RAGAZZE VINCENTI

A LEAGUE OF THEIR OWN

USA - 1992
RAGAZZE VINCENTI
Nell'America del 1943, in piena guerra e con carenze di uomini in tutti i settori, opera e si afferma la Lega di tutte le donne sportive statunitensi. Gli americani non hanno rinunciato al loro amatissimo baseball e centinaia di ragazze sui venti anni si dedicano ad addestramenti, selezioni e campionato. Uno scopritore di talenti Ernie "Cappy" Capadino, ingaggia per provarle due sorelle fra i diciotto e i vent'anni, abitanti nell'Oregon, Dottie e Kit Keller, brave tutte e due, anche se la più forte e fortunata è Dottie, sposata con il militare Bob Hinson. Le due sorelle, accolte nella squadra delle "Pesche" si allenano duramente con una decina di coetanee: le guida Jimmy Dugan, ex campione con un ginocchio rovinato da un incidente di gioco, dedito all'alcool e assolutamente scettico sulla possibilità che delle donne possano riuscire nel baseball. La squadra è patrocinata da un industriale dolciario (Walter Harvey), assistito da un general manager, Ira Lowenstein, che, per conto di Harvey, si occupa di tutte le squadre del campionato femminile statunitense. Da qui gli inizi faticosi, la prima difficoltà iniziale del rapporto con il frustrato allenatore, i non facili umori del pubblico negli stadi americani e poi la felice ripresa dei consensi. Jimmy simpatizza con Dottie, la bionda campionessa, ma lei è riservata e severa, anche perchè il marito Bob è in trincea e, a campionato e guerra finiti, non pensa altro che a ritornarsene a casa con lui e a mettere al mondo molti figli. Ostico, invece, il rapporto di Dottie con la sorella minore, poichè Kit risente della competizione con l'altra, tanto che ad un certo momento l'allenatore fa trasferire Kit in un'altra squadra pur di non perdere Dottie, considerata da tutti il numero uno nel suo ruolo di gioco. Arrivato improvvisamente Bob - congedato - Dottie decide di abbandonare il campionato. Jimmy, lasciatosi con lei un po' bruscamente, la ritrova però in campo al momento della partita decisiva, un incontro che la giovanissima donna non
si è sentita di mancare, per cui a mezza strada ha deciso di tornare subito in squadra. Nella squadra avversaria si batte Kit. Le due sorelle si fronteggiano nel punto cruciale e finalmente Kit, anche se strattonando la sorella, vince, conquistando il campionato. Dottie ora parte davvero: malgrado l'invito nell'Oregon ricevuto da lei, Kit resterà nel paraggi affidandosi al baseball, ma ambedue rimpiangeranno sempre quegli anni della loro giovinezza, ricchi di fatiche e soddisfazioni. Quanto al baseball, ormai la Lega è forte e a tale branca dello sport femminile si aprono rosee prospettive. Jimmy ha ripreso fiducia in se stesso e, declinando buone offerte altrove, resta volentieri nella squadra delle "Pesche" aiutato da Ira e da Walter Harwey. Tantissimi anni dopo quel campionato, le "ragazze" si ritrovano - ormai anziane - ad una grande festa celebrativa. Ci sono molte fotografie e ricordi per ognuna di loro, presenti anche Ira e il vecchio industriale Harwey. Ormai nonne, anche Dottie e Kit si abbracciano commosse tra loro e con le compagne di un tempo.
  • Durata: 128'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE A COLORI
  • Tratto da: TRATTO DA UN SOGGETTO DI
  • Produzione: ROBERT GREENHUT E ELLIOT ABBOTT PER COLUMBIA - PARKWAY
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILM ITALIA - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO (WINNERS)

NOTE

REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1992.
COSTUMI: CYNTHIA FLYNT.
LA CANZONE DEI TITOLI DI CODA E' "THIS USED TO BE MY PLAYGROUND" DI MADONNA.

CRITICA

Fra i tanti film statunitensi esaltanti gli sport e i relativi campioni questo della regista Penny Marshall è piuttosto curato e perfino attento a certi dettagli psicologici (ci si riferisce allo spigoloso rapporto tra le due sorelle dell'Oregon, passato dalla vita fra le mucche all'erba dei campi di gioco e degli stadi). Sono, se mai, eccessivi gli allenamenti, che allungano di parecchio la vicenda sportiva. Straordinari come sempre gli americani nel fare di eventi simili non solo spettacolo, ma un autentico mito. Qualche riserva per alcune situazioni e scene. (Segnalazioni Cinematografiche) Il cast brilla per capacità atletiche più che attoriali. (Fabio Bo, Il Messaggero) Film carino, sentimentale, nel quale il discorso femminista si stempera. (Lietta Tornabuoni, La Stampa)
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