REBUS

ITALIA - 1988
Carabas, un anziano meccanico di St. Denis che da anni mette un annuncio sul giornale per ritrovare un'automobile Bugatti del '27, viene contattato dal giovane Raul che gli propone l'acquisto di questa vettura. I due partono per Biarritz dove trenta anni prima Carabas aveva perso le tracce della Bugatti e dell'affascinante ed enigmatica contessa Myriam du Terrail, con la quale aveva avuto un'avventura amorosa che gli aveva sconvolto l'esistenza. Carabas obbliga il giovane Raul a seguire lo stesso itinerario percorso insieme alla misteriosa contessa: un viaggio pieno di oscuri pericoli e di sorprese inquietanti per una rischiosa missione a cui la donna era costretta da un ricatto. Dopo averlo sedotto per ottenerne l'alleanza, la donna improvvisamente era scomparsa insieme alla Bugatti lasciandogli un enigmatico messaggio: l'elefante d'argento che ornava il cofano dell'automobile e che Carabas ha portato con sé. A Biarritz la Bugatti che Raul gli consegna è priva di quell'ornamento: nemmeno adesso dopo trenta anni Carabas può risolvere questo rebus.

CAST

CRITICA

"Due auto, una femme fatale, Biarritz e un complotto. Un'officina d'auto d'epoca e un bistrot nel 1950. Un anziano meccanico, poeta del tempo perduto nel 1988. Corrono le auto, corrono gli anni. Prima, dopo, ieri, domani. Nel corso del tempo l'orologio del campanile si confonde con la luna e il mare. E ricostruire e capire è impossibile. 'Rebus'. Che soluzione? 'A volte una soluzione sembra plausibile solo in questo modo: sognando' (Tabucchi nel racconto da cui è tratto il film). Con la sceneggiatura di 'Rebus', Sergio Vecchio, raffinato e colto sceneggiatore, Massimo Guglielmi, esordiente alla regia, e Antonio Tabucchi, scrittore, affabulatore e viaggiatore, hanno vinto due anni fa il premio Solinas. (...) 'Rebus' non è un film facile, è comunque un film che nei momenti migliori, ricorda la priorità del cinema come musica in subordine alla frammentazione della letteratura (lettura). E' curioso che un grande quotidiano in un occhiello abbia scritto a proposito di 'Rebus': 'Una storia tra realtà e memoria ambientata nel 1927'. Di quell'anno, nel film, c'è soltanto la sontuosa Bugatti Royale..." (Silvio Danese, 'Il Giorno', 23 Febbraio 1989)

"Il tutto impaginato con notevole maestria, anche se si tratta non di persone ma di fantocci, e posto sotto la protezione del mistero della vita, schierato agli ordini dell'inconoscibile: insomma il film parte come un giallo e poi cambia abilmente le carte dalla letteratura di consumo alla letteratura. Intanto ci pensa Rotunno a che le immagini restino irreprensibili. Guglielmi è un uomo di cinema che volta le spalle alle tentazioni vittimistiche della sua generazione per puntare verso il largo della superproduzione, cui appare già attrezzato. Fra tanti mezzi autori, ecco un neo-professionista intero. Rebus è un biglietto da visita. Guglielmi non è zavorrato da manie di esprimersi ed ha capito, come gli americani che nei libri ci sono più idee. Non sembra neppure un italiano questo veneziano che bussa all'appuntamento europeo del '92 con tre anni di anticipo." (Sergio Frosali, 'La Nazione', 18 Febbraio 1989)

"Che strada scegliere per portare sullo schermo il non detto, le allusioni, le suggestioni cifrate nella scrittura tersa e sapiente di Tabucchi? Gravitando volente o nolente nella scia di Resnais e del suo cinema della memoria, Guglielmi punta su una ambientazione accurata e preziosa, gira il passato e il presente in due stagioni diverse, dà fondo con la complicità di Rotunno alla fotogenia di auto, attori e paesaggi, ma non riesce a scaldare una materia che resta quasi sempre elegante ed esangue. Peccato, perché Tabucchi sa essere insieme intellettuale e sanguigno (leggere per credere la bellissima pagina di Michelet sul sangue delle balene citata in 'Donna di Porto Pim', Sellerio). Ma forse uno studioso di Pessoa, scrittore dalle molte identità, non chiede altro che di essere tradito. Come sembrerebbero provare gli adattamenti già annunciati di altri racconti di Tabucchi a opere di registi lontani davvero anni luce come Luigi Magni, Raul Ruiz, Fernando Lopes e Alain Corneau." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 Febbraio 1989)
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