Quello che gli uomini non dicono

Selon Charlie

FRANCIA - 2005
Quello che gli uomini non dicono
Sette personaggi arrivano in un piccolo villaggio sulle rive dell'Atlantico, malgrado non sia ancora arrivato il caldo, per trascorrervi tre giorni di vacanza. Non si conoscono tra di loro ma hanno una cosa in comune: sono tutti alla ricerca di se stessi. Si incontreranno, si perderanno e si scontreranno mescolando le proprie esistenze. Al momento della partenza nessuno di loro sarà più lo stesso.
  • Altri titoli:
    La vita secondo Charlie
  • Durata: 130'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Produzione: LES PRODUCTIONS DU TRESOR, STUDIO CANAL, FRANCE 3 CINEMA
  • Distribuzione: LUCKY RED (2007)
  • Data uscita 13 Aprile 2007

RECENSIONE

di Angela Prudenzi
L'uomo della solitudine. Così il paleontologo Matthieu, uno dei protagonisti di Quello che gli uomini non dicono dell'attrice e regista Nicole Garcia, ha ribattezzato i resti umani trovati durante una spedizione nel cuore dell'Antartide a trecento chilometri di distanza dal più vicino insediamento dei suoi simili. Perché ha sfidato il freddo e il vento e camminato per giorni e giorni sulla banchisa prima di soccombere? Forse a spingerlo solo un irrefrenabile desiderio di stare solo con se stesso. Roba di milioni di anni fa. Nella Francia di oggi, specchio dell'intero mondo occidentale, le cose si sono ribaltate. I sette personaggi messi in scena da Garcia sebbene contornati da mogli, figli e amici appaiono infinitamente più soli del loro antenato preistorico. Si muovono qua e là a caccia di un contatto vero cercato di volta in volta nel successo, nel sogno di un'amicizia ormai spenta, in una fuga adolescenziale, nel sesso, ma senza riuscire a dare un senso alla propria vita. La pienezza è una bolla di sapone impossibile da afferrare, si salva solo chi riesce ad avere compassione, e in primo luogo per se stessi. Se il ritratto è spietato, si chiude però con la corsa sulla spiaggia dell'undicenne Charlie, felice di aver ricostituito l'unità familiare. La sua gioia è la stessa del piccolo Antoine Doinel dei truffautiani Quattrocento colpi, del resto apertamente citati nella scelta della situazione e del luogo. Per la sofferenza ci sarà tempo, l'età adulta è ancora lontana. Garcia non è autrice che ama sperimentare visivamente, il suo resta un cinema dei sentimenti e per questo privilegia i personaggi. Non certo un limite, soprattutto quando a servirla sono attori di provata bravura tra i quali spicca, e non potrebbe essere altrimenti, l'impareggiabile Jean-Pierre Bacri.

NOTE

- IN CONCORSO AL 59MO FESTIVAL DI CANNES (2006).

CRITICA

"La sesta regia della Garcia accumula personaggi e sottotrame sospendendo tutto allo sguardo innocente (ma non del tutto...) del piccolo Charlie (...) Fra equivoci, imprevisti, tradimenti, crisi di nervi, rivelazioni, colpi di boomerang, capita perfino di divertirsi, ma emozionarsi mai. E sì che la regista aveva la soluzione sotto mano: bastava restare vicini a Charlie e sarebbe stata un'altra musica. Ma tutti quegli adulti insieme sono troppo laboriosi e affettati per conquistarci." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 maggio 2006)

"Si è scritto e poi rappresentato questo alternarsi di episodi una regista francese, Nicole Garcia, dalla carriera piuttosto discontinua anche se il suo film precedente a questo, "L'avversario" dei meriti li aveva. Qui, dato quel via vai di personaggi, ha privilegiato una cifra corale evitando di far prevalere un personaggio sull'altro ed anzi ingegnandosi a tener sempre le singole storie in equilibrio fra loro. I toni, in genere, sono abbastanza sospesi, fino, in alcuni casi, a tenersi quasi all'implicito e all'alluso, confermati da una serie di finali che, pur qualcuno in chiavi liete, tendono piuttosto a farsi intuire aperti, perché lo spettatore scelga le conclusioni di cui più si sente convinto. È un merito ma, in alcune svolte della trama, rischia anche di essere un demerito perché non tutto risulta sempre chiaro e per questo o quel personaggio si finisce per non afferrare fino in fondo né i contorni né le motivazioni. Riscattano comunque in parte questi demeriti degli interpreti tutti molto attenti a disegnare, anche con finezza, i rispettivi caratteri. Jean-Pierre Bacri è il sindaco, con risvolti umoristici, Vincent Lindon, il padre che chiede al figlio di proteggere il suo adulterio, finendone però smascherato, Benoît Magimel, il marito tradito ma con un certo mistero di sfondo. Lo si ricorderà, con Chabrol, nella 'Damigella d'onore'". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 11 aprile 2007)

"Anche sceneggiatrice di 'Quello che gli uomini non dicono', Garcia ha tagliato una ventina di minuti dopo la fredda accoglienza ricevuta al Festival. E' vero che il suo film sconta la voglia di dire troppe cose, mettendo in scena un eccesso di personaggi dai destini incrociati senza riuscire a dare a ciascuno lo sviluppo adeguato; né basta a rendere omogenea la materia il ricorso alla metafora pessimistica del boomerang, che si rivolta contro chi lo lancia. Sospendendo le pretese di compattezza narrativa, tuttavia, si possono apprezzare alcuni meriti, a cominciare dalle interpretazioni del sempre più bravo Jean-Pierre Bacrì e del ruvido Vincent Lindon." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 13 aprile 2007)

"Dalle parti della commedia con gusto della costruzione geometrica (come 'Un po' per caso un po' per desiderio', di Danièle Thompson oppure 'La cena dei cretini', di Francis Veber) si pone come struttura, ma in chiave più malinconica pur non senza spirito. 'Quello che gli uomini non dicono' di Nicole Garcia con quel gusto per la messa in valore del parco attori francesi. (...) Un po' di humour, poco dolore, molta più malinconia e la capacità di rendere con lo spirito le défaillances, i crolli improvvisi. Interessante notare che la sceneggiatura è stata scritta da Nicole Garcia con il drammaturgo Frédéric Bélier-Garcia e con Jacques Fieschi, che ha scritto almeno altri due film cruciali come 'Notti Selvagge' di Cyril Collard e 'Un cuore in inverno' di Claude Sautet." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 13 aprile 2007)

"Piace alla regista attrice inquadrare le rimozioni, gli infantilismi degli adulti, la fragilità dei sentimenti, la voglia di bugia che azzera i complessi, i rancori, i rimorsi soprattutto nel rapporto coi figli. L'alt del giro dell'oca: contrapposizione di carattere e di sessi. Purtroppo il film è lungo e monocorde, psicologismi e raffinatezze del tocco si ritorcono come un boomerang in un racconto iper intimista, zeppo di chiaroscuri infine troppo compiaciuto. Nel cast, un grande Bacri." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 aprile 2007)

"Il film psicologico è spesso un disastro: a meno che non sia un capolavoro, e questo non si è sinora mai visto nel lavoro di Nicole Garcia. (...) E' bravo ancor più di sempre Jean-Pierre Bacrì che interpreta il sindaco della cittadina: la sua espressività scoraggiata, la sua tensione e bravura sono davvero ammirevoli. Il film no." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 13 aprile 2007)

"La Francia e l'Italia hanno copiato lo stile di WoodyAllen: storie collettive di borghesi, che solo formalmente hanno una vita pubblica, distillate in film sulle loro vite intime. Una sineddoche imposta anche dai ritmi cinematografici, certo ridotte al tentativo di appagare il desiderio, queste esistenze lasciano però freddo lo spettatore che non viva per accoppiarsi. Nel ramo, comunque, le commedie francesi come 'Quello che gli uomini non dicono' (triste reinvenzione del titolo originale, 'Selon Charlie', 'Secondo Charlie'), sono più professionali e meno pedanti, per non dire meno sordide, di quelle italiane. Resta il quesito: perché andare a vedere in Italia due ore mezza di film dove i personaggi sono normali uomini di provincia francesi?". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 13 aprile 2007)
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