Ricky - Una storia d'amore e libertà

Ricky

FRANCIA, ITALIA - 2009
2/5
Ricky - Una storia d'amore e libertà
Katie e Paco sono due persone comuni che quando si conoscono sentono nascere tra loro la magia dell'amore. Tutto ciò finché dalla loro unione nasce Ricky, un bambino del tutto fuori dal comune.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Tratto da: liberamente ispirato al racconto "Moth" di Rose Tremain
  • Produzione: EUROWIDE FILM PRODUCTION, TEODORA FILM, ROM FOZ, LE PACTE
  • Distribuzione: TEODORA FILM
  • Data uscita 9 Ottobre 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Anna Maria Pasetti

Di tutto si può accusare François Ozon tranne che di mancanza di originalità. L’ex promessa del nuovo cinema francese questa volta sceglie il realismo magico e imbastisce Ricky, favola inerpicata sul dramma sociale, a tratti commedia fantascientifica, ad altri tenero divertissement per famiglie. Di certo metafora dell’approccio – e accettazione – con il diverso, per natura o volontà. Ricky è il nome di un bebé che – nato dalla relazione tra Katie (Alexandra Lamy) e Paco (Sergi Lopez) – sviluppa dopo pochi mesi di vita caratteristiche “non umane”, sconvolgendo a dir poco gli equilibri di mamma e sorellina Lisa di 7 anni (prodigiosa Melusine Mayance), mentre papà Paco si prende un periodo di distanza dalle routine familiari. Film discontinuo, inizialmente con toni dardenniani per sfociare nel surrealismo-horror simil Cronenberg, (ma anche Lynch o Terry Gilliam) Ricky appare più come l’occasione mancata di una bella idea, peraltro non originale perché tratta dal racconto della britannica Rose Tramain. L’anti-Elephant Man versione baby col pannolone sorvola ma non coglie le possibilità di penetrare emozioni e riflessioni negli spettatori, che si limitano a (sor)ridere, talvolta commuoversi, di certo stupirsi un pò. Che è già qualcosa.

CRITICA

"François Ozon è un autore francese che ci ha abituato a parecchie sorprese. Con 'Ricky' apre il concorso della Berlinale n 59 e lascia subito interdetti critica e pubblico. (...) Ozon, sulla falsariga del suo lontano 'Sit-com' , carica la presenza deviante del bimbo alato di un surrealismo liberatore per mamma, papà e sorellina, nonché per gli affannati giornalisti in cerca dello scoop volante. Film curioso da accettare senza riserve o da infilare nel sacco delle boiate plateali." (Davide Turrrini, 'Liberazione', 07 febbraio 2009)

"'Ricky' ci è sembrato un piccolo capolavoro. Ozon dice di essersi ispirato a una vecchia, preziosa massima di Luis Buňuel: filmare i sogni come fossero realtà, e la realtà come fosse un sogno. 'Ricky' è un film su un miracolo, ma non è un film cattolico. E' un elogio della diversità in chiave squisitamente laica. Un film rischiosissimo, e miracolosamente riuscito." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 7 febbraio 2008)

"Film metafora, della diversità certo, dell'omosessualità forse, della difficoltà di essere liberi nell'istituzione familiare, questa volta, anche 'Ricky', fiaba operaia di François Ozon. Dal libro di Rose Tremain, la storia d'amore tra due proletari sfocia in un bel bebè molto strano. Il Ricky del titolo ha le ali e si mette a volare. Maneggiare la chimica fine come fa Alexandra Lamy (che è Kathy) per lavoro soprattutto se il suo partner è straniero come Sergi Lopez, è piuttosto pericoloso. Non sempre i nostri prodotti sono così angiolescamente rinascimentali." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 7 febbraio 2008)

"La scoperta che al neonato che sta rovinando la vita a un'operaia (il compagno l'ha lasciata) stanno spuntando due piccole ali cambia l'atteggiamento della donna, in qualche modo stregata da questa peculiarità. Che il regista prima mostra in chiave realistica, come due poco aggraziate alette di pollo implumi, ma che poi trasforma nella metafora di ogni diversità, affascinante solo che si sia disposti ad accettarla." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 8 febbraio 2009)
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