RASCEL MARINE

ITALIA - 1958
RASCEL MARINE
Durante l'ultima guerra, una pattuglia di sette "marines", al comando del caporale Ronny, viene sbarcata in una isoletta del Pacifico, perché ne prenda possesso. Messisi in marcia, gli otto uomini raggiungono la capanna di Taikiki, un indigeno, uomo anziano, che vi abita con le sue due giovani figlie Aloa e Luana, facendo vita primitiva. Nel frattempo anche una pattuglia giapponese sbarca nell'isola e raggiunge la capanna. L'astuto Taikiki, che è e vuole rimanere neutrale, si destreggia: tra i due contendenti per impedire che i soldati gli guastino la proprietà, e mentre gli invasori dormono riesce a requisire e nascondere tutte le armi. Un massiccio bombardamento aereo distrugge la capanna: americani e giapponesi, di fronte al comune pericolo, rivelano il loro intimo pacifismo. Cessato il bombardamento, s'accingono d'amore e d'accordo, a ricostruire la baracca di Taikiki. Durante i lavori un sentimento di reciproca simpatia avvicina Ronny ad Aloa e il caporale giapponese a Luana e dalla simpatia nasce un duplice idillio, che è destinato a provocare gravi complicazioni. Giacché né i marines, né i soldati giapponesi sono disposti a permettere che i due caporali accaparrino le due uniche donne dell'isola: la gelosia ed il rancore determinano quindi una battaglia più violenta di quella che le due parti contendenti avrebbero potuto combattere per il possesso del terreno. A comporre pacificamente il conflitto provvede Taikiki, il quale fa venire da un'isola vicina un gruppo di giovani ragazze: sorge così una nuova colonia, fondata sull'amore e sulla fratellanza; e vengono dimenticate le rivendicazioni nazionali e la guerra.
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: TOTALSCOPE FERRANIACOLOR
  • Produzione: LUX FILM, FRANCO CRISTALDI PER LA VIDES CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: LUX FILM - PANARECORD (CLASSICI DEL CINEMA ITALIANO)

CRITICA

"(...) Qui la parodia è fiacca e la satira non esiste neppure. Esiste solo un brutto film invano nobilitato da un buon colore e da qualche sprazzo nella recitazione (...)". (A. Albertazzi, "Intermezzo", 1, 15/1/1959).
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