Rams - Storia di due fratelli e otto pecore

Hrútar

ISLANDA - 2015
4/5
Rams - Storia di due fratelli e otto pecore
I fratelli Gummi e Kiddi vivono in una valle isolata dell'Irlanda. Sono due ottimi pastori e allevatori di pecore. Tutti conoscono le loro qualità lavorative, ma nonostante passino la maggior parte del tempo insieme non si parlano da circa quattro decenni. Quando un'infezione letale minaccia il gregge di Kiddi, l'intera valle si sente in pericolo e le autorità prendono una drastica decisione: abbattere tutti gli animali per contenere l'epidemia, ma Gummi e Kiddi non sono disposti ad arrendersi.
  • Altri titoli:
    Rams
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: NETOP FILMS, IN COPRODUZIONE CON PROFILE PICTURES, IN ASSOCIAZIONE CON AEROPLAN FILM, FILM FARMS
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 12 Novembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluigi Ceccarelli

Islanda: i fratelli Gummi e Kiddi (Sigurjónsson e Júlíusson, teneri e magnifici), isolati in una vallata a pochi metri di distanza l’uno dall’altro, condividono la medesima passione, l’allevamento di pecore e montoni, pur non rivolgendosi da anni la parola. La loro è un’attività premiata e fiorente, fino al giorno in cui un’epidemia di scrapie (la “mucca pazza” degli ovini) infetta i loro greggi. Le regole delle autorità sono chiare: le pecore vanno abbattute. Ma i due fratelli, che alle pecore hanno dedicato la loro vita a scapito della propria (e del loro reciproco rapporto), hanno altre idee…

Il secondo film di Grímur Hákonarson (dopo Summerland del 2011), vincitore della sezione Un Certain Régard all’ultimo festival di Cannes, impiega poco a rubare il cuore. Rischia di non ricevere le attenzioni che merita, ma sottovalutarlo sarebbe un errore: a stupire (probabilmente anche la giuria presieduta da Isabella Rossellini, che ha preferito Rams a concorrenti del calibro di Naomi Kawase e Brillante Mendoza) è la straordinaria leggerezza nell’evocare ineluttabilità e morte oltre i confini del diegetico. Ciò che sembra una commedia resa appena più sofisticata dal setting e dai suoi burberi protagonisti, diventa gradualmente un dramma familiare a tutto tondo, dove il quotidiano, armonico conflitto contro l’ostilità della natura circostante lascia il posto a quello ben più impari (e pertanto destinato alla sconfitta) contro una società ferrea, insensibile a compassione e ripensamenti.

Seguendo con coerenza unica questo percorso dalla commedia al dramma, il film non si rifugia nel facile sentimentalismo (la tensione tra Gummi e Kiddi si scioglie nel modo più naturale possibile), approdando tra lampi di umorismo straniante a un finale assolutamente tragico, che se può spiazzare per l’improvviso cambio di registro, dall’altro si conferma unico epilogo possibile per due “ribelli” che non hanno mai smesso di opporsi all’uomo e alla natura. Decidendo, da eroi, per mano di chi soccombere.

NOTE

- PREMIO 'UN CERTAIN REGARD' AL 68. FESTIVAL DI CANNES (2015).

CRITICA

"(...) un finale mélo fraternamente suggestivo, ma il pregio del secondo film di Hàkonarson (...) sta davvero nel suo «certain regard» su terre di ghiaccio e di fuoco desolate, un'Islanda nascosta ai depliant. Uomini, pecore montoni ex aequo in espressività (nei credit gli animali premiati), ma soprattutto arriva il senso di una disperata testardaggine, l'inutilità del rancore e la relazione pericolosa tra clima e carattere." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 novembre 2015)

"È il tipo di film che si suole definire 'da festival' (...). Se il soggetto non è dei più originali, quello di Grímur Hákonarson è un film di elegante semplicità, che vela con immagini abbaglianti alcune metafore discrete e tuttavia di respiro universale." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 12 novembre 2015)

"Accettando le comprensibili ironie a proposito dell'ambientazione e dell'argomento, si può dire che (...) sia uno di quei film in grado di procurare ottime sensazioni a una categoria di spettatori informati e cinefili, ma anche curiosi ed aperti. (...) l'ex documentarista Hàkonarson ha vinto la sezione Un certain Regard dell'ultimo festival di Cannes riuscendo nell'ardua missione di rendere sorprendente una storia intessuta di pause, silenzi, remoti paesaggi rurali e soprattutto personaggi ruvidi, scontrosi e relazionati quasi solo ai rispettivi greggi di montoni imponenti. Si viene attratti, in effetti, dai fratelli Gummi e Kiddi, (...) le loro imprevedibili reazioni non hanno niente d'esotico o di folklorico. (...) le sottili sfumature del racconto e la capacità di denudare gli umanissimi sentimenti dei protagonisti scolpiscono un crescendo di umorismo nero e persino thrilling." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 12 novembre 2015)

"In certi passaggi 'Rams' è quasi comico, di quella comicità un po'gelida (...) tipica del cinema scandinavo, pensate a Kaurismaki. Ma avanzando verso finale metaforico (...) si rivela un apologo pieno di temi immensi. In primis è un film sul rapporto fra uomini e animali, sull'amore che può nascere e sulla violenza spesso gratuita che può dividere. A un secondo livello è una riflessione sulla sostenibilità, sul rapporto con la natura, sul cibo e sulle forme di consumo alle quali l'umanità si è abituata (andava proiettato all'Expò!). In più è una fiaba sulla solitudine del maschio adulto, su due uomini senza donne che si sono voluti bene, si odiano e torneranno forse a capirsi. Tutto questo in 90 minuti con molti belati e pochissimi dialoghi. Una visione insolita, da non perdere." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 12 novembre 2015)

"Opera seconda dell'islandese classe 1977 Grímur Hákonarson, 'Rams' ('Montoni') ha vinto con merito Un Certain Regard di Cannes 2015: si può essere fratelli coltelli, ma sotto la neve ci si riscopre animali, nudi, veri e alla mercé come siamo nati. Regia e scrittura tengono la barra dritta, senza indulgere nel folklore e nel l'etnografia, senza concedere alla commedia né irrigidire il dramma: belli i paesaggi, soprattutto quelli umani, e bello il sottotitolo italiano, 'Storia di due fratelli e otto pecore'. Pastori si diventa, registi si nasce: da vedere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 12 novembre 2015)

"Hákonarson, che ha vinto altri premi internazionali con i suoi lavori precedenti, non eccede con i toni tragici, se non per l'uso ridondante della musica, e di contro non fa particolare sfoggio d'ironia (...). In questo lento procedere, ci si potrebbe far prendere la mano e raccontare senza accorgersene l'intero film che, comunque, ha un epilogo a suo modo originale. Non che una storia debba contenere per forza colpi di scena a ripetizione. Ma in questo dissidio tra fratelli manca quella dose di cattiveria richiesta da una vicenda nella quale sostanzialmente due uomini vivono in conflitto non solo tra di loro ma con il resto della comunità." (Mazzino Montinari, 'Il Manifesto', 12 novembre 2015)

"Incredibile Islanda. Si qualifica agli Europei di calcio e produce film piacevoli. Come questa bizzarra commedia (...). Certo il ritmo non è da Formula uno, ma gli splendidi paesaggi innevati, il sottile umorismo e i due buffi protagonisti meritano una visita. Di cortesia, se non altro." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 12 novembre 2015)

"Islanda dura e pura. Elegia della pecora, melodramma di famiglia e spazi sconfinati, che possono sembrare desolanti o appaganti, dipende se vi lasciate avvicinare e coinvolgere da una cinepresa severa, aperta su un paese unico. (...) Storia semplice, poggiata sulla tradizionale, comunque esperta, dialettica campolungo - primopiano per combinare essenziali emozioni, leggibili in volti vissuti e primitivi, alla tempra silenziosa di paesaggi indimenticabili." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 13 novembre 2015)

"Ci sono molti modi per guardare il curioso film islandese che ha vinto Un certain regard a Cannes 2015. Il primo è considerarlo una fiaba realistica ambientata ai nostri giorni, con gli aspri paesaggi islandesi a incorniciare una specie di mondo senza tempo un po' alla Tolkien (esageriamo), anche se i protagonisti guidano auto e trattori. La seconda lettura ha un taglio quasi biblico. In fondo Gummi e Kiddi (...) sono archetipi viventi. Simboli di qualcosa che esisteva prima di loro e esisterà anche dopo. L'odio cieco e irrazionale tra fratelli. (...) E se la folle rivalità tra Kiddi e Gummi (...) ha qualcosa di vagamente comico, a esasperare la faccenda arriva un'epidemia di "scrapie". Una brutta malattia degli ovini che impone di uccidere tutti i capi e bruciare ovili e foraggio, insomma davvero una piaga biblica, soprattutto in quello sperduto angolo di Islanda. Ma qui, insieme all'epilogo imprevisto e folgorante, di gran lunga la cosa più bella di un film che con le sue studiate monotonie può spazientire chi sia digiuno di cinema nordico, qui arriva l'ultima chiave di lettura. Che si nasconde, per cosi dire, nel fitto pelame che copre sia i volti dei due fratelli-coltelli che i corpi delle loro pregiatissime pecore, una razza rara e in pericolo di estinzione." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 novembre 2015)
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