Regali da uno sconosciuto - The Gift

The Gift

AUSTRALIA, USA - 2015
3/5
Regali da uno sconosciuto - The Gift
Simon e Robyn sono sposati e conducono una vita tranquilla. Un giorno, Simon incontra Gordo, un ex compagno delle scuole superiori che non vedeva da più di 20 anni, che lo coinvolge in un revival dei tempi che furono e che sommerge la coppia di regali diventando ben presto piuttosto invadente. Decisi a liberarsi della sua scomoda presenza, Robyn e il marito dovranno far fronte alla vendetta di Gordo e ai fantasmi del passato di Simon...
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: PSICOLOGICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA, ARRIRAW (2.8K)/(2K), D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: JASON BLUM, JOEL EDGERTON, REBECCA YELDHAM PER BLUE-TONGUE FILMS, BLUMHOUSE PRODUCTIONS
  • Distribuzione: KOCH MEDIA (2016)
  • Data uscita 3 Marzo 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Viene buona la tagline di Perfetti sconosciuti, il film corale di Paolo Genovese: “Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta”.

Si attaglia bene, anzi, benissimo alla vita di Simon (Jason Bateman) e Robyn (Rebecca Hall, da innamorarsi), giovane coppia di sposi cui il presente ancor prima del futuro arride: buoni lavori, bella e nuova casa, una gravidanza da riprovare, what else?

Qualcuno che rispunta dal passato, Gordo (Joel Edgerton, pure regista e sceneggiatore), un vecchio compagno di scuola (high school) di Simon, che all’inizio nemmeno lo riconosce. Ma Gordo non molla; invita, si auto-invita, fa regali, e fa porre domande: che vuole?

Come goccia su certezze troppo s(t)olide, The Gift lavora sull’apparenza, sui soliti sepolcri imbiancati, per rivelarne il cadavere: la verità. Procedendo, appunto, per iterazioni, per progressivi smottamenti, il thriller sconfessa facciate e scopre le carte del (doppio) gioco: nulla di eclatante, ma complici gli interpreti e una sceneggiatura ponderata e “a fuoco lento” questi Regali da uno sconosciuto, nonostante l’adagio, sono ben accetti.

Visione consigliabile in coppia o, ancor meglio, in triangolo: lui, lei e il compagno di scuola.

CRITICA

"Certo che Joel Edgerton (...) ha studiato sui banchi di Hitchcock la dinamica della suspense e il ribaltamento di segreti. (...) gioca un jolly nel genere thriller senza sbagliare una mossa, sul tavolo della gelosia, del sospetto, del passato che torna. (...) Avvicinandosi a passo felpato alla paranoia, il racconto, 23 giorni di set, cita l'inconscio del cinema (Roman Polanski, Francis Ford Coppola, Hitch) raccogliendo forti suggestioni e un velo di dolorosa ambiguità che il finale attutisce soltanto." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 marzo 2016)

"Un thriller psicologico insolito, dove le opinioni dello spettatore sui personaggi sono destinate a modificarsi con l'avanzare della storia. (...) la progressione drammatica è ben calibrata dal regista debuttante Joel Edgerton. Che, nella parte di Gordo, appare insieme inquietante e un plausibile oggetto di compassione." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 3 marzo 2016)

"Ha un po' il sapore di thriller anti-yuppie anni ottanta -alla 'Attrazione fatale' o 'La mano sulla culla' - insieme a un tocco di 'Brivido nella notte', il primo film di Clint Eastwood regista, questo efficace debutto dietro alla macchina da presa dell'attore/sceneggiatore australiano Joel Edgerton. (...) Entro breve, la scomparsa del cucciolo di famiglia, un rubinetto aperto, l'ombra di un intruso attraverso il vetro della doccia...dissipano l'idillio e conferiscono a questa produzione della casa horror Blumhouse, un'atmosfera decisamente sinistra. Crepe si aprono sulla superficie smagliante del matrimonio di Robyn e Simon e, dagli anni del liceo, emergono storie di crudeltà teen-ager. Alla fine, qualche tormento, se lo meritano tutti." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 3 marzo 2016)

"Piacerà a chi ama i thriller che al punto (cioè al dramma) ci arrivano a poco a poco con passo felpato, ma minacciosissimo. Una bella idea dell'esordiente regista è stata quella di sollevare i veli della vicenda davanti agli occhi del personaggio femminile (una bravissima e fascinosissima Rebecca Hall)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 3 marzo 2016)

"Un thriller ben diretto, che presenta solo rari passaggi prevedibili, capace di creare tensione in uno spettatore spiazzato anche dal finale a sorpresa." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 3 marzo 2016)

"Ci sono i film inglesi, ci sono i film americani. E ci sono i film australiani. I primi due stabiliscono le regole del gioco. Gli ultimi sembrano adeguarsi, ma solo per elaborare regole nuove e sfuggenti. Fingono di seguire un genere - il thriller domestico, in questo caso - ma in realtà lo svuotano da dentro per farne qualcosa di molto più sottile. E inquietante. Questa piccola premessa per dire che la prima regia dell'attore australiano Joel Edgerton è una di quelle sorprese 'di secondo grado' che gioca con la nostra memoria per prenderci di sorpresa, portando il racconto e il sottotesto in direzioni sempre impreviste. Abbiamo già visto mille volte la coppia di coniugi belli e benestanti sistemarsi in una casa nuova e isolata. Abbiamo visto sconosciuti insinuarsi in quei ménage così solidi fino a farli scricchiolare. Abbiamo visto personaggi opachi riemergere dal passato per fare il nido come parassiti in quelle case - quelle vite - così confortevoli... Ma il personaggio interpretato con ambiguità hitchcockiana dallo stesso Edgerton, un ragazzone invecchiato con gli occhi bassi e una gentilezza sospetta, è una minaccia nuova. Sempre che sia una minaccia. (...) 'Regali da uno sconosciuto' è l'opposto dei thriller paranoici alla 'Attrazione fatale' in cui alla fine l'ordine trionfa. Siamo semmai dalle parti del 'Caché - Niente da nascondere' di Haneke. Perché tutti invece hanno qualcosa da nascondere, specie chi sembra 'a posto'. Ordine e benessere hanno un prezzo, e che prezzo. Da bravo regista-attore, Edgerton trova i volti, i gesti, le sfumature ideali per dare profondità a una sceneggiatura perfetta. Ma evita anche la catarsi che rimette tutto a posto. Qui 'vincenti' e 'perdenti' restano tali. Ma devono farsi carico di tutto l'orrore nascosto in quelle stesse definizioni." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 marzo 2016)

"(...) un thriller con un impianto solido e classico e un plot piuttosto sorprendente. L'esordiente regista prende cioè le regole del genere e ci gioca per creare effetti inediti, tra citazioni e reinvenzioni. Le apparenze ingannano e il film ci racconta con ritmo sostenuto fantasmi del passato, ferite mai guarite, antiche e nuove prepotenze, menzogne e maldicenze capaci di distruggere la vita delle persone più fragili e indifese." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 4 marzo 2016)

"Attento alle convenzioni di genere, ben costruito nelle sfumature, mai banale. Diretto dall'Edgerton di 'Star Wars', che si è ritagliato una parte essenziale." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 4 marzo 2016)

"(...) thriller psicologico, dove tutti hanno qualcosa da nascondere, con situazioni e atmosfere tipiche delle opere di Alfred Hitchcock e di Brian De Palma. (...) Joel Edgerton ha focalizzato la vicenda sulla falsità, che, nascosta sotto la superficie del visibile, scatena, con rimandi fra passato e presente, una serie di eventi: orchestrati nella struttura di un collaudato filone del «giallo», ma senza accoglierne gli stereotipi (...), essi causano, col progressivo emergere di dettagli, il crollo di un mondo composito e ordinato. Con una scrittura essenziale e impeccabile, con scelte narrative raffinate, accostando elementi e accadimenti insignificanti e costellando il racconto con svolte imprevedibili, Joel Edgerton mostra di saper modulare la suspense, accrescendola e rilasciandola nei tempi e nei modi appropriati, non trascurando notazioni sulla estrema competitività sociale, innescata da un arrivismo che si rivelerà autodistruttivo." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 8 marzo 2016)
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