Quand j'étais chanteur

FRANCIA - 2006
Quand j'étais chanteur
Marion, una giovane donna, conosce in un locale Alain, un cantante. L'uomo le chiede di salire sul palco a cantare con lui per vedere insieme le coppie che si formano nella sala e cominciano a ballare. Cosa scoprirà?
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: EUROPA CORP., RECTANGLE PRODUCTIONS

RECENSIONE

di Angela Prudenzi

Lui ama lei che forse lo corrisponde ma si lascia corteggiare da un altro. Lui è Gérard Depardieu, cantante di matrimoni e disco-bar, lei è Cécile De France, agente immobiliare con figlio a carico. Entrambi hanno vissuto, troppo si direbbe dalla malinconia che li attanaglia. La ragazza non riesce ad essere una buona madre, piange per non riuscire a farsi amare dal bambino; il maturo e navigato crooner dispensa sorrisi e grazie alle signore senza riuscire a voler bene a nessuna. Che si incontrino è scritto nel destino, come vada a finire lo lasciamo immaginare. Film costruito sulla performance di Depardieu, Quand  j’ètais chanteur di Xavier Giannoli approda in concorso mettendo una seria ipoteca sulla Palma d’Oro per l’interpretazione maschile. Se ci riuscirà lo sapremo domenica sera, dopo che la giuria avrà completato le strane alchimie che sempre stanno alla base dei verdetti, ma difficile che sia  ignorato. Depardieu ci dà sotto di canto e mezzi toni e costruisce un personaggio doloroso che molto ricorda il Servillo di L’uomo in più, seppur spogliato del cinismo e della cattiveria. Tipico film francese di sentimenti, Quand  j’ètais chanteur avrà modo di sbancare il patrio botteghino come conviene ai film struggenti che parlano al cuore. Di tutt’altra statura Juventude em marcha di Pedro Costa. Habitué dei festival, il regista portoghese è di quelli da prendere o lasciare. Richiede infatti un tale sforzo di concentrazione da parte dello spettatore che alle proiezioni dei suoi film spesso in molti si alzano. E’ successo anche all’anteprime per la stampa, ed è un peccato, perché superato lo choc da inquadratura fissa e assenza di dialoghi, il film ipnotizza e coinvolge. Certo, due ore e quaranta non sono poche, ma Costa gira come se dipingesse, ogni fotogramma è un capolavoro di luci, colori, ombre, equilibri interni che anche la trama passa in secondo piano. Del resto non ci sarebbe molto da riassumere, visto che della vicenda di Ventura, anziano ex operaio emigrato dalle isole di Capoverde a Lisbona, cio che più conta è lo spessore del rimpianto per la terra lontana che nessuna casa popolare, ottenuta dopo anni di duro lavoro, potrà mai lenire. Il passato è perduto per sempre e con esso la speranza per un avvenire migliore. Juventude em marcha, in linea che tutti le opere del concorso, conferma che ad ogni latitudine c’è chi ingaggia una lotta personale per sopravvivere al dolore e sopportare il peso della solitudine.

NOTE

- IN CONCORSO AL 59MO FESTIVAL DI CANNES (2006).

CRITICA

"Ci sono film che sembrano canzoni. E storie che sanno raccontare solo i francesi. 'Quand j'étais chanteur' di Xavier Giannoli è le due cose insieme. Il ritratto di un vecchio cantante di provincia che si innamora della persona sbagliata ma non si arrende. E trasforma quell'amore per una donna troppo giovane, bella e disastrata per lui, in qualcosa di meno convenzionale ma altrettanto prezioso. (...) Scandito da vecchi hit francesi e italiani (da Battisti a Bobby Solo), che spesso introducono o commentano alla perfezione gli eventi, 'Quand j'etais chanteur' magari non vincerà nulla. Ma tratteggia un ritratto del maschio in declino con un affetto e a suo modo un ottimismo invidiabili. Un oggetto raro, specie in un festival." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 27 maggio 2006)

"Carino, vezzoso, accorato, poetico. È 'Quand j'etais chanteur'. Il film di Xavier Giannoli punta sul protagonismo di Gérard Depardieu stavolta incarnato in romantico menestrello: effettivamente a suo pieno agio nel modulare strofette da balera, l'attore s'industria a rendere credibile l'amoretto del maturo Alain con la sbarazzina Marion, interpretata da Cécile de France con gli stessi, insopportabili toni della mitica Amélie Poulain. Nel segno e nel sogno delle ottime cose di pessimo gusto della natia Auvergne, il regista ricama sul vuoto i suoi eleganti ghirigori nostalgici." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 27 maggio 2006)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy