Proof - La prova

Proof

USA - 2005
Proof - La prova
Catherine è una giovane donna che deve fare i conti con la malattia mentale del padre Robert, un brillante matematico, da cui ha ereditato il genio per i calcoli. Tuttavia potrebbe esserci il rischio che il professore abbia trasmesso alla figlia anche la sua instabilità, tesi che sembra convincere Claire, sorella di Catherine, accorsa per prendersi cura degli affari di famiglia, così come un giovane studente del padre, che ha scoperto tra le carte del matematico un'importante teoria dei numeri che Catherine sostiene essere sua.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: opera teatrale omonima (premio Pulitzer 2001) di David Auburn
  • Produzione: JOHN HART, ROBERT KESSEL, ALISON OWEN, JEFF SHARP, MARK COOPER PER MIRAMAX FILMS, ENDGAME ENTERTAINMENT, A HART SHARP ENTERTAINMENT PRODUCTION
  • Distribuzione: BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA (2006)
  • Data uscita 3 Marzo 2006

RECENSIONE

di Luca Pellegrini
Mentre nella più elementare delle formule matematiche 2 + 2 fa 4, è difficilmente dimostrabile che sempre, nel cinema, una somma dia l'esatto risultato, quello che per evidenza ci si aspetta. I teoremi funzionano secondo una loro logica interna ma, ahimè, nel cinema la logica non è la stessa. E' variabile. Fa capolino una possibile teoria del caos. Proof, ossia "dimostrazione, prova" di John Madden, tenta appunto di dimostrare, provare che un buon testo teatrale (David Auburn autore, stesso titolo, anno 2000, New York) + un quartetto di sicuri, talentuosi ed acclamati attori (Gwyneth Paltrow, Anthony Hopkins, Jake Gyllenhaal, Hope Davis), fanno un buon film. No, Proof prova, invece, che il cinema, spesso, sbiadisce sotto matematiche ovvietà. Qui una giovane dal comportamento instabile e vogliosa di tanto amore e comprensione e tranquillità ha accudito negli ultimi anni della vita il padre geniale matematico che, vuoi per professione vuoi per natura, instabile lo era diventato del tutto. Esiste anche una sorella, che tenta di raddrizzare le sorti della famiglia proteggendo la consanguinea, volendola per questo deportare per amore da Chicago - ove, dice lei, ci si annoia a morte - a New York, megalopoli assai più divertente. Sbuca nel frattempo un ventiseienne innamorato, che sembra essere all'apice della carriera di scienziato dei numeri. Tutto è pronto, per Catherine, dopo i funerali del babbo. Ma è molto, molto difficile staccarsi dai ricordi e dalla sicurezza degli oggetti e della casetta paterna. Ma, soprattutto, dai quaderni di papà il matematico, che potrebbero nascondere chissà quali preziose dimostrazioni. Mentre il vero "genio" si scoprirà essere qualcun altro, legando il suo nome ad una preziosa dimostrazione che tocca i numeri primi. I dialoghi sono ben congeniati, le tensioni no. I caratteri ben definiti, i loro comportamenti no. Il film abbastanza gradevole, per il concorso no. Hopkins, l'Hannibal delle equazioni, gigioneggia abbastanza; Gwyneth, la lady romantica tutta formule e numeri, se la cava molto bene. Vincerà forse il Nobel, questa volta?

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2005).

CRITICA

"Bellissimo oppure medio, sono film che appaiono fatalmente datati nel loro genere psicologico: un'ottica che si adatta male ai nostri anni furenti e atroci, che appare obsoleta come il lavoro di riammagliatrice di calze o di un ospedale per le bambole di porcellana." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 6 settembre 2005)

"Nella sceneggiatura mette le mani anche Rebecca, figlia di Arthur Miller, famigerata per la 'Ballad of Jack and Rose' dell'ultimo Festival di Berlino, esempio del più velleitario cinema intellettuale americano. Al filone appartiene evidentemente anche 'Proof', dove, col pretesto della follia, fino all'ultimo si ignora se i personaggi di contorno esistano o se, emuli del coniglione di James Stewart in 'Harvey', sia solo la mente malata della protagonista a vederli. (...) Tanto perché le donne siano più coinvolte, accanto alla Paltrow recita Hope Davis nel ruolo della sorella ragionevole e perbenista. Jake Gillenhall fa al solito modo il solito studente di grandi possibilità intellettuali che vuole, al solito, impalmare la Paltrow." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 settembre 2005)

"Dal teatrante diventato ormai grande cineasta al professionista che si rivolge a una sperimentata pièce teatrale. Il testo è 'Proof' di David Auburn, il regista John Madden ('Shakespeare in Love'), ma bisogna dire che il prodotto, poiché questo è 'Proof', è perfettamente riuscito. (...) Siamo in pieno binomio genio & follia, terreno scivoloso, incrociato per giunta al genere resa dei conti in famiglia. Ma a forza di luoghi comuni, di soluzioni sperimentate mille volte, di regia anonima e fluida, Madden e i suoi attori (specie Gwyneth Paltrow e Jake Gyllenhaal, mentre Anthony Hopkins istrioneggia senza ritegno) fanno il miracolo. Grandi applausi in sala stampa, che in fondo è facilona, e successo sicuro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 settembre 2005)

"La fervida Gwyneth Paltrow si dedica all'assistenza del padre malato Anthony Hopkins, un matematico colpito da una devastante malattia cerebrale: quando l'ingombrante genio muore, la donna fatalmente chiusa in se stessa si trova costretta ad affrontare nuove, difficili e rigeneratrici relazioni sociali. Un melodramma ben recitato e alquanto tradizionale, sorretto da attori di prima categoria eppure stilisticamente inerte ed emotivamente pretestuoso." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 6 settembre 2005)

"Molto meglio se la cava Anthony Hopkins, che peraltro in 'Proof' entra quand'è già morto ovvero nei flashback e nelle fantasie della figlia Gwyneth Paltrow. Il babbo era un genio della matematica, ma anche pazzo, e il problema della figlia è scoprire quale delle due cose (o tutte e due) ha ereditato dallo scomparso. Già portata sulle scene di Londra dalla Paltrow stessa e dal regista John Madden, la commedia di David Auburn è diventata un film di apprezzabile intrattenimento." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 6 settembre 2005)

"Tratto da un oliato successo teatrale di John Auburn, 'Proof' ha i pregi e i difetti di questo genere fiorente negli Usa. Siamo sul terreno scivoloso del binomio 'genio & follia' (variante trendy : matematica & follia), incrociato per giunta al genere 'resa dei conti in famiglia' (c'è anche il giovane studioso Jake Gyllenhaal che ovviamente spasima per la collega più dotata). Ma a forza di luoghi comuni, di soluzioni ipercollaudate, di regia fluida e invisibile, Madden e i suoi attori (specie i giovani, Hopkins invece gigioneggia a piacere) fanno il miracolo. Anche perché il regista di 'Shakespeare in Love' stavolta evita gli svolazzi. E anziché visualizzare la follia, vedi il pretenzioso 'A Beautiful Mind', esplora gioie e dolori dei vincoli famigliari. Saggia scelta: 'Proof' è un piacevole esercizio di teatro filmato. Niente di più, ma niente di meno." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 marzo 2006).
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