Racconti dell'età dell'oro

Amintiri din Epoca de aur

ROMANIA - 2009
3/5
Racconti dell'età dell'oro
Brevi storie per raccontare, con umorismo, gli anni della dittatura e del regime comunista in Romania.
  • Episodi: La leggenda della visita ufficiale - La leggenda del fotografo di partito - La leggenda del poliziotto ingordo - La leggenda del camionista di pollame
  • Altri titoli:
    Tales from the Golden Age
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, STORICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: CRISTIAN MUNGIU PER MOBRA FILMS
  • Distribuzione: ARCHIBAL FILM
  • Data uscita 18 Settembre 2009

RECENSIONE

di Davide Turrini

Cristian Mungiu torna al festival di Cannes dopo aver vinto la Palma d’Oro, due anni orsono, con 4 Mesi, 3 settimane, 2 giorni. L’occasione viene dal progetto di film collettivo Conte de l’age d’or. Cinque episodi ambientati nel periodo della dittatura di Ceausescu, girati da quattro registi rumeni emergenti (Hanno Hofner, Razvan Marculescu, Constantin Popescu, Ioana Uricaru) e dallo stesso Mungiu. Prima di tutto il film è realmente collettivo. C’è un supervisionatore, Mungiu, e la paternità/maternità non si divide episodio per episodio con singole regie ma ha una fonte comune e condivisa: il gruppo. I cinque tasselli raccontano di altrettante leggende metropolitane (quella della visita ufficiale, del mercante d’aria, del poliziotto affamato, della fotografia sbagliata, del ladro di polli): squarci di normalità quotidiana rumena sotto il cappello ingombrante e pesante del partito comunista diventato stato-padrone e deriva dittatoriale. Il tono è da commedia, tinto qua e là da pennellate di pindarico non sense che ricorda le zingarate alla Amici miei (esemplare l’episodio del mercante d’aria con la gag/scherzo che spinge i due protagonisti a raccogliere aria malsana in bottiglia per poi analizzarla in laboratorio). L’ipotesi stilistica è di un pacato neorealismo, senza troppo scuotimento di macchina da presa. Con un preciso intento di fondo: esorcizzare miserie e arretratezze di un paese impossibilitato a esprimersi in libertà, quindi costretto a modalità buffe e deliranti di sopravvivenza. Si pensi allo sketch più “familiare”, dove un maturo poliziotto per festeggiare degnamente il natale, e visti i magazzini vuoti, riesce a farsi portare da un parente un maiale vivo. Per non far capire al vicinato che sta compiendo assieme a moglie e figlio un gesto illegale, non sgozza l’animale con un coltello, ma lo rinchiude ermeticamente nel cucinotto uccidendolo con una volontaria fuga di gas. L’esito dell’operazione non darà però i risultati sperati. L’importante per il collettivo di registi, qui come nelle altre quattro parti, è di rendere fatiscente e obsoleta sia la struttura legislativa, culturale e politica che governa il paese, sia le reazioni ad essa messe in pratica dalla gente comune. In questo sguardo a 360 gradi sulla popolazione rumena dell’epoca di Ceausescu, appoggiato a uno sfondo di caseggiati tutti uguali, di Carpazi imbiancati e di pauperismo materialmente diffuso, emerge uno spirito d’osservazione piuttosto umanizzante, che salva le nuove generazioni e rende un po’ più idiote e riverenti quelle attempate. I titoli di testa e ogni presentazione di capitolo avvengono con stacchi animati lungo le ringhiere e le scale di uno sgangherato condominio.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

- LA VERSIONE DEL FILM DITRIBUITA IN ITALIA COMPRENDE SOLO I SEGUENTI QUATTRO EPISODI: "LA LEGGENDA DELLA VISITA UFFICIALE", "LA LEGGENDA DEL FOTOGRAFO DI PARTITO", "LA LEGGENDA DEL POLIZIOTTO INGORDO", "LA LEGGENDA DEL CAMIONISTA DI POLLAME".

- LA DURATA INDICATA E' RELATIVA ALLA VERSIONE ITALIANA. QUELLA ORIGINALE, CON TUTTI E SEI GLI EPISODI, ERA DI 155'.

CRITICA

"I 5 registi, oltre a Mungiu, sono Hanno Hofer, Razvan Marculescu, Constantin Popescu e Ioana Uricaru. Il film è divertente, puro Ionesco - ma è tutto vero, chi ha frequentato l'Est prima dell'89 ve lo potrà confermare! Ed è la conferma che a Bucarest c'è vita. Forse più che a Cinecittà." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 20 maggio 2009)

"Il film è un strascinante e surreale ritratto di un popolo che sta cercando con fatica di fare i conti con il proprio passato.". (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 20 maggio 2009)

"Romani, rom, rumeni... stessa matrice, stessa lingua d'origine. Tanto che il regista Cristian Mungiu, Palma d'oro 2007, si è ispirato alla commedia italiana anni '60-'70 per il film collettivo, cinque episodi, 'I racconti dell'età d'oro'. L'idea nasce in risposta alla critica di una diciottenne al vincitore di Cannes, '4 mesi, 3 settimane, 2 giorni' (plumbea storia di aborto e sensi di colpa) in quanto film «da festival» e si propone come opera dall'anima popolare, prodotto e scritto dallo stesso Mungiu, che dirige uno dei corti insieme a Uricaru, Hoffer, Marculescu e Popescu. Sono le leggende metropolitane dell'era Ceausescu, surreali ma non troppo, distillato dell'humor di massa, antidoto alla rigida e insensata disciplina di partito. Il cinema rumeno colleziona tra i tanti uno dei migliori cineasti al mondo, Lucien Pintilie, che ha restituito colori, bellezza, lacrime e memoria di una Romania inquieta e non umanamente pacificata durante la dittatura comunista. Mungiu, altra generazione, aveva circa 20 anni quando Ceausescu e sua moglie furono spazzati via a fucilate e si può permettere di scherzare con l'età d'oro, ovvero gli ultimi quindici anni del dittatore, i peggiori per la Romania poverissima e affamata. Impossibile realizzare un film così allora, un po' imbarazzante vederlo adesso conoscendo già l'happy end, come sbarazzarsi politicamente dell'avversario sparandogli addosso. Ma forse la comicità, seppure amarognola, non conosce frontiere. E Mungiu inanella le sue leggende metropolitane intorno all'ubbidienza cieca dei rumeni. Qualcosa di grottesco, storie soprattutto di periferia rurale, di gente semplice alle prese con una logica folle. Due episodi per tutti." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 20 maggio 2009)

"Film magico, divertente, amaro, attori geniali, storie drammatiche e ridicole di come le dittature asserviscono e zittiscono interi popoli." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 20 maggio 2009)
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