Red Road

GRAN BRETAGNA - 2005
Red Road
Jackie lavora come operatrice in una camera di sorveglianza. Trascorre le sue giornate davanti al video guardando persone sconosciute che le scorrono davanti agli occhi insieme alle loro esistenze. Un giorno su uno dei monitor appare il volto di un uomo. Una persona che Jackie pensava che non avrebbe mai più visto e che non avrebbe mai più voluto vedere. Non ha più scelta, non c'è alcun modo di fuggire: Jackie è obbligata a fare i conti con lui.
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: SIGMA FILMS, ZENTROPA ENTERTAINMENTS
  • Distribuzione: FANDANGO (2007)
  • Vietato 14
  • Data uscita 30 Marzo 2007

RECENSIONE

di Angela Prudenzi
Una compagnia di nove attori che impersonano gli stessi personaggi, riprese in digitale, troupe fissa, a cambiare le città della Scozia che fanno da sfondo alle vicende. Queste le regole imposte da Lars Von Trier ai registi chiamati a realizzare un trittico sulla solitudine e il disagio denominato Advanced Party. Andrea Arnold, vincitrice di un Oscar nel 2004 con il corto Wasp, è la prima ad aver accettato la scommessa e sfruttato al meglio le direttive arrivando a strappare con Red Road il Premio della Giuria all'ultimo festival di Cannes. Carta vincente la protagonista principale Jackie, una donna dotata di una personalità talmente forte e complessa da rimanere attaccata alla pelle una volta usciti dalla sala. Jackie ha un lavoro particolare: da monitor collegati con l'esterno sorveglia ogni angolo di una Glasgow cupa e strapazzata dalla miseria. Giorni e notti davanti allo schermo finché nel volto di un uomo sembra riconoscere il pirata della strada che, pochi anni prima, le ha ucciso il marito e l'adorata bambina. L'intuizione è giusta, si tratta proprio dell'assassino uscito dal carcere per buona condotta. Allora Jackie comincia a seguirlo, a piedi e con le telecamere, spingendosi fino alla seduzione dell'uomo con il quale fa l'amore per poi accusarlo di stupro. Ma Jackie non ha fatto i conti con l'umanità che alberga in lei e quello che sembrava un film sulla vendetta si trasforma in un'esplorazione della solitudine e dell'isolamento che lascia aperto un interrogativo su tutti: sono maggiori le responsabilità personali o quelle della società? Il perdono scelto da Jackie nel finale dimostra che il singolo ha infinite possibilità di riscattarsi, ma il mondo intorno non sempre è in grado di ascoltare grida di sofferenza e richieste di aiuto. Vittime e carnefici di Red Road finiscono in questo modo per somigliarsi, uniti da quel medesimo senso di sconfitta che affratella ad esempio i tanti eroi delle opere di Loach. Un esordio che lascia il segno dunque. Una regista di cui si sentirà certamente parlare.

NOTE

- PREMIO DELLA GIURIA AL 59MO FESTIVAL DI CANNES (2006).

CRITICA

"Esordio della scozzese Andrea Arnold, 'Red Road' scopre le carte poco a poco. (...) L'esordio della Arnold, primo capitolo di un bizzarro work in progress a più mani, teso, incalzante, emotivamente violento, visivamente notevole, è una bella sorpresa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 maggio 2006)

"Vietato prenderlo per un thriller alla Hitchcock, cui si atteggia nella prima parte: ciò che interessa all'esordiente Andrea Arnold è uno studio del punto di vista, a partire da quella 'finestra sul cortile' post-moderna che è una centralina video. La cineasta sposa la visione di un personaggio turbato nel profondo e adotta uno stile frammentario, per restituire 'ambiguo rapporto di attrazione-repulsione che lo induce a guardare. Così il film instaura il clima perturbante e ansiogeno con cui, a sua volta, attrae-respinge lo spettatore." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 30 marzo 2007)

"Esordio della scozzese Andrea Arnold, 'Red Road' scopre le carte poco a poco. Solo in sottofinale capiremo chi è quell'ex-galeotto. Ma intanto questo film in digitale, stretto ossessivamente intorno a un pugno di luoghi e di personaggi, avrà portato alla luce il lato oscuro di Jackie. Mescolando immagini sgranate, strade malfamate, richiami notturni. Fino a far coincidere la fine di un lungo lutto con quella discesa agli inferi. Una discesa che in termini fisici è un'ascensione, perché il misterioso Clyde vive al 24mo piano, ma a volte bisogna spingersi lontano per riuscire a guardarsi dentro. E l'esordio della Arnold, primo capitolo di un bizzarro work in progress a più mani, teso, incalzante, emotivamente violento, visivamente notevole, è una gran bella sorpresa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 30 marzo 2007)

"I Red Road sono dei caseggiati di Glasgow, imponenti, scarni e caratterizzati da una striscia rossa.
Chi vi abita appartiene alla classe sociale medio bassa. (...) Quanto accade è narrato con scarno
minimalismo, con voluta sciatteria allo scopo di accentuare le fasi drammatiche. Un espediente posto in atto con una pessima fotografia, primi piani e macchina in mano, che finiscono per infastidire lo spettatore. Gli interpreti sono volutamente dimessi e poco attraenti, immersi in un finto realismo che sa di maniera. Il solo interesse, teorico, risiede nel fatto che gli stessi personaggi e gli stessi attori interpreteranno due altri film partendo dal medesimo presupposto. Se qualcuno è interessato..." (Adriano Di Carlo, 'Il Giornale', 30 marzo 2007)

"Si arriva al top di un viaggio nella notte in cui è difficile separare fatti e morale in un clima allucinato che parte dall'attuale psicosi del monitor e approda al degrado morale e materiale nel trionfo di un'ambiguità esistenziale e che un buon taglio di cinema supporta con frammenti di panico, trasvolando dalle atmosfere metafisiche di Atom Egoyan al terrore voyeur stile De Palma. Psicodramma di ottima tenuta narrativa: Katie Dickie resta nella memoria." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 30 marzo 2007)
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