più difficile.
  • Altri titoli:
    The Swindle
  • Durata: 105'
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: JEAN-LOUIS PORCHET, GERARD RUEY, MKZ PROD. - TF 1 FILM PROD.
  • Distribuzione: BIM DISTRIBUZIONE - MONDADORI VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1997
MIGLIOR FILM E MIGLIOR REGIA AL FESTIVAL DI SAN SEBASTIAN 1997

CRITICA

"Il vecchio Chabrol manipola come lui (e pochi altri come lui) sa fare il giallo e la commedia. La Huppert e Serrault sono gli interpreti migliori che si possano desiderare". (Giovanni Carbone, 'Libero', 20 gennaio 2001)

"Claude ritorna, tutto perdonato. Dopo 40 anni i 'Cahiers du Cinéma', casa madre della Nouvelle Vague, hanno riaccolto Claude Chabrol, rinnegato dell'autorismo e convinto praticante del cinema-cinema, con un numero celebrativo in cui molti dicono di lui cose illuminanti. Tutti d'accordo che sui 50 film dell'attivissimo veterano c'è il meglio e il peggio, ma anche alcuni titoli senza i quali il cinema europeo degli ultimi decenni non sarebbe lo stesso. L'hanno confermato gli spettatori della rassegna fiorentina France Cinéma applaudendo anche 'Rien ne va plus'. Ai posteri la sentenza se l'ineffabile duetto fra la prediletta Huppert e l'eclettico Michel Serrault figurerà in futuro fra i capolavori del regista. Avendo scansato la Mostra di Venezia, forse per il dispetto di non aver ottenuto nel '95 il Leone d'Oro che meritava 'Il buio nella mente', con il nuovo film Chabrol è riuscito a prendersi la Concha de Oro e il premio per la regia a San Sebastian. Troppa grazia, ma bisognava pure che qualcuno cominciasse a risarcire questo sottovalutato faticatore dell'intrattenimento intelligente." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 15 novembre 1997)

"Tre atti: il primo in Francia, il secondo in Svizzera, il terzo nella Guadalupa. Chabrol li ha svolti, con un certo brio, citando (o imitando) Lubistsch, esattamente come nel terzo ha citato (e forse anche un po' beffato) Hitchcock. Probabilmente, dato anche il suo passato, il noir lo affronta meglio, con accenti decisi, modi, in qualche passaggio, addirittura risentiti; l'allegria, però, una volta affrontata la commedia, riesce quasi sempre ad ottenerla, specie nel disegno dei due personaggi principali ed anche nella descrizione di tutti quei bidoni che i due, tra un furto e l'altro, danno ai malcapitati che incontrano con il rischio, a un certo momento, che se li scambino perfino tra di loro. Gli interpreti seguono, soprattutto Michel Serrault che nel comico c'è di casa, pronto a tutti gli effetti, colorato, versatile. Anche Isabelle Huppert, comunque, nonostante i suoi cipigli abituali, mostra di saper stare al gioco: con l'aria, però di prendersi solo una vacanza." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 novembre 1997)

" 'Rien ne va plus' è, come annuncia il titolo uno scherzo musicale eseguito in leggerezza e in famiglia (le belle musiche sono firmate dal figlio di Chabrol, Mathieu, Aurore Chabrol ha scritto la sceneggiatura) con un look garbatamente démodé e una piacevolezza senza tempo. Se Chabrol ha dichiarato che si tratta del suo primo film autobiografico, gli si può credere almeno per quanto riguarda il rapporto con il cinema. Perché sotto la macchina delle finzioni messe in scena dalla coppia Huppert-Serrault (con il contributo esterno di Francois Cluzet e dello strepitoso cattivo Jean-Francois Balmer) si può immaginare che Chabrol alluda anche ai giochi della macchina cinema: quella europea, umanistica, semplice, contrapposta a quella implacabile della grande industria che non gli avrebbe mai consentito di fare un film-vacanza in cui tutti, compresi gli spettatori, si divertono." (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 16 novembre 1997)
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