Quando c'era Berlinguer

ITALIA - 2014
3/5
Quando c'era Berlinguer
Cine-racconto di una delle figure politiche italiane più amate - l'unico leader comunista dell'Occidente che riuscì a far votare il suo partito da un cittadino su tre: Enrico Berlinguer. Sullo sfondo di un decennio di storia del nostro Pese si snodano i fili della memoria, la nostalgia di una politica fatta di passione sincera e di partecipazione popolare, per riflettere sull'eredità dell'esperienza di Berlinguer e su quegli anni cruciali.
  • Durata: 117'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: SKY REALIZZATA DA CARLO DEGLI ESPOSTI PER PALOMAR
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 27 Marzo 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

10 ragioni più una per vedere Quando c’era Berlinguer di Walter Veltroni. Ne è stato scritto a fiumi, e non ci accodiamo, solo una decina di puntini da collegare, e vi apparirà lui: Uolter featuring Berlinguer. 1) Veltroni regista è meglio che soggettista: meglio questo classico, apologetico, oleografico documentario che La scoperta dell’alba, Forse Dio è malato e Piano, solo ispirati ai suoi libri
2) Quando c’era Berlinguer c’era anche Veltroni, ma si vedeva meno. 3) Rivedere Enrico Berlinguer e Bettino Craxi che non si guardano, meglio, non osano guardarsi vale il prezzo del biglietto. 4) L’effetto vintage non è solo politico, ma antropologico: a parte l’abbronzatura sfacciata del craxiano Claudio Signorile, la nostalgia è canaglia. E fuori tempo massimo. 5) La commozione di Napolitano, la commozione del duellante che fu. Perché “All those moments will be lost in time, like tears in rain” non è solo Blade Runner. 6) I giornali con l’Addio dei compagni, le macchine fagocitate e gli altri “effetti visivi” a Piazza San Giovanni per ritornare a 20 anni fa: della serie, si può fare, ma (così) anche no.  7) La camicia quadrettata di Eugenio Scalfari, Novecento “rivisto” da Aldo Tortorella e altre commozioni, meno cerebrali: dagli uomini della scorta a chi era lì con lui nella fatal Padova. 8) Per il titolo, che s’è fermato a un passo dal baratro: C’era una volta Berlinguer… 9) Per la tenera excusatio non petita con cui si apre il Veltronumentary: giovincelli e meno giovincelli che, veniamo a sapere, di Berlinguer poco o nulla conoscono. Da oggi al cinema la panacea di cotanta ignoranza. Grazie, Uolter.
10) Perché doveva andare in Africa e non c’è andato. Perché è rimasto in Italia e ora ne racconta un pezzo: passato. Remoto (Berlinguer) o prossimo (Veltroni), sempre passato politico è.
10+1)  Guardiamo avanti: chi – s’intende, il più tardi possibile – girerà Quando c’era Veltroni, Bianca Berlinguer?

NOTE

- VOCI: TONI SERVILLO (ENRICO BERLIGUER), SERGIO RUBINI (PIERPAOLO PASOLINI).

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2015 COME MIGLIOR DOCUMENTARIO DI LUNGOMETRAGGIO.

CRITICA

"Nel XXX anniversario della morte di Enrico Berlinguer sono molte le iniziative non solo politiche con cui si sta cominciando a ricordarlo. Una delle più significative è di certo il film che Walter Veltroni ha intitolato 'Quando c'era Berlinguer' e che, oltre alle sue doti politiche, conferma anche quei suoi meriti di autore cinematografico con cui si è imposto attraverso gli anni in parallelo con la sua fortunata attività di scrittore e di saggista. Il film che si è scritto e diretto in bianco e nero e a colori accompagna con tecniche sapienti le numerose presenze di testimoni della vita del protagonista ascoltati nel corso dell'azione insieme a una gran copia di filmati, anche inediti, che sottolineano passo passo quel decennio così gravido di fatti che va dal '74, con la vittoria al referendum a favore del divorzio, alla morte, nell'84, dopo un comizio a Padova. In mezzo, commentandoli con la sua stessa voce, Veltroni ricorda tutta una serie di eventi cui ha assistito da ragazzo, da lontano, e anche più tardi, con adesione diretta. Comincia abilmente da chi non ricorda 'perché non sa': degli universitari che da lui intervistati su Berlinguer dimostrano di averlo soltanto sentito vagamente nominare. (...) esposto sempre da Veltroni quasi con riserbo, pur accogliendo echi segreti di emozione: per un politico molto amato, per un uomo timido, mite, ma anche coraggioso. Come ha dimostrato morendo sul campo e combattendo fino all'ultimo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo - Roma', 26 marzo 2014)

"Spiacerà a chi al cinema non sopporta le agiografie. Veltroni ha girato un «santino» non rinunciando a svolazzi lirici, che un esperto come lui di «biopic» cinematografici dovrebbe saper evitare." (Giorgio Carbone, 'Libero', 27 marzo 2014)
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