Ricordi?

ITALIA, FRANCIA - 2017
2/5
Ricordi?
Durante una festa, due ragazzi s'incontrano, si piacciono e iniziano a raccontarsi i loro incantati ricordi d'infanzia. I due crescono e cambiano: lui scopre che è possibile un amore che dura nel tempo, lei impara la nostalgia. Con la distanza le immagini di questa relazione, come quelle dell'infanzia, di un lutto, di un'amicizia tradita, di una grande gioia, si modificano. Si saturano di emozione, o invece sbiadiscono, si cancellano, finché, riesumate da un profumo, da una parola, riemergono più forti, in un presente che scivola via per farsi subito memoria.
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: ROMANTICO
  • Produzione: ANGELO BARBAGALLO, COPRODOTTO DA LAURA BRIAND PER BIBI FILM ‐ LES FILMS D'ICI, CON RAI CINEMA, IN COLLABORAZIONE CON CATTLEYA
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 21 Marzo 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Ricordi? è il secondo lungometraggio di Valerio Mieli, che esordì nel 2009 con il discreto Dieci inverni. Tempo e amore, oltre che la memoria esplicitata nel titolo, sono ancora i Leitmotiv, incarnati dalla paradigmatica coppia Lui (Luca Marinelli) e Lei (Linda Caridi), attorno a cui ruotano ex o futuri, dalla ragazza rossa (Camilla Diana) a Marco (Giovanni Anzaldo).

E’ un passo a due che giochicchia e si trastulla tra prima e poi, analessi e prolessi, puntando a fare di questi frammenti di monologo e dialogo amorosi un discorso sul tempo interiore, duale, immaginario e fuggente assai.

Verità e autofiction, anelito e copula, lo storytelling è massivo, intorcinato, involuto, ma Mieli gira bene e complice la fotografia di Daria D’Antonio, che non scopriamo ora, e il montaggio erratico e scomodo di Desideria Rayner non mancano bei momenti, belle immagini, belle atmosfere. Poco, troppo poco, comunque, per digerire 106 minuti di storia d’amore che non riescono davvero a interessarci: Marinelli non adempie, almeno non del tutto, alla parte del bello e tormentato, più che altro – gli si rimbrotta – è “pesante”, la Caridi, una giovane Nicoletta Braschi in bella coppia, ha un sorriso prevenuto da diventare stolido, la chimica tra i due latita, figurarsi la reazione dello spettatore.

Soggettista e sceneggiatore in solitaria, Mieli ha qualche guizzo nei dialoghi, che però denunciano stracchezza, banalità e iterazioni fuori giri: su tutto, la fatica, palpabile, del dispositivo non trova giustificazione nel guadagno emotivo, emozionale, “filosofico” che offre.

Se conferma per poetica più che stilistica i germi autoriali di Mieli, l’opera seconda nondimeno stigmatizza il “vorrei ma non posso” rispetto, per rimanere in anni recenti, al campione di questo micro-genere: (500) giorni insieme diretto da Marc Webb nel 2009. Un Ricordi? fatto meglio, e fatto prima.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO - DIREZIONE GENERALE CINEMA OPERA REALIZZATA CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO ATTRAZIONE PRODUZIONI CINEMATOGRAFICHE (POR FESR LAZIO 2014‐2020) E FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO, PROGETTO COFINANZIATO DALL'UNIONE EUROPEA.

- MENZIONE SPECIALE ALLA 15. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA 2018).

CRITICA

"Non è certo la prima volta che il tema della memoria è al centro di un film, ma mai - mi sembra - con questa centralità. In Ricordi? di Valerio Mieli, «protagonista» del film è proprio il meccanismo stesso della rimembranza, la sua influenza e la sua centralità nell'influenzare e guidare i comportamenti delle persone, un lui e una lei (Luca Marinelli e Linda Caridi). (...)A voler essere fiscali si può discutere qualche eccesso di poeticismo (come la scena delle meduse nel lago) e anche qualche compiacimento narrativo di troppo (soprattutto nei ricordi sulle rispettive famiglie, tenuti insieme da una passione capace di superare le sbandate quella di lei, divorata da una gelosia devastante quella di lui), ma raramente si è visto un film italiano recente avere tanta voglia di sperimentare e tanto coraggio nel cercare strade non battute, offrendo alla montatrice (Desideria Rayner) e alla direttrice della fotografia (Daria D' Antonio) tanta libertà e fiducia. Senza dimenticare il ruolo dei due attori, sulle cui spalle regge gran parte dell'operazione. E se di Luca Marinelli conosciamo da tempo la straordinaria duttilità e bravura, tanto che a ogni sua bella prova come questa non ci si stupisce più, si resta davvero ammirati dalla giovane Linda Caridi, già sorprendente interprete di Antonia Pozzi nel film di Cito Filomarino: in Ricordi? rivela una maturità da grande attrice. (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 19 marzo 2019)

"(...) Un film visivamente impressionante, coraggioso, sperimentale, perfetto, a partire dai due meravigliosi interpreti, Luca Marinelli e la talentuosa Linda Caridi. Da David, il montaggio di Desideria Rayner." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 21 marzo 2019).

"'Dieci inverni' si chiamava l'opera prima di Valerio Mieli, e quasi dieci inverni sono passati per il suo secondo film, che ne è in pratica un remake. (...) A far funzionare visivamente l'insieme contribuiscono l'acrobatico montaggio di Desideria Rayner e la fotografia di Daria D'Antonio insieme a un sofisticato design sonoro che allinea Bach, Debussy, Cajkovskij, Poulenc. E l'uso dei luoghi: Roma e dintorni hanno un' aria poco consueta, un' atmosfera nebbiosa, sospesa. Luca Marinelli, bravissimo, dopo 'Una questione privata' e il film tv su De André rischia di incarnare troppo spesso ruoli da giovane Werther. Ma del resto, per dirla con una formula, è l'unico attore italiano che riesca a risultare credibile soffrendo per amore, e qui rende accettabile un maudit che poteva avere tratti un po' letterari. Una scoperta è invece Linda Caridi, il cui personaggio è quello che muta di più. C'è solo da augurare a Mieli che al terzo film esca dal suo tema, cambi aria e si apra un po' al mondo." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 21 marzo 2019)

"Con l'opera seconda Valerio Mieli gioca in modo esplicito sull'intima connessione fra arte e memoria costruendo il film su un puzzle di ricordi intrecciati. (...) In un panorama italiano dove le novità appaiono scarse, un esperimento di cinema come questo di Mieli è il benvenuto, ma l'emozione è intermittente e solo a tratti il film riesce a trovare sostanza e forma autentiche." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 21 marzo 2019)
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