Punto di non ritorno

Event Horizon

USA, GRAN BRETAGNA - 1997
Punto di non ritorno
Nell'anno 2047, viene organizzata una spedizione allo scopo di recuperare la Event Horizon, un prototipo di nave spaziale progettato per raggiungere le stelle più lontane e scomparso sette anni prima. Autore del progetto è il dottor Weir, uno scienziato perseguitato dal ricordo del suicidio della moglie Claire, che sogna come un incubo ricorrente. Della spedizione affidata ad un gruppo di specialisti nel salvataggio spaziale, fanno parte il comandante Miller, il navigatore Stark, i tecnici Peters e Cooper, l'ingegnere Justin, il dottor D.J. e il pilota Smith. Solo dopo essersi inoltrati nello spazio, Weir spiega che la Event Horizon è stata la prima nave spaziale progettata per superare la velocità della luce ed è scomparsa dopo l'attivazione del "sistema di gravità", il rivoluzionario dispositivo tecnologico di cui è dotata. Weir fa ascoltare una registrazione, unico indizio sulla misteriosa scomparsa: si sentono grida e lamenti disumani e terrificanti. L'equipaggio comincia ad avere paura, che aumenta quando appare la sagoma a forma di croce dell'Event Horizon e i biomonitor, in cerca di forme di vita, registrano dati strani e anormali. Saliti a bordo, tutti possono verificare che i membri della nave sono stati eliminati per avere oltrepassato i limiti temporali prefissati. 72 giorni dopo, la Event Horizon esplode, alcuni sopravvivono e tornano sulla nave di origine. Ma il mistero della Event Horizon resta insoluto.
  • Altri titoli:
    O Enigma do Horizonte
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION
  • Produzione: LAWRENCE GORDON, LLOYD LEVIN, JEREMY BOLT. PER GOLAR PRODUCTIONS, IMPACT PICTURES, PARAMOUNT PICTURES
  • Distribuzione: UIP - CIC VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1998.

CRITICA

"Pur dotato di ottime scenografie (soprattutto effetti sonori) e di buone idee nel voler raccontare le distorsioni gravitazionali e i precipizi temporali causati da buchi neri artificiali, Punto di non ritorno fallisce nell'intento di mescolare fantascienza e horror, fisica e metafisica, suspense e splatter: un costoso B-movie, un'odissea nello spazio-tempo che, alla lunga, pare confondersi, dissiparsi e scomporsi in un vortice di anti-materia cinematografica." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 2 febbraio 1998)

"Quello però che infastidisce di più e che fa sconfinare del tutto la fantascienza nell'horror giustificato solo di rado è l'eccesso di particolari raccapriccianti spinti intenzionalmente oltre ogni limite: sia quando ci si compiace di intrattenerci quasi in primo piano su occhi enucleati dalle loro orbite, sia quando la regia dell'oriundo inglese Paul Anderson spinge al diapason il tasto della violenza; con accenti compiaciuti sul sangue versato o, peggio, sputato a fiumi. Ottenendo, immediato, l'effetto nausea. Fra gli astronauti, Laurence Fishburne, Joely Richardson, Kathleen Quinlan, Jack Noseworthy. Dimentichiamoli." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 24 gennaio 1998)

"Strano mix di fantascienza, horror, parabola etica e Star Trek 'Punto di non ritorno' di Paul Anderson, nella sua modestia, appartiene a quel cinema contemporaneo sul Male affascinato (sul serio o nella speranza di far soldi) dalla malvagità e dall'estrema perversità a cui l'uomo può giungere. (...) Nonostante sventure impegnative il film è qualsiasi, mentre lo stile dei navigatori spaziali e i rapporti tra loro restano quelli irresistibili di Star Trek: linguaggio parascientifico, ciascuno sempre interpellato col suo titolo (dica dottore, ascolti capitano, primo ufficiale provveda), solidarietà contro il Male e calmo coraggio anche quando 'ci sono soltanto quattro ore d'ossigeno, poi non respireremo più'." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 24 gennaio 1998)
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