Quella sporca ultima meta

The Longest Yard

USA - 1974
Paul Crewe, ex campione di rugby, un giorno, stanco della sua noiosa amante, dopo essersi ubriacato, si mette alla guida dell'automobile di lei e compie una manovra pericolosissima, finendo in mare con tutta l'auto. Arrestato, viene condannato a 18 mesi di prigione per furto di auto, guida pericolosa, ubriachezza molesta e resistenza a pubblico ufficiale. Finisce così nella prigione modello diretta da Rudolph Hazen che, poiché desidera da tempo vincere il campionato con la squadra formata dai secondini, spera di approfittare della permanenza in carcere del campione. Nell'intento di piegarlo, lo fa sottoporre alle più diverse angherie sino a che non accetta di comporre una squadra fatta di prigionieri e destinata ad allenare i secondini. Con fatica e diplomazia, Paul riesce a mettere insieme i migliori elementi del penitenziario. Si avvicina il giorno della partita e mentre lui si impegna a perdere, il direttore si impegna ad essere corretto. Ma è un trucco: infatti, una volta raggiunto un ampio margine di vantaggio nel punteggio, i secondini infieriscono sui giocatori-carcerati. Crewe, offeso, si risveglia e guida una feroce reazione: la partita viene vinta per 36 a 35, mentre molti poliziotti finiscono all'ospedale.

CAST

NOTE

- GOLDEN GLOBE 1975 COME MIGLIORE COMMEDIA.

CRITICA

"Il tono avventuroso e scanzonato dell'inizio è soltanto un modo accattivante per dare l'avvio a un'autentica battaglia di crescente drammaticità che le battute del protagonista, fedele al suo cliché di egoista e indifferente gaudente, non nascondono ma sottolineano per contrasto." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 78, 1975)

"Singolare dramma parasportivo di Robert Aldrich, un po' troppo simile anche nel titolo tradotto (l'originale è 'The Longest Yard') oltre che nella violenza a tutto campo a 'Quella sporca dozzina', da lui stesso girato sette anni prima. Qui al posto delle pallottole fioccano certi cazzotti da far paura e alla fine se i morti non sono molti, si perde sicuramente il conto dei fratturati." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 22 settembre 2001)
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