Resistenza Naturale

Natural Resistance

ITALIA, FRANCIA - 2014
Resistenza Naturale
Nel loro antico monastero dell'XI secolo in Toscana, Giovanna Tiezzi e Stefano Borsa hanno creato un legame con l'antica cultura etrusca grazie alla loro cantina e alla produzione di vino, cereali e frutta; Corrado Dottori e Valerio Bochi, provenienti dalla Milano industriale, si sono trasferiti nella cascina dei loro nonni nelle Marche dove si impegnano per un'espressione rurale di giustizia sociale; Elena Pantaleoni, ex bibliotecaria, lavora nei vigneti di famiglia in Emilia sforzandosi di fare della sua tenuta una realtà utopica; Stefano Bellotti è considerato il Pasolini dell'agricoltura italiana, un contadino poeta radicale che ha sconvolto le regole con la sua fattoria d'avanguardia in Piemonte. Nonostante gli sforzi per rispettare le tradizioni eno-agricole del nostro Paese, ognuno dei protagonisti si è dovuto scontrare con una forte resistenza; non tutti, infatti, credono nella loro lotta per un' espressione dell'agricoltura italiana ecologicamente progredita, economicamente giusta e storicamente ricca. Con l'aiuto dell'amico Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, questi moderni contadini hanno deciso di usare il potere del Cinema per combattere le menzogne istituzionali che rendono ogni atto libero un atto di pericoloso dissenso. A dieci anni di distanza da "Mondovino", l'universo enologico è cambiato proprio come il mondo stesso e il nemico è di gran lunga superiore alla minaccia della globalizzazione. Questi rivoluzionari del vino naturale, che lottano contro il "nuovo ordine economico mondiale", offrono un modello di Resistenza incantato e gioioso; una Resistenza naturale che intreccia documentario e finzione, nella speranza di risvegliare il ribelle nascosto in ognuno di noi.
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: DCP (1:1.85)
  • Produzione: SANTIAGO AMIGORENA, JONATHAN NOSSITER, PAULA PRANDINI, GIACOMO CLAUDIO ROSSI PER LES FILMS DU RAT, GOATWORKS FILMS, PRODIGY, GLI OCCHIALI DI GIAN LUCA FARINELLI, CON LA PARTECIPAZIONE DELLA CINETECA DI BOLOGNA
  • Distribuzione: LUCKY RED
  • Data uscita 29 Maggio 2014

TRAILER

NOTE

- I FILM DENTRO IL FILM: "BROKEN CHINA" (HAROLD BEAUDINE, 1926); "UN MONDO BUONO" (CHIARA RAPACCINI, 2014); "CINEMA AL SERVIZIO DELL'AGRICOLTURA" (ISTITUTO LUCE, 1953); "CHI LEGGE" (MARIO SOLDATI, 1952); "COMIZI D'AMORE" (PIER PAOLO PASOLINI, 1966); "DELITTO PERFETTO" (ALFRED HITCHCOCK, 1954); "LA FEBBRE DELL'ORO" (CHARLIE CHAPLIN, 1925); "MAX MON AMOUR" (NAGISA OSHIMA, 1986); "FUOCO!" (GIAN VITTORIO BALDI, 1968); "ROMA CITTÀ APERTA" (ROBERTO ROSSELLINI, 1945); "MUSSOLINI A TRIESTE" (ANCR, 1938); "IL MARCHESE DEL GRILLO" (MARIO MONICELLI, 1981); "AU HASARD BALTHAZAR" (ROBERT BRESSON, 1966); "OLHANDO A PLANETA TERRA" (N.M.C. NOSSITER, 2014).

- PRESENTATO AL 64. FESTIVAL DI BERLINO (2014) NELLA SEZIONE 'PANORAMA-DOKUMENTE'.

CRITICA

"Dieci anni dopo 'Mondovino' Jonathan Nossiter, davvero un talento di bio regista innamorato dei paesaggi nostrani, torna sui suoi passi, sulle sue viti toscane e piemontesi per fare due chiacchiere sullo stato delle cose agricole e sui pericoli che incombono nel classico bicchiere di vino dove resiste la veritas di un gruppo esiguo di vignaioli che respinge l'avvelenamento del sistema economico omologato organizzando assaggi con dibattiti ripresi dalla cinepresa un po' ondeggiante del regista. Un po' radical chic, il film è piacevole, intelligente, va di moda sul discorso - anzi è un'ossessione organizzata - del cibo ma alterna i discorsi con calici di rosso e di bianco e gli spezzoni di rari film (anche Chaplin e Hitchcock) e tv (il viaggio cult di Mario Soldati), complice Gian Luca Farinelli che da Bologna protegge e diffonde con molti meriti la memoria del cinema di ieri." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 maggio 2014)

"In vino veritas, di più, in vino resistenza. Dieci anni dopo 'Mondovino', in cui si scagliava impietoso contro le sofisticazioni dell'industria vinicola, il documentarista Jonathan Nossiter torna a incrociare i calici con Mondovino, dove prende sottobraccio quattro piccoli vignaioli di altrettante zone d'Italia (Piemonte, Emilia Romagna, Marche e Toscana) e brinda alla salvaguardia ambientale, la biodiversità, la tutela della tipicità e specificità dei prodotti. Quasi un sequel o, se preferite, il rovescio della botte: i protagonisti 'sono artigiani, ma anche veri artisti moderni', in lotta contro le norme agroalimentari dell'Unione Europea. No euro? Sì, ma in bottiglia: ci può stare. E non finisce qui: tra vino e cinema, le affinità - sostiene Nossiter - non sono peregrine, e accanto ai vignaioli troviamo Gianluca Farinelli, il direttore della Cineteca Nazionale di Bologna, con la sua opera di recupero della memoria di celluloide. Cin(ema) Cin!" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 29 maggio 2014)

"Una tenuta di campagna, una dolce atmosfera estiva, una tavolata di amici in sereno atteggiamento conviviale: potrebbe essere la scena di una commedia di Rohmer, invece si tratta di un documentario dell'americano Jonathan Nossiter. Il quale, dopo l'ottimo 'Mondovino' (2004), torna con 'Resistenza naturale' sul tema vinicolo concentrando l'attenzione sui «terroir» nostrani (Toscana, Marche, Emilia e Piemonte) in un'ottica politica (nel senso antico di cura del bene collettivo) che, fra voci volti e paesaggi, trae alimento dalla capacità del cinema di sintonizzarsi con la vita. (...) la presenza di Gianluca Farinelli, conservatore della Cineteca di Bologna, in questo gruppo di viticultori illuminati, lasciati soli a combattere da governi inadeguati, può sconcertare. Ma il tutto si tiene nell'idea di una comune visione etica, di una comune esigenza dell'arte e dell'agricoltura di rifondarsi e rinnovarsi alla luce del passato." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 29 maggio 2014)

"È un film stranissimo, che non assomiglia a nessun altro. Non è un semplice documentario, non è un film di finzione, non è un reportage. Forse è un saggio filosofico come 'In vino veritas' di Soren Kierkegaard: il paragone è tutt'altro che gratuito, visto che di viticoltura si parla - ma con un tono così «alto», e politicamente così consapevole, da trasformare il vino in una metafora del nostro rapporto con la modernità. Del resto Jonathan Nossiter, il regista, non è uomo da cui aspettarsi film banali o leggibili ad un solo livello. Nossiter non è un cineasta qualsiasi: è una specie di Onu ambulante, del cinema e non solo. (...) 'Resistenza naturale' è un ideale seguito di 'Mondovino', perché l'argomento è analogo (...). 'Mondovino' era un documentario classico: analizzava l'influsso della globalizzazione e della massificazione del mercato sulla produzione vinicola, intervistando viticoltori famosi in Italia e in Francia. 'Resistenza naturale' ne costituisce l'evoluzione «politica», ancora più estrema e teorica. La presenza nel titolo della parola «resistenza» non è casuale: Nossiter ci porta in una cultura della terra, e della vigna, che va oltre il biologico - anche perché «biologico», di per sé, non significa nulla: anche il curaro è biologico. I produttori intervistati nel film sono tutti legati a un uso sostenibile della terra e praticano - cosa non secondaria, anzi - una produzione che renda il loro vino fruibile anche da chi non è ricco: è possibile bere sano, e bere bene, a prezzi concorrenziali. Vi pare poco? I produttori sono Giovanna Tiezzi, Stefano Borsa, Corrado Dottori, Valerio Bochi, Elena Pantaleoni e Stefano Bellotti. Quest'ultimo, definito «il Pasolini dell'agricoltura italiana», ci regala un momento poetico e agghiacciante quando ci mostra la terra della sua vigna e la confronta a una zolla della vigna confinante, trattata con diserbanti e concimi chimici a go-go. La prima è nera, umida, pastosa, nutriente: sembra di sentirne il sapore; la seconda sembra argilla, è grigia e dura come il marmo. Da quale dei due comprereste il vino? Alla fine di 'Resistenza naturale', la risposta è ovvia. La scommessa narrativa e stilistica del film, poi, va oltre: spingendo all'estremo il paragone vino/cinema, Nossiter inserisce fra i testimoni anche il direttore della Cineteca di Bologna Gianluca Farinelli. E «resistenza naturale» anche restaurare vecchi film, riproporli sul grande schermo, farli circuitane, mantenere viva la memoria della più grande arte del Novecento. Il parallelo è audace, e forse qua e là forzato: la prima volta che appare Farinelli sullo schermo - soprattutto per chi, come noi, lo conosce bene - si pensa a uno sbaglio di rullo! Ma poi tutto diventa fluido, e contribuisce appunto all'affascinante bizzarria di un film-saggio veramente audace." ('L'Unità', 29 maggio 2014)

"Beni tipicamente italiani, al centro anche di 'Natural Resistance', il film, ospite della sezione «Panorama», in cui Jonathan Nossiter (regista del fortunato 'Mondovino') analizza i problemi della nostra produzione vinicola sempre più minacciata dalla standardizzazione e dalle nuove regole dell'industria agricola. Protagonisti 4 produttori che si sono allontanati dalle logiche del mercato e del profitto, lavorando la terra come si faceva in passato. (...) «Questo film - dice Nossiter - è frutto dell'amore storico che ho per l'Italia, per i vignaioli-artigiani, per i custodi della cultura contadina che è sempre stata legata a quella del cinema»." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 12 febbraio 2014)

"Quattro vignaioli visionari d'Italia al Festival di Berlino. Portati da Jonathan Nossiter, regista, passaporto brasiliano e statunitense, cresciuto in Francia, Grecia, casa a Trastevere con la moglie Paula, tre figli e il golden retriver Chet. Nossiter è diventato famoso con «Mondovino», dieci anni fa, critica radicale all'industria del vino che stupì il Festival di Cannes, dove venne candidato alla Palma d'oro. Poi «Rio Sex Comedy» con Charlotte Rampling e ora un nuovo film-documentario, «delicato e piccolo»: 85 minuti sulla storia di quattro produttori di vino. Si chiama «Resistenza naturale» (...). Niente a che vedere con altri film vinosi diventati anche motori promozionali di territori, come «Sideways» per la California o «Un'ottima annata» per la Provenza. «Resistenza naturale» è un elogio degli italiani del vino naturale e, assieme un racconto della nostra cultura contadina vista con gli occhi del cinema. Tanto pessimista era «Mondovino», tra descrizioni di affari e speculazioni, quanto giocoso è «Resistenza naturale. Perché - questa è l'idea di Nossiter - i 300-400 vignaioli naturali d'Italia sono artigiani, ma anche veri artisti moderni». Arte concreta, seguendo il pensiero di Edith Wharton, l'autrice dell'«Età dell'innocenza»: «L'abitudine di considerare l'arte una cosa separata dalla vita è fatale nell'evoluzione del gusto». «Non è un film sul vino - premette Nossiter - ma sul rapporto tra cinema e agricoltura». Non è un documentario, anche se racconta le vite e le idee dei quattro produttori. Ad un tratto una scena si trasforma in una novella grafica, realizzata da Chiara Pacini, l'ex compagna di Mario Monicelli. In un altro punto il regista lascia spazio ad un film nel film, girato dai figli di otto anni che lo prendono in giro, scherzando sul perbenismo ecologico. (...) Il regista usa citazioni e spezzoni di Charlie Chaplin, Mario Soldati, Alfred Hitchcock, Roberto Rossellini, Gian Vittorio Baldi. Cosa sia il vino naturale lo spiega Giovanna Tiezzi nel film: «È più importante quello che non c'è di quello che c'è». Ovvero niente prodotti chimici, solo uva e un po' di anidride solforosa, a volte neppure quella. Il primo effetto è sulla salute, una benefica assenza di mal testa. «Risveglio di contadini illuminati - così lo definisce il regista - che ha contagiato anche grandi aziende in Francia, come Romanée Conti, in Borgogna. E anche in Italia si sta passando da un piccolo gruppo di «resistenti» a cantine storiche." (Luciano Ferraro, 'Il Corriere della Sera', 7 febbraio 2014)
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