Quo vadis, Baby?

ITALIA - 2005
Quo vadis, Baby?
Giorgia lavora nella piccola ditta di investigazioni private di suo padre, il Capitano. Ha una casa abbastanza grande dove trascorre da sola la maggior parte delle sue serate. Ama un po' troppo l'alcol e nella sua vita sembra non esserci spazio per un uomo. Un giorno però, il passato che pensa d'aver seppellito, ma che non ha mai dimenticato, bussa alla sua porta. Aldo, il miglior amico e confidente di Ada, la sorella maggiore di Giorgia, che si è suicidata inspiegabilmente sedici anni prima, le invia in una cassa da imballaggio delle videocassette che costituiscono il diario intimo, raccontato all'amico, degli ultimi mesi della vita della sorella. Senza rendersene conto, Giorgia penetra nella vita di Ada, nei suoi tentativi di cercare fortuna a Roma, nella sua storia sbagliata con Giulio, nell'amore passionale per il giovane A., che sogna come lei di fare cinema, nella sua infelicità. Pian piano intraprende un viaggio senza ritorno verso la verità, tra ricordi e segreti di famiglia, per imparare anche lei a vivere.
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: DIGITALE
  • Tratto da: ispirato all'omonimo romanzo di grazia Verasani (edito da Colorado Noir)
  • Produzione: MAURIZIO TOTTI PER COLORADO FILM, MEDUSA
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 27 Maggio 2005

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
L'investigatrice privata Giorgia Cantini (Angela Baraldi) è bolognese, quarantenne, single, con un passato da musicista. Le vhs nelle quali la sorella Ada (Claudia Zanella), morta suicida sedici anni prima, si confidava a un amico costituiscono il punto di partenza del viaggio di Giorgia tra i ricordi e i segreti della sua famiglia, dominata dal padre, il capitano Contini (Luigi Maria Burruano). Questa indagine auto-referenziale si rivela oscura, piovosa e sorda come la Bologna che accoglie le bevute notturne della donna, i fugaci incontri con il commissario Bruni (Andrea Renzi) e i rendez-vous passionali con il professore del DAMS Andrea Berti (Gigio Alberti). Dall'omonimo romanzo di Grazia Verasani, Gabriele Salvatores porta sullo schermo un thriller femminile incollato al volto intenso, sofferto e trasparente di Angela Baraldi. Il fascino del film è in primis stilistico: la fotografia in HD di Italo Petriccione è di grande suggestione e plasma ex-novo il capoluogo emiliano, rasentando calligraficamente i suoi portici e proiettando sullo schermo ombre di langhiana memoria. Non a caso, un'opera del cineasta tedesco, M, il mostro di Dusseldorf, viene fagocitata da Quo Vadis, Baby? insieme a Ultimo tango a Parigi - da cui proviene il titolo del film di Salvatores - e a una miriade di rimandi (anche alla RdC che compare in un doppio cameo), citazioni e locandine. Il rischio - per parafrasare Blowup che compare in poster - è quello dell'esplosione della materia di Quo Vadis, Baby? nella direzione di una cinefilia fine a se stessa e in definitiva asfittica. Ma Salvatores, pur tenendo alto il livello di autostima, si arresta prima di cadere nel baratro del solipsismo, e lo fa valorizzando un cast in gran forma di cui utilizza volti e gesti per marcare un territorio esistenziale, materico e corporale. Insomma, la domanda del titolo ha una risposta senza balbettii e tentennamenti: Salvatores sa come muovere la camera e dove portare i suoi personaggi, accomunati da una infelicità infida e pervasiva. Il presente - anche metacinematograficamente - conserva sempre l'eco dolente del passato.

NOTE

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2006 PER: SCENEGGIATURA, FOTOGRAFIA, COLONNA SONORA, SONORO IN PRESA DIRETTA.

CRITICA

"Esistono due Gabriele Salvatores, entrambi sono apprezzati registi del cinema italiano e gli spettatori ancora non sanno a chi debbano davvero rivolgersi. Non a caso in quest'ultima impresa, allestita con lungimiranza multimediale dalla sua Colorado Film, il Salvatores coraggioso sperimentatore propone al pigro pubblico nazionale un noir d'atmosfera, girato in alta definizione digitale e moltiplicato da un accattivante gioco di specchio cinéfilo. Purtroppo in 'Quo vadis, baby?' fa capolino anche il Salvatores più banale che appesantisce la troppo esile trama con una serie di oscure allusioni alle identità tradite, ai rimorsi irrisolti e alle verità (?) tradite dei famigerati anni Ottanta, l'eterno baubau del bravo contestatore nostrano. (...) Nel film ci sono aspetti interessanti che lo spettatore non farà fatica a cogliere: il tripudio di citazioni da cult-movies come 'Ultimo tango a Parigi' di Bertolucci, 'Jules e Jim' di Truffaut o 'M' di Lang. E ci sono i notevoli sforzi linguistici che modellano la fotografia su tre diverse tonalità di luce, rappresentative di altrettanti dimensioni mentali e temporali. Poi, però, l'inevitabile distacco dai modelli classici alla Chandler o Hammett trascina l'operazione nell'imbuto della zoppicante logica, della debordante allegoria e della rituale mozione degli affetti femminista che caratterizzano la fiacchezza di quel cinema italiano da cui il Salvatores buono vorrebbe fuggire." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 28 maggio 2005)

"Chissà se Salvatores pensa, come ai tempi di 'Mediterraneo', di dedicare i film a chi fugge? Certo è che del cinema ha conservato un'idea di sperimentazione e di viaggio di ricerca. Scegliendo questa volta il genere noir, sulla base (fedelmente ma anche liberamente) del primo romanzo delle edizioni 'Colorado' da lui stesso promosse (di Grazia Verasani, stesso titolo), ha voluto intanto dire che ogni mezzo espressivo, anche il più apparentemente indiretto, e forse più del realismo spicciolo, è buono per parlare di noi. Le identità, le responsabilità, le colpe, i rimorsi, paternalità irrisolte e condizione filiale tradita, la verità. Non questioni da poco." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 27 maggio 2005)

"'Quo vadis, baby?', con la sua trama da film noir ha come sua materia prima, come punto di partenza e probabilmente di arrivo, il cinema e i suoi supporti. Si direbbe una spirale che comprende in gironi sempre più allargati i livelli più elementari per arrivare alle tecnologie avanzate e alle sperimentazioni di cui si serve. (...) Fare un noir oggi significa poi recuperare un filone nato al nord della male e in seguito messo da parte, per poi essere applicato ai tanti intrighi politici italiani. Ma all'inizio si trattava proprio di queste atmosfere, qui ricreate con lo guardo dell'arte contemporanea, alla musica e alla recitazione peretta: tutti gli attori sono strepitosi: Angela Baraldi, Gigio Alberti, Claudia Zanella, Luigi Maria Burruano, Andrea Renzi, Elio Germano, Bebo Storti. In una società dove le immagini sono dichiaratamente sempre fasulle e manipolate, qui assumono il tono di prova giuridica, confessione estrema, fonte impareggiabile di indizi. Come a dichiarare un atto di fede nel valore delle immagini almeno cinematografiche, non manipolabili, di lettura trasversale e sotterranea. Perfino il titolo è un atto d'amore per il cinema." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 27 maggio 2005)
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