Re della terra selvaggia - Beasts of the Southern Wild

Beasts of the Southern Wild

USA - 2012
4/5
Re della terra selvaggia - Beasts of the Southern Wild
Hushpuppy è una bambina di 6 anni che vive nella comunità soprannominata Bathtub (La Grande Vasca), una zona paludosa su un delta del Sud degli Stati Uniti. Suo papà, Wink, sta cercando di prepararla a cavarsela anche senza di lui e quando una serie di eventi - una misteriosa malattia del padre, le temperature che aumentano, il ghiaccio che si scioglie e un gruppo di creature preistoriche, gli Aurochs, fanno la loro comparsa - Hushpuppy decide di partire per andare alla ricerca della madre scomparsa, di cui ha solo vaghi ricordi...
  • Altri titoli:
    Les Bêtes du sud sauvage
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SUPER 16 E RED, 35 MM (GONFIATO)/D-CINEMA (1:1.85)
  • Tratto da: pièce teatrale "Juicy and Delicious" di Lucy Alibar
  • Produzione: COURT 13, CINEREACH, JOURNEYMAN PICTURES
  • Distribuzione: SATINE FILM/BOLERO FILM (2013) - DVD E BLU-RAY: 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT (2013)
  • Data uscita 7 Febbraio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Benh Zeitlin, 30 anni, newyorkese, regista. Appuntatevelo, ha un grande futuro e un più grande presente: Beasts of the Southern Wild - in Italia Re della Terra Selvaggia - è l'opera prima che rialza le sorti dell'indie americano e ci sbatte in faccia LA domanda: perché noi non ce la facciamo? Un milione e 800mila dollari di budget, il suo collettivo Court 13 nella crew, attori non professionisti nel cast, e una pièce, Juicy and Delicious di Lucy Alibar, per immaginifico punto di partenza.
Delta del Mississippi, fusione panica con la Natura e raffinerie incombenti, una comunità bayou di emarginati, un padre e una figlia di sei anni, la sua “padrona” Hushpuppy (Quvenzhané Wallis, mesmerizzante e più giovane candidata protagonista agli Academy Awards), a scambiarsi la legge della giungla acquatica. All'orizzonte, un disgelo apocalittico e i preistorici uri al galoppo con le zanne a baionetta: il padre sta male, Hushpuppy cerca la madre perduta, noi troviamo un gioiellino sospeso tra il fantasy utopico e la realtà dei derelitti, con più contendenti, umani e animali, per la parte delle Bestie.
Leopardi avrebbe gradito, Huck Finn se ne sarebbe andato braccetto con Hushpuppy, noi contiamo i premi di Beasts (più 4 nomination pesanti agli Oscar) e ci lecchiamo gli occhi: nel selvaggio Sud gli ultimi saranno i primi. Applausi.

NOTE

- CONTRIBUTO ARTISTICO: ELIZA ZEITLIN.

- PREMIO FIPRESCI E MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA ECUMENICA AL 65. FESTIVAL DI CANNES (2012), SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2013 PER: MIGLIOR FILM, REGIA, ATTRICE PROTAGONISTA (QUVENZHANÉ WALLIS) E SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.

CRITICA

"Una bambina immersa in un mondo selvaggio cerca di sopravvivere e dare un senso a ciò che le accade fondendo esperienze concrete, fantasticherie parareligiose e brutali precetti educativi con lo sguardo mitico e il sentimento del mondo aurorale tipici della sua età. Se non fosse uno dei film più sorprendenti dell'anno, 'Re della terra selvaggia' potrebbe essere un ciclo di leggende illustrate da un geniale pittore naif, o il libro di preghiere di un remoto culto locale ancora imbevuto di magia. Una magia mille volte più terribile e «vera» di tanti surrogati fantasy oggi di moda. (...) Naturalmente l'esordiente Benh Zeithlin, 30 anni, caméra d'or a Cannes, poggia uno sguardo carico d'ammirazione e stupore (ma mai ingenuo o peggio ideologico) su questo microcosmo che potrebbe sembrare un coacervo di miseria, ignoranza e superstizione. Fino a fare del doloroso viaggio di Hushpuppy un'esperienza estrema quanto rivelatrice che getta una luce sinistra sulla modernità. Con la forza di un cinema capace di reinventarsi scena dopo scena, facendosi beffe della logica e dell'estetica dominanti, per imporre un approccio incredibilmente complesso a questo microcosmo in via di sparizione. E una piccola, intrepida eroina che non dimenticheremo tanto facilmente." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 febbraio 2013)

"Il regista Behn Zetlin firma una fiaba contemporanea, sul solco del cinema di Malick, ma in versione povera e a un ritmo folk. (...) Un piccolo grande film sull'America che nessuno racconta, una parabola universale sulle periferie del pianeta minacciate di catastrofe dalla natura e dall'economia mondiale. Concorrente a quattro Oscar e di quelli importanti (miglior film, regia, sceneggiatura e attrice femminile). La piccola Quvenzhanè Wallis aveva sei anni ai tempi delle riprese." (Curzio Maltese, 'La Repubblica', 7 febbraio 2013)

"Un piccolo film di un esordiente della Louisiana, occasione subito di due singolarissimi primati: quello che, nel 2012, l'ha visto vincere il maggior numero di premi in tutto il mondo e quello che, essendo già candidato a quattro Oscar, uno di questi - caso unico- propone come migliore attrice protagonista una bambina di sei anni, anch'essa esordiente... (...) Certo è un film che colpirà, con quel suo piglio realistico che, molto abilmente, dà anche spazi all'immaginazione e perfino alla magia. Siamo nella Louisiana del Sud, in una zona, tra fiumi e paludi, spesso devastata da quegli uragani cui la regione deve la sua triste fama. Due personaggi, entrambi di colore, un uomo di una quarantina di anni, abbandonato dalla moglie, e sua figlia di sei, cui, tenendola in una sorta di capanna vicina alla propria, fa da padre e da madre, angustiato dal fatto che, molto malato, sa di dover morire e che, prima, deve riuscire in tutti i modi a insegnare alla bambina come cavarsela da sola. Piccole cronache, sia all'insegna del rapporto padre e figlia, sia in mezzo a quella piccola comunità attorno che oltre ad attendere sempre con paura nuovi uragani, verifica giorno per giorno il pericoloso proporsi di vari guasti all'interno della stessa natura, grandi piogge, ghiacciai che si sciolgono, fiumi che straripano, cui si dovrà a un certo momento l'apparizione sconvolgente di giganteschi animali preistorici restituiti alla vita dopo un sonno secolare tra i ghiacci. La realtà, la cronaca, ma anche appunto la magia di quelle apparizioni evocate sempre comunque con accenti realistici, evitando con lo stile di far distinguere il concreto dal fantastico. Con immagini sempre poetiche e anche sempre vere, in cifre che tendono a scavare gli animi attraverso le facce, soprattutto quella della bambina (...) in grado, ad ogni inquadratura, di manifestarci il mondo, il suo, scopertamente infantile, quello degli adulti, carico di segni, di anni, di terrori. Se avesse l'Oscar l'avrebbe meritato." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 7 febbraio 2013)

"Bianchi, neri, creoli - non importa - in piena sintonia con il microcosmo sospeso fra acqua e cielo dove abitano, e noncuranti di sapere che è destinato a scomparire eroso dai venti e dal mare. Simbolo degli abitanti della 'Vasca', poveri in canna e in perenne lotta contro gli elementi, la piccola Hushpuppy trae forza dal suo fantastico mondo interiore e dalla consapevolezza saggia e senza tempo che noi esseri umani siamo parte di un ciclo naturale che ci precede e ci oltrepasserà. Basato su un atto unico di Lucy Alibar, girato a piccolo budget ed entrato in gara per l'Oscar anche per film e regia, 'Il re delle terre selvagge' di Ben Zeitlin è un esordio sorprendente, una favola antropologica e magica che coinvolge toccando corde profonde e misteriose." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 7 febbraio 2013)

"E' uno degli esordi più folgoranti degli ultimi anni, capace di mescolare realtà e immaginazione, mitologia e avventura, stile semidocumentaristico e metafora sull'inizio e la fine del mondo. " (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 7 febbraio 2013)

"Il film più premiato del 2012 è una poesia ancestrale che si fa racconto di formazione universale dal punto di vista di una bimba. Il passaggio dall'Innocenza alla Responsabilità avviene davanti agli dei e alle belve selvatiche (Beasts of the Southern Wild, in originale), ovvero la sostanza paurosa nello sguardo infantile. Un perfetto realismo magico, un piccolo miracolo cinematografico. Candidato a 4 Oscar, di cui uno per la Wallis, la più giovane della storia. Magnifico. Garantisce il fan d'eccezione Barack Obama." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 7 febbraio 2013)

"(...) bravissima Quvenzhané Wallis, baby favorita agli Oscar (...). Film snob che ha riscosso giusti peana in tutto il mondo ma che dà la sensazione di forzare le emozioni." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 7 febbraio 2013)

"«Lo spirito indomito che impregna tutta la Louisiana del sud è ciò che mi ha reso dipendente da questa terra. Sono venuto per una visita che sarebbe dovuta durare due mesi. Sono passati sei anni, e non ho alcuna intenzione di ripartire. Qui si trova la culla di una specie in via di estinzione: quella delle persone più tenaci che io conosca in America. Ed è stata la loro fierezza a condurmi a questa storia». Benh Zeitlin, regista esordiente, spiega così la genesi del 'Re della terra selvaggia', opera cinematografica rivelazione del 2012, premiata al Sundance, a Cannes e in altri prestigiosi festival internazionali, candidata a quattro Oscar (...). E solo partendo da questa premessa - il sud della Louisiana non è solo un luogo ma uno stile di vita - si può comprendere fino in fondo questo straordinario lavoro, sicuramente non convenzionale, di quelli che o si amano o si detestano. Un film poetico, grazie a una magica alchimia che mescola sentimenti profondi e forza della natura. Siamo nella terra di Katrina, un luogo segnato dalla potenza degli elementi. E in un tempo di cambiamenti climatici. Ghiacci che si sciolgono, uragani, maree, tutto contribuisce a trasmettere la sensazione che un giorno, inevitabilmente, questo mondo sarà cancellato dalla mappa geografica. E il film di Zeitlin s'interroga sul modo in cui le persone che qui vivono da sempre reagiranno di fronte all'imminente catastrofe, su come potranno trovare la forza di vedere morire la loro terra senza perdere la speranza, aggrappandosi alla famiglia e agli affetti. Hushpuppy (Quvenzhané Wallis), sei anni appena, vive in una comunità che abita un'area paludosa denominata affettuosamente 'la grande vasca': una zona dimenticata, tagliata fuori dal resto del mondo da una diga, ma abitata da gente ribelle e fiera del suo isolamento. La mamma di Hushpuppy se n'è andata da tempo, e l'amato papà Wink (Dwight Henry) è un uomo indomito e selvaggio, refrattario a slanci di tenerezza pur amando molto, a suo modo, la figlia. I due vivono sotto tetti diversi: lui in una baracca arrugginita, lei in una roulotte appoggiata su due barili. La bambina è spesso lasciata sola, circondata da animali selvatici: in tale ambiente percepisce, in una sorta di elementare panteismo, che il mondo della natura è un fragile intreccio di cuori che battono, vivono, e che l'universo si regge sull'equilibrio perfetto e precario di tutte le cose; come del resto le ricorda un'insegnate fin troppo originale (Gina Montana). Wink, gravemente malato, sa che non vivrà ancora a lungo e con durezza sta preparando la figlia ad affrontare un ambiente ostile, dove non ci sarà più lui a proteggerla. La vuole forte, coraggiosa, e orgogliosa di non assomigliare a quanti abitano all'asciutto, dall'altra parte della diga. Inoltre 'la grande vasca' - che non richiama alcun luogo reale, ma è piuttosto il contenitore di tutto il buono che i cambiamenti naturali spazzeranno via - è alla vigilia di una catastrofe mai vista. Con il padre malato, a Hushpuppy non resta altro che cercare di sopravvivere e di mettersi alla ricerca della madre, che per lei è solo un vago ricordo. Ma dovrà combattere contro pericoli reali e immaginari, incubi che prendono la forma di terrificanti bestie preistoriche, gli 'aurochs'. E, imparando a piangere, dire addio alle persone che ama. Dopo aver assistito a uno spettacolo teatrale di 'Juicy and delicious' di Lucy Alibar nel 2008, Zeitlin ha deciso che la portata e lo spirito del mondo creato dall'autrice fossero ideali per una trasposizione cinematografica. Alibar ha infatti scritto racconti che mescolano cibo, magia e amore, nello stile del Sud, e dato vita a personaggi fortemente caratterizzati. Firmando insieme la sceneggiatura del film, Alibar e Zeitlin hanno trasferito questi ingredienti nel paesaggio acquitrinoso della Louisiana, un luogo in cui le persone, sbandate e strambe a limite dell'insipienza, ma genuine e solidali, vivono una gioia semplice e smodata, unita a un atavico e cocciuto fatalismo anche quando villaggi e case affondano dinanzi ai loro occhi. Cosicché quando, dopo l'uragano, il mondo al di là della diga tenterà di soccorrerli, quell'aiuto verrà percepito come una violenza non meno devastante. Il risultato è un'opera di grande impatto emotivo, costata meno di due milioni di dollari, che unisce fiaba e realtà, forte della spontaneità degli attori tutti reclutati dalla strada; persone vere, chiamate a recitare se stesse. A partire dalla piccola Quvenzhané Wallis, bravissima, ma forse prematuramente candidata dall'Academy Award come migliore attrice protagonista, la più giovane della storia. Un film che racconta un mondo estremo, reso però magico dallo sguardo innocente e disincantato di una bambina costretta a crescere troppo in fretta. È lei il re che ci guida teneramente nella sua terra selvaggia." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 17 febbraio 2013)
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