Real Steel

USA - 2011
3/5
Real Steel
Charlie Kenton, è un ex boxeur che si è ritirato quando il mondo del pugilato è stato invaso da giganteschi robot d'acciaio. Ridotto a promoter di mezza tacca, Charlie si guadagna da vivere a stento assemblando robot scadenti e in disuso per cui organizza match nei ring clandestini. L'uomo proverà a prendersi una rivincita assemblando un boxeur hi-tech insieme al figlio Max, un ragazzino pieno di risorse malgrado la sua giovane età, che aveva da tempo perso di vista e improvvisamente riapparso nella sua vita.
  • Altri titoli:
    Real Steel - Cuori d'acciaio
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASCIENZA
  • Tratto da: racconto "Steel" di Richard Matheson
  • Produzione: SHAWN LEVY, DON MURPHY, SUSAN MONTFORD PER ANGRY FILMS, DREAMWORKS SKG, IMAGEMOVERS
  • Distribuzione: THE WALT DISNEY COMPANY ITALIA
  • Data uscita 25 Novembre 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Real Steel mantiene ciò che non promette: un bel controsenso. Il film Dreamworks – da noi distribuito dalla Disney, a conferma di come siano saltate antiche gelosie e competizioni – sembrava un action tutto lamiere ed effetti speciali, sorta di Transformers in modalità ridotta. Non lo era.
Certo i robot ci sono, se le danno di santa ragione, il futuro è prossimo e l'America ha sostituito guantoni e sudore della boxe con ferraglia telecomandata a distanza. Ma dentro il grande show di cavi e muscoli d'acciaio batte un cuore umano affamato di vita e riscatto. Quello di un pugile sul viale del tramonto che ha la possibilità di riprendersi una rivincita sul e fuori dal ring, ritrovando la fiducia in se stesso e l'amore del figlio che anni prima non aveva voluto.
Paternità, elogio degli sconfitti e seconde occasioni:Real Steel (dal racconto di Richard Matheson) è classica pastorale americana, ricca di risonanze umane, annotazioni sociologiche, edificazione democratica. Diretto con mestiere da Shawn Levy – ma si sente la mano di Spielberg, produttore esecutivo – conquista per l'ottima prova dei suoi protagonisti: Hugh Jackman ed Evangeline Lilly sono maledettamente intensi, ma la parte del leone è del piccolo Dakota Goyo. Ne sentiremo ancora parlare.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURANO ANCHE STEVEN SPIELBERG E ROBERT ZEMECKIS.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2012 PER I MIGLIORI EFFETTI VISIVI.

CRITICA

"Chissà se Richard Matheson, nel suo racconto 'Steel' dal quale è stato adattato questo film, ci ha visto giusto. Se, cioè, in un futuro non così distante, i pugili saranno sostituiti realmente, sul ring, da robot con i guantoni per soddisfare le esigenze di distruzione di una umanità che non si accontenta più dei pugni tra due boxeur: li vuole fatti a pezzi. È l'audience bellezza. Del resto, se una volta, per un torto in macchina, al massimo ti prendevi del cornuto, mentre adesso, ben che ti vada, ti investono direttamente, ci sarebbe da meravigliarsi di un pugilato trasformato in uno scontro tra macchine sofisticate telecomandate da umani? La Disney (che ha solo distribuito ma non prodotto), ancora più pessimista di Matheson, ci punta forte sul soggetto e, cosa strana trattandosi di una pellicola col suo marchio, con una violenza inaspettata. Il risultato è un incrocio tra 'Rocky' e 'Over theTop', visto ovviamente di là nel tempo, con contorni favolistici, che piace maledettamente e senza distinzioni di età. (...) Il tema, interessante, di una società che, per il proprio divertimento, si inventa macchine umanoidi per vederle ridotte a pezzi, viene presto accantonato, così come quello dell'ingegno dell'uomo che supera qualsiasi software sofisticato. Si preferisce lavorare sul rapporto padre-figlio che qui funziona a dovere." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 25 novembre 2011)

"L'unica cosa che riconduce il film a Shawn Levy, il regista della serie 'Una notte al museo', è l'uso evoluto degli effetti speciali. Per il resto, alla commedia si sostituisce il dramma: un mélo famigliare a sfondo fanta-sportivo originale nelle premesse, meno nell'evoluzione narrativa. (...) Non stupisce constatare che la casa produttrice è quella di Steven Spielberg, vista l'importanza che l'intrigo accorda al rapporto familiare. È così che il blockbuster di combattimento finisce per prendere l'aspetto di un piccolo apologo sulla redenzione di un uomo e la sua assunzione di responsabilità. Un po' (ma meglio) sulla scia del vecchio 'Over the Top' con Stallone." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 25 novembre 2011)

"Nel futuro immediato non si faranno più combattere galli ('Cockfighter' di Monte Hellmann) o cani ('Amores Perros' di Iñárritu) bensì robot. (...) 'Real Steet' è un simpatico assemblaggio di vecchio (il cinema di Sylvester Stallone) e nuovo (robot in computer animation alla 'Transformers'). Epico come 'Rocky' (lo scontro finale ricorda 'Rocky IV'), strappalacrime come 'Over the Top' (dove Stallone era camionista con figlio piccolo al seguito), fotografato con luce calda e patinata alla 'Top Gun', non brilla per originalità ma si lascia guardare con curiosità. Colpisce l'eterna capacità del cinema americano di rimasticare la propria mitologia per costruire nuove macchine di intrattenimento." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 25 novembre 2011)

"Quel che non gli è riuscito con 'Le avventure di Tintin', ovvero risuscitare Indiana Jones, gli riesce qui: Steven Spielberg, produttore e qualcosa di più, affida a 'Real Steel' memoria e memorabilia di 'E.T.', delegando la prassi alla regia convenzionale di Shawn Levy ('Una notte al museo'), ai muscoli patern(al)i di Hugh Jackman, al sorriso disarmante del piccolo Dakota Goyo - ne sentiremo parlare - e, soprattutto, a un robot demodé, tenera sintesi di 'lo, robot' e 'Coraline', 'Daitarn' e il 'Golem'. Paparino prodigo (Jackman) e figliolo (Goyo) a manovrare i robot sul ring: già visto, d'accordo, ma il frullato uomo-macchina trova nuovi sapori. Gli orfani (maschili) di 'Lost' apprezzeranno Evangeline Lilly, le donne la sexy versatilità di Jackman, i cinefili il ribaltamento del teorema di 'Transformers': qui i robot non pensano, la testa ce la mette l'uomo, ma sentono e (si) commuovono. Perché il biglietto da visita parla action e sci-fi, ma 'Real Steel' è un family-movie: allargata, meccanica, ma pur sempre famiglia. Manca solo la chiamata: 'E.T. telefono casa!'." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 24 novembre 2011)
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