Ratatouille

USA - 2007
Ratatouille
Remy è un ratto che ogni giorno rischia la sua vita in un costoso ristorante francese, sia a causa del suo amore per il buon cibo che per il desiderio, del tutto impossibile per un ratto, di diventare un giorno chef. Tuttavia la grande opportunità arriva quando Linguini, uno sguattero tuttofare, trova in Remy un amico e soprattutto un valido partner in cucina...
  • Altri titoli:
    Untitled Rodent Project
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: ANIMAZIONE, COMMEDIA, FAMILY
  • Tratto da: racconto di Brad Bird, Jim Capobianco e Jan Pinkava
  • Produzione: PIXAR ANIMATION STUDIOS, WALT DISNEY PICTURES
  • Distribuzione: BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA
  • Data uscita 17 Ottobre 2007

RECENSIONE

di Boris Sollazzo
Quando il gatto non c'è i topi, si sa, ballano. Che cucinassero, però, questo non era sospettabile. Ma il cinema ci ha sempre abituati all'eclettismo di queste simpatiche bestiole: dall'ingegnoso Jerry, nemesi del gatto Tom, all'antropomorfo Mickey Mouse, passando per i tuttofare di Cenerentola. Ora siamo arrivati all'elegia del ratto: alla lotta di classe di Giù per il tubo e alle avventure nei sobborghi proletari di Ratropolis dell'aristocratico topo da camera Roddy targato DreamWorks, la Disney/Pixar (ultimo film in tandem, le due major si fonderanno) risponde con lo chef Remy, il cui il viaggio è inverso, dai bassifondi alla gloria. E' lui il protagonista di Ratatouille, titolo che nasce da un gustoso gioco di parole che unisce la parola ratto a quella di un famossissimo piatto nizzardo a base di verdure. Remy è un diverso, non è un "vero ratto": non ama rubare né rovistare nella spazzatura, è un buongustaio, ama l'igiene e sa cucinare grazie ai libri di Auguste Gusteau (altro gioco di parole: un anagramma a specchio), la cui massima è "chiunque può cucinare". Un topo solo al comando contro tutti i pregiudizi, dei familiari e dei "colleghi", condannato a nascondere il suo talento dietro un corpo non suo. Il regista Brad Bird, Oscar per Gli incredibili, coadiuvato nell'ombra da quel geniaccio del suo boss, John Lasseter, si sbizzarrisce: ogni dettaglio è curato con divertita precisione, dalla colonna sonora alla fotografia di una Parigi "ad altezza di topo". Citazioni colte e dialoghi irresistibili cuociono a puntino lo spettatore per cui sarà impossibile non ridere dell'imbranato Linguini o non innamorarsi della femminista Colette. E farà riflettere il monologo finale di redenzione dell'implacabile critico culinario Anton Ego (in originale Peter O'Toole), che vive e lavora in un ufficio a forma di bara: "c'è più dignità in un'opera d'arte mediocre che in una mia stroncatura, che pur è divertente da scrivere per me e da leggere per voi". Meditate, colleghi, meditate. E come lui non abbiam paura di cercare il meglio, magari proprio in una topaia.

NOTE

- VOCI DELLA VERSIONE ORIGINALE: PATTON OSWALT (REMY), IAN HOLM (SKINNER), LOU ROMANO (LINGUINI), PETER O'TOOLE (ANTON EGO), BRIAN DENNEHY (DJANGO), PETER SOHN (EMILE), BRAD GARRETT (GUSTEAU), JANEANE GAROFALO (COLETTE), WILL ARNETT (HORST), BRAD BIRD (AMBRISTER MINION).

- GOLDEN GLOBE 2008 COME MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE.

- OSCAR 2008 PER MIGLIOR LUNGOMETRAGGIO D'ANIMAZIONE. IL FILM ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE, COLONNA SONORA, SOUND EDITING (RANDY THOM E MICHAEL SILVERS) E SOUND MIXING (RANDY THOM, MICHAEL SEMANICK E DOC KANE).

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 COME MIGLIOR FILM EXTRAEUROPEO.

CRITICA

"Il più bel film mai uscito dai computer della Pixar, che sforna solo gioielli, è una fiaba fantastica e a suo modo realistica costruita su un gioco magistrale di contrasti. Parla di cibo, ma ha come eroe uno degli animali più repellenti per noi umani, un topo (e topo di città, dunque di fogna, non sorcetto di campagna stile Mickey Mouse). E' un film d'animazione, ma si basa su un lavoro di inchiesta solido come una corazzata che ha tenuto per mesi uno stuolo di yankee presumibilmente pessimi mangiatori fra i fornelli della haute cuisine francese per carpire usi, gesti, ruoli, mentalità (e odori, colori, sapori, ricette). Infine è una celebrazione e insieme una presa in giro dell'arte più arrembante nel nostro ipernutrito Occidente: la gastronomia, propagata da un numero così folle di film, libri, riviste, tv, nonché di festival e mostre dedicati a ogni possibile commistione (cibo e cucina, cibo e arte, cibo e sesso, eccetera), che è inevitabile chiedersi cosa nasconda questa ossessione. Magari partendo proprio da 'Ratatouille'. (...) Torna in mente anche il vecchio trucco di Cyrano, che suggeriva al corteggiatore aitante ma incolto le parole con cui sedurre la sua bella. Solo che 'Ratatouille', democratico e postmoderno, non canta le gioie dell'amore (adulte e individuali), bensì quelle della tavola (collettive e senza età). Di qui, oltre al divertimento, l'allegria che infonde nello spettatore (meravigliosa la madeleine che converte il critico-vampiro). Specie se è in grado di apprezzare il poderoso lavoro di sintesi (fisiognomica, urbanistica, culturale), compiuto dagli animatori. Che sfruttano ogni dettaglio materiale, dalle cucine al bateau-mouche sulla Senna, per rendere viva e concreta questa avventura virtuale. Bel paradosso: un film tutto generato al computer che ricrea l'esperienza più corporea che ci sia." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 ottobre 2007)

"Maledetti topastri. Se c'è un topos nel cinema d'animazione, è rappresentato sicuramente dall'onnipresenza e dall'eclettismo dei roditori. Ora arriva Remy, ultimo eroe targato Pixar con 'Ratatouille', gioco di parole tra il vocabolo ratto in francese e il nome di un piatto nizzardo tipico a base di verdura. L'ennesima sfida vinta con i rivali della Dreamworks-Aardman. (...) La Pixar e i suoi alfieri hanno ormai assunto una consapevolezza e una sicurezza che si sono viste finora solo nel miglior Walt Disney. Non hanno bisogno di stupirci con effetti speciali o colpi di scena, ci regalano storie "tonde" e ben congegnate, di grande solidità, che bastano a se stesse. Nulla sembra forzato, il film è naturalmente adatto a bambini e genitori, a cui insegna molto, senza essere pedante, ridendo e riflettendo. Ci dice che i pregiudizi sono pericolosi e spesso a doppio taglio. Ci racconta il conflitto di classe e arriva anche a bacchettare i critici. Perché tra i tanti esilaranti comprimari, buoni e cattivi, si staglia Anton Ego, (re)censore di ristoranti e pietanze spietatamente snob e di cattiveria inaudita. Lavora a lume di candela in un ufficio a forma di bara. La vera sfida, il nostro ratto, la lancia proprio a lui. L'unico alla sua altezza, con la sua stessa finezza di palato e forse, seppur nascosta, la medesima capacità di sognare. Sarà lui a pronunciare (nell'originale con la straordinaria voce di Peter O'Toole) la frase più bella del film: 'C'è più dignità in un'opera d'arte mediocre che in una mia stroncatura, che pur è divertente da scrivere per me e da leggere per voi'. Touchè." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 19 ottobre 2007)

"Maestria tecnica ed esiguità umoristica coincidono in 'Ratatouille' di Brad Bird. Film di alto costo e proporzionali ambizioni, è figlio dei tempi superati nei quali è stato ideato. (...) Ma s'accorgono tutti che il film dilata e ripete situazioni viste e riviste. Come 'Gli incredibili', sempre di Bird, 'Ratatouille' dura mezz'ora più del gradevole. Se i film disneyani d'epoca stavano fra l'ora e l'ora e venti, una ragione c'era. Al centro di Ratatouille, formalmente, il bravo ragazzo alto e sfortunato, Linguini, che viene oppresso dallo chef nano e arrivista Skinner. Sostanzialmente il protagonista è il topo Rémy, che - sotto le apparenze esigue, sgraziate e pelose - cela il talento del grande cuoco. Torna un giochetto disneyano, fin dai tempi, quarant'anni fa, quando Benjamin Franklin risultava un goffo signore che non avrebbe scoperto nulla senza l'aiuto di... un topolino." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 19 ottobre 2007)

" Vince il furbo e umile Remy, socialmente un Figaro di Beaumarchais, la cui simpatia azzera il resto. E' un topo che non dimentica gli amici, alla fine li ospita in cucina per soddisfare le crudeltà del critico Ego, vittima di una finale 'madeleine' proustiana. E' una delle migliori trovate di un film che, anche se un po' lungo (due ore), è una riserva di intelligenza variopinta, sull'onda del credo americano che invita a seguire i sogni a tutti i costi, valida anche per il regno animale." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 19 ottobre 2007)

"Se Hollywood sta riscoprendo il binomio cinema & cibo e in particolare il coté delle possibili interferenze del piacere di cucinare (o di mangiare) nella sfera dei sentimenti, della problematica coesistenza della sublimazione creativa di chef e gourmet e delle ragioni del cuore, ora 'Ratatouille' (che è il nome di un gustoso piatto francese a base di verdure) mette in cortocircuito topi e pietanze ricercate, il simbolo della repellenza animale e l'espressione massima della raffinatezza culinaria. Non a caso la vicenda è ambientata a Parigi, culla anche di gourmet e di chef, e i geni della Pixar/Disney hanno mobilitato il meglio dei tecnici e della tecnologia d'avanguardia per catturare anche i numerosi detrattori dei topi, veri protagonisti della storia. Il topo gourmet che sogna di diventare chef acquista così - secondo la migliore tradizione della trasfigurazione antropomorfica disneyana - un'anima e quella umanità, quello spessore morale, quella fragilità e vulnerabilità che lo rendono accettabile al pubblico divertendolo e coinvolgendolo. Per ottenere ciò, però, era necessario un estremo realismo tridimensionale che restituisse la sgradevolezza del ratto ma rendesse verosimile e credibile il suo assalto ai totem dell'alta gastronomia. (..) Con perizia tecnica e grande dimestichezza tridimensionale ma anche con un occhio alla commedia epica keatoniana, i registi Brad Bird e Jan Pinkava ci trascinano in un tourbillon di gag visive, accelerazioni e movimenti acrobatici negli spazi (comprese le fognature parigine), di pregevoli interazioni dei personaggi con gli ambienti, di contrasti tra i teneri ratti e le deformazioni espressioniste dei cattivi. Il cartoon si fregia della consulenza del celebre cuoco americano Thomas Keller e del coinvolgimento di attori come Ian Holm e Peter O'Toole, voci dell'autoritario responsabile della cucina Skinner e del critico Anton Ego, mentre tra gli interpreti della versione italiana c'è anche il famoso chef Gualtiero Marchesi." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 20 ottobre 2007)
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