Rendition - Detenzione illegale

Rendition

USA, SUDAFRICA - 2007
Rendition - Detenzione illegale
Stati Uniti. Sospettato di essere un terrorista, Anwar El-Ibrahimi, ingegnere chimico di origine egiziana, viene sequestrato da alcuni agenti federali e sottoposto ad uno spietato interrogatorio. Tra coloro che assistono all'ingiusto trattamento riservato ad Anwar, e ad altri come lui, c'è Douglas Freeman, un analista della CIA che prende a cuore la sua causa e cerca di favorirne la scarcerazione. Nel frattempo, Isabelle El-Ibrahimi, ignara della sorte del marito, non avendone più notizie, inizia la sua ricerca disperata.
  • Durata: 122'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: ANONYMOUS CONTENT, DUNE FILMS, LEVEL 1 ENTERTAINMENT, MID FOUNDATION, NEW LINE CINEMA
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2008)
  • Data uscita 29 Febbraio 2008

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Stati Uniti, giorni nostri. Sospettato di essere un terrorista, Anwar El-Ibrahimi (Omar Metwally), ingegnere chimico di origine egiziana, viene sequestrato da alcuni agenti federali, portato in Medioriente e sottoposto a spietato interrogatorio. Tra gli aguzzini c'è Douglas Freeman (Jake Gyllenhaal), analista della CIA divenuto operativo per la morte di un collega, che mal tollera le torture inferte a Anwar. Nel frattempo, Stati Uniti, Isabelle El-Ibrahimi (Reese Witherspoon), ignara della sorte del marito, inizia una disperata ricerca, coinvolgendo l'assistente di un senatore (Peter Sarsgaard) per arrivare fino alla responsabile delle extraordinary rendition (i sequestri di presunti terroristi, poi detenuti e interrogati in prigioni Oltreoceano, organizzati dalla CIA) Corinne Whitman (Meryl Streep). Premio Oscar nel 2006 per Tsotsi, il regista sudafricano Gavin Hood sbarca a Hollywood per raccontare il terrore della guerra al terrore, complice un cast - sulla carta - di assoluto valore artistico: Jake Gyllenhaal, Reese Witherspoon, Meryl Streep e Peter Sarsgaard. Da loro, la prima nota dolente: Gyllenhaal indulge nel chiaroscuro soffuso richiesto dal personaggio fino a risultare sbiadito, la Witherspoon è mogliettina combattiva poco credibile, mentre la Streep ha spazi di manovra troppo angusti per lasciare il segno. Auspicabili e pregevoli le intenzioni umanitarie e socio-politiche del film, tuttavia la sceneggiatura le combina, riduce e condensa in un collage dalla tessere scolorite: poco incisivo il j'accuse di fondo, l'"antagonismo" viene tarpato da una regia scolastica, mentre il coté politico si perde nel "meccano" narrativo di Hood e dello sceneggiatore Kelley Sane. Se la costruzione a intreccio/incastro pare oggi la via d'elezione drammaturgica per l'impegno civile su grande schermo, gli esiti possono essere sicuramente migliori: rispetto a Rendition, il "gemello" Syriana riacquista splendore. Pazienza, se il pubblico reagisse positivamente, accorrendo in massa ai botteghini e "prendendo coscienza", ogni distinguo critico cadrebbe nel vuoto. Ma sono considerazioni a latere, alla prima trasferta hollywoodiana Gavin Hood manca il bersaglio, sacrificando alle esigenze dello spettacolo - almeno ci fosse, poi… - la denuncia e cullandosi i bei nomi del cast, senza pretendere da loro alcunché. Anche a Hollywood avvengono extraordinary rendition…

NOTE

- PRESENTATO ALLA II^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (2007) NELLA SEZIONE
'PREMIÈRE'.

CRITICA

"Se l'incastro delle varie sotto-trame non si limita al solito montaggio contrapposto ma intreccia anche i piani temporali, svelando solo alla fine quale sia la vera collocazione cronologica dell'attentato con cui si apre il film, la regia finisce per essere un po' troppo prigioniera di uno stile prevedibile e artefatto che nei sotterranei della prigione, tra scosse elettriche e catini d'acqua, dà addirittura l'impressione di preoccuparsi più del controluce e del chiaroscuro che del realismo. Finendo per dare l'impressione di edulcorare la realtà e corroborando l'impressione di un film dove, più che denunciare l'inumanità di certe politiche segrete o di certe pratiche antiterroristiche, sia importante un giusto equilibrio tra personaggi positivi e negativi, tra angosce e speranze, tra conformismo diffuso e cocciuta testardaggine. Per fortuna il film è riscattato da un gruppo di volti convincenti e appropriati, dove svettano la razionalità cinica della Streep, la cocciuta determinazione della Witherspoon e i turbamenti morali del giovane funzionario Cia." (Paolo Mereghetti,
'Corriere della Sera', 22 ottobre 2007)

"Gavin Hood, autore di 'Tsotsi' (premio Oscar), è sudafricano, quindi ha cultura inglese. E infatti nel suo film, denso e teso, coerente e misurato, non ci sono né buoni, né cattivi per partito preso: gli antagonisti hanno pari dignità di nemici, sono sullo stesso piano etico e politico. Basterebbe questo perché 'Rendition', auspichi l'incontro, non lo scontro di civiltà. Per trovare un film di spionaggio a questo livello, senza assurdità da 007, occorre risalire a 'Syriana' di Stephen Gaghan e, prima dell'11 settembre 2001, a 'Spy Game' di Tony Scott. Meno complesso di loro, 'Rendition' è però più efficace per lo spettatore medio, abbastanza superficiale da accontentarsi della didascalia 'Nord Africa' per designare il cuore degli eventi. Vista la realtà alla quale s'accennava all'inizio, il Paese al quale si allude, noto per le prigioni e le torture, potrebbe essere proprio l'Egitto, alla cui disinvolta polizia Yussef Chahine, il più noto regista locale, ha dedicato l'acre 'Chaos'. Il cast di 'Rendition' è vasto e soprattutto ben più noto di quello di 'Chaos', ma anche qui non c'è un vero protagonista: la vicenda è corale e si svolge su due, vicini, piani temporali. Ma questo lo spettatore lo scopre solo alla fine, che è lieta, dunque improbabile. L'analogo 'Missing' di Costa-Gavras (1982), ambientato nel Cile del 1973, non aveva voluto cedere alla tentazione di illudere... Si direbbe l'ottimismo l'unico difetto di 'Rendition', perché 'Rendition' dimostra, per il resto, alta professionalità. Qui, come nei due film succitati e negli inediti 'Redacted' di Brian De Palma e 'In the Valley of Elah' di Paul Haggis, impressiona che cresce sempre il numero di attori, sceneggiatori, produttori, registi e distributori impegnati contro la Casa Bianca. È la quieta insurrezione contro Washington da parte di Hollywood, che così a lungo ne era stata il ministero della Propaganda." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 22 ottobre 2007)

"Il secondo film chiamato ad onorare il tappeto rosso è stato 'Rendition', diretto dal sudafricano Gavin Hood e dedicato alla spinosa questione dei sequestri di stato all'epoca del terrorismo. Anche in questo caso, non è possibile gridare al miracolo per colpa della principale malattia del cinema moderno: la prevedibilità... C'è il clima di sospetto dilagante dopo l'11 settembre, c'è il cittadino egizio-americano presunto terrorista, rapito dalla Cia ed estradato in una prigione segreta fuori dagli Usa, c'è una mogliettina terrorizzata e indignata perché lo sa innocente e c'è infine l'agente buono (leale e progressista) che non crede alle accuse e lo libera, consentendogli di rientrare senza macchia nel paese d'adozione che non ha giammai tradito. Tutto banale, ovvio, scorrevole, corretto, con il bonus di ritrovare la venerabile Meryl Streep nell'insolito ruolo di ufficiale cattivissima." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 ottobre 2007)

"Il titolo viene da 'extroardinary rendition' (consegna straordinaria), la controversa procedura speciale utilizzata dai Servizi Segreti americani (soprattutto dopo l'11 settembre), contro i presunti terroristi. Le fasi sono arresti coatti, deportazioni in Paesi dove si usa la tortura per ottenere informazioni e detenzioni in condizioni inumane. Fra piani narrativi paralleli e salti temporali, il regista cerca di analizzare un tema difficile come la dicotomia giusto-sbagliato. Punta in alto ma, è il caso di dirlo, non sbaglia. Ed evita l'errore di fornire facili, univoche soluzioni." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 22 ottobre 2007)

"Tragedie vere vengono ridotte a melodrammi magari politicamente corretti; ancora una volta si constata che, quando il film è mediocre come 'Rendition', non arriva a provocare indignazione né scandalo né rivolta democratica ma rimane lì inerte." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 22 ottobre 2007)
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