Prove per una tragedia siciliana

ITALIA - 2009
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Prove per una tragedia siciliana
L'attore e regista italo-americano John Turturro racconta il suo "ritorno" in Sicilia, la terra da cui i suoi genitori emigrarono in cerca di fortuna senza mai farvi ritorno. Il suo viaggio parte da Palermo e si conclude a Agrigento, l'antica Aragona, nella casa natale di sua madre. A bordo di una Vespa guidata da Vincenzo Pirrotta, Turturro si lascia guidare alla scoperta di Palermo, tra il mercato della Vucciria e il teatrino dei Pupi di Mimmo Cuticchio. Nel corso del suo viaggio incontra alcuni dei testimoni più autorevoli della tradizione siciliana: Andrea Camilleri gli racconta dell'usanza di fare dei regali ai bambini in occasione del 2 novembre e Gioacchino Lanza Tomasi lo fa entrare nella casa del suo avo Tomasi di Lampedusa.
  • Durata: 77'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: GIULIANA DEL PUNTA E BRUNO RESTUCCIA PER ESPERIA FILM, IN COLLABORAZIONE CON ASSESSORATO REGIONALE AI BENI CULTURALI, FILM COMMISSION SICILIA
  • Distribuzione: RAI CINEMA

RECENSIONE

di Anna Maria Pasetti
John Turturro torna alle origini. Fuori formato e fuori genere si immerge nella Sicilia dei suoi antenati. E si sorprende vitale più che mai in una terra per natura e tradizione legata al mondo dei morti. Prove per una tragedia siciliana, strano "oggetto audiovisivo" di 77', è un personalissimo lavoro codiretto da Turturro e Roman Paska (Souls of Naples) sulle tracce delle sue radici, italo-americano di New York, dal volto e dallo sguardo ereditati da palermitani ed agrigentini.
Protagonista assoluto di questo doc-famigliare, l'attore-regista percorre il suo viaggio siciliano dialogando soprattutto con Mimmo Cuticchio, simbolo della tradizione teatrale dei Pupi. Con lui e la messa in scena dell'Orlando Furioso "gioca" nella comprensione delle contraddizioni di questa terra misteriosa, così solare eppure "intrinsecamente pervasa dal senso tragico della vita, dalla ritualità della morte", come spiega lo scrittore Andrea Camilleri, chiamato da Turturro a raccontare la Trinacria. Come pure l'attrice Donatella Finocchiaro.
Momenti divertenti si alternano a situazioni commuoventi, come il dono fatto a Turturro dai suoi amici siciliani che - in realtà - dicono provenire direttamente dai suoi antichi parenti, defunti. Difficile dare un giudizio a un tratto di pellicola così personale, quasi una guida "off" dei rapporti primordiali tra Stati Uniti e Sicilia, vivi e vitali ancor prima dell'unità d'Italia. Uno sguardo non pretenzioso, affettuoso, tenero: più un soffio che una traccia cinematografica. 

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 66. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2009).

CRITICA

"Inizia come documentario standard (interviste a Lanza Tommasi e Vincenzo Pirrotta) e si trasforma in una sequenza di provini ipnotici a ragazze dalla sensualità wedekindiana per un film a soggetto da girare chissà quando... Un omaggio alla Sicilia, ai suoi misteri e ai suoi valori, l'onore, l'onestà, la virilità, la femminilità, al profondissimo senso della morte, attraverso i nonni materni di Palermo e Aragona (Agrigento) che lasciarono nel dna del cineasta americano di "Illuminata", alcune concezioni drammaturgiche robuste, modernissime e antichissime. Ci si concentra inizialmente su alcune considerazioni antropologiche dello scrittore Andrea Camilleri, a proposito del vitalissimo pessimismo atavico dei siculi, e sulla forma tipica di dramma isolano, il teatro, metà arabo metà cristiano, dei pupi, attraverso il suo massimo reinventore ossequioso, Mimmo Cuticchio, e poi si mettono in scena, in carne e ossa, e voce di adolescenti, strappandole alla secolare appropriazione maschile, quei testi di eroiche imprese di paladini e amori impossibili e blasfemi tra mori e cristiani. Come se Obama diventasse Orlando. Turturro poi proseguirà la sua immersione «ai confini delle radici» con un lavoro sulla canzone napoletana, ritessendo antichi fili per trovar tracce dimenticate ma ancora fertili. Nella storia interculturale tra America e Italia questo «back to the future» potrebbe essere liberatorio soprattutto per noi, perché gli occhi di Turturro levano via scorie folk e pericolose nostalgie «etno». C'è più 'Trasformers' e 'Tetsuo' in questi pupi metallici, che nelle industriette padane «al nero», da secessionare per la vergogna." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 06 settembre 2009)
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