Reflection

Vidblysk

UCRAINA - 2021
2,5/5
Reflection
Il chirurgo ucraino Serhiy viene catturato dalle forze militari russe nella zona di conflitto nell'Ucraina orientale e durante la prigionia è esposto a scene orribili di umiliazione, violenza e indifferenza verso la vita umana. Dopo il suo rilascio, torna nel suo confortevole appartamento borghese e cerca di trovare uno scopo nella vita ricostruendo il suo rapporto con la figlia e l'ex moglie. Impara come essere di nuovo un essere umano, come essere un padre e aiutare sua figlia, che ha bisogno del suo amore e del suo sostegno.
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: IYA MYSLYTSKA, VALENTYN VASYANOVYCH, ANNA SOLOBEVSKA PER FOREFILMS
  • Distribuzione: WANTED (2022)
  • Vietato 14
  • Data uscita 17 Marzo 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani

C’è un controllo totale dell’immagine nel nuovo film di Valentyn Vasyanovych, promosso in Concorso a Venezia dopo la rivelazione del suo Atlantis nella sezione Orizzonti del 2019. Anche perché di questo plumbeo e respingente Reflection l’autore ucraino è regista, sceneggiatore, montatore e direttore della fotografia. Ma, a volte, un controllo completo può diventare un problema.

Composto da una decina di inquadrature, Reflection entra nelle viscere della guerra che infuria nell’Ucraina orientale. Le coordinate spazio-temporali ci aiutano a comprendere la crudeltà del conflitto e l’impossibilità del dialogo, esplorando la discrepanza tra lo straniante quotidiano urbano fatto di incontri e uscite e un’aridità naturale che si accorda al deserto emotivo in cui il protagonista cerca disperatamente di orientarsi.

Tutto è già nella prima scena, nella tranquilla Ucraina metropolitana: un chirurgo va alla lezione di paintball della figlia e prende un caffè (molto corretto, ma fa freddo dopotutto) con il nuovo compagno dell’ex moglie prossimo a partire per il fronte. Nel frattempo, la figlia simula la morte in battaglia dopo essere stata colpita da una bomba di colore. Nella scena dopo il chirurgo è su un veicolo nella war zone.

Con un titolo esplicitamente allusivo e una struttura in due parti speculari, Reflection gioca sulle corrispondenze, sulle premonizioni e sulle parafrasi. L’incipit è già il riflesso di ciò che sarà: il protagonista è il chirurgo, catturato e imprigionato dalle forze militari russe, che nella prigionia assiste a spaventose scene di umiliazione e violenza, ma l’attenzione è soprattutto sulla figlia, con la quale deve recuperare un rapporto una volta tornato a casa.

 

Il dolore, lo strazio, lo smarrimento del padre si riflettono sulla ragazzina, sul cui corpo che sarà simbolicamente segnato ricadono anche l’assenza del compagno della madre (il chirurgo si porta addosso anche il fardello di questa omissione), l’eco di una guerra che rimbomba nelle case tristi, una ferita “banale” che però è sintomo di qualcosa di più grande.

Mettendo in relazione ciò che accade nei due piani, Vasyanovych costruisce una prima parte che non si tira indietro nel mettere in scena l’osceno, con uno sguardo anche trucido ma coerente con il racconto della bestialità del conflitto. Tuttavia, dal momento in cui il riflesso si manifesta nella sua materialità più diretta, il film sembra intrappolarsi in un continuo rincorrere simmetrie e correlazioni, dai cani che irrompono all’improvviso alle pile mancanti fino al drone che da strumento bellico è diventato oggetto ludico.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 78. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2021).

CRITICA

"Il gesto radicale etico ed estetico di 'Reflection' è già presente nel suo titolo, sintesi dei plurimi significati del riflettere: pensare, osservare attraverso una parete riflettente, "proiettare" la finzione rivelatrice della verità quale funzione propria del cinema. E fin dalla prima delle pochissime inquadrature si evince la prospettiva frontale, centrale e "schermata" adottata: nella Kiev delle famiglie borghesi, la guerra entra in scena come un gioco da bambini che, travestiti di mimetiche bianche, "recitano" una battaglia davanti ai genitori intenti a filmarli con gli smartphone al di là di una vetrata. Tra i padri, un giovane chirurgo è destinato a diventare il punto di vista del racconto: catturato, torturato e imprigionato dai russi nel Donbass, viene intimato al silenzio sui crimini di cui è stato testimone prima di essere liberato per scambio con altri prigionieri. Vasyanovyc eleva la sua vicenda a simbolo umano universale attraverso un film chirurgico e geometrico di denuncia, di speranza e di politica umanista. Il medico graziato è il corpo sintomatico da cui discende la simmetria testuale, laddove esiste un prima e un dopo la prigionia, il momento in cui le vetrate si frantumano, e una guerra criminale impone i suoi orrori. E il suo ritorno in famiglia, come il suo sguardo sul mondo, non sarà più lo stesso." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 05 marzo 2022)
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