Pronti a morire

The Quick and the Dead

USA - 1995
Ellen, una pistolera solitaria, giunge nella cittadina di Redemption, dominata dal perfido Herod. Costui organizza ogni anno un torneo tra pistoleri, al vincitore del quale andrà una cospicua quantità di dollari. Ellen si iscrive dopo aver salvato la vita a Cort. Tra i concorrenti spiccano Kid, figlio di Herod, col quale Ellen si concede una notte brava; Ace Hanlon, abile anche con le carte; Scars, uno strano individuo uscito di galera; il nero Cantrell segretamente pagato dagli abitanti di Redemption per liberarli dal tiranno; il pellerossa Cavallo Pezzato. Ogni ora, quando l'orologio batte il primo colpo, i pistoleri si affrontano. Dopo le eliminatorie gli scontri divengono all'ultimo sangue. Nei ricordi di Ellen rivive la tragedia infantile che motiva la sua presenza a Redemption: Herod, in procinto di impiccarle il padre sceriffo, le ha dato l'occasione di salvargli la vita sparando alla corda. Ma lei, sotto choc, lo ha ucciso involontariamente. Poi, nonostante un invito a cena di Herod, non ha il coraggio di ucciderlo con il revolver nascosto nella giarrettiera. Eliminato l'avversario di turno, Ellen decide di andarsene, ma l'incontro al cimitero col vecchio becchino amico del padre, la sprona a tornare e a compiere la sua vendetta.

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MAGGIO 1995.

CRITICA

"Ciò che più interessa il regista Sam Raimi è confrontarsi con gli stereotipi del western e in particolare con le immagini "mitologiche" create dal maestro Sergio Leone. Ancora una volta, quindi, il cinema americano più intelligente e autorale rende omaggio al regista italiano che ha rifondato il genere, schierando i cliché e saccheggiando gli archetipi". (Andrea Maioli, 'Il Resto del Carlino', 8 giugno 1995).

"Sam Raimi ha fatto un western-parodia divertente ma alla lunga stucchevole, benissimo fotografato da Dante Spinotti e dedicato alla memoria di Woody Strode, che cataloga, dilata ed esalta tutti i luoghi comuni del genere per prenderli in giro". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 2 giugno 1995)
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