Promised Land

USA - 2012
3/5
Promised Land
Steve Butler, agente di vendita per una società energetica, arriva nella cittadina rurale di McKinley con la collega Sue Thomason: la città è stata colpita duramente dalla crisi economica e i due esperti nelle vendite sono convinti che gli abitanti di McKinley accetteranno di buon grado l'offerta della società, decisa ad acquisire i diritti di trivellazione nelle loro proprietà. In realtà, quello che sembrava un lavoro facile e di breve durata, si trasforma per i due venditori in un affare molto più complicato del previsto a causa delle obiezioni sul progetto sollevate dal rispettabile e autorevole insegnate locale Frank Yates e dall'intervento dell'attivista ambientale Dustin Noble...
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT/ARRICAM ST, (2K)/HAWK SCOPE, 35 MM/D-CINEMA (1:1.85)
  • Produzione: MATT DAMON, JOHN KRASINSKI, CHRIS MOORE PER FOCUS FEATURES, PEARL STREET FILMS, PARTICIPANT MEDIA, IMAGENATION ABU DHABI FZ
  • Distribuzione: BIM (2013) - DVD: BIM/01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2013)
  • Data uscita 14 Febbraio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Pur essendo stata fondata da un quacchero inglese, i motivi per cui la Pennsylvania viene ribattezzata "Terra promessa" nel nuovo film di Gus Van Sant non sono di natura messianica.
Ci troviamo nella contea di Armstrong, in una piccola cittadina rurale dal nome fittizio (McKinley), che sembra nascere da una tela di Thomas Benton, con le sue strade dissestate che passano in mezzo a un mare di verde. E nonostante il paesaggio sia punteggiato da vacche e steccati, cavalli e soggetti in camicia di flanella, non ci troviamo in un episodio lungo della Casa nella prateria. Lo sguardo di Van Sant è sicuramente disteso e la fotografia di Linus Sandgren lo aiuta, conferendogli sfumature inedite e classicheggianti. A supporto anche una tracklist smaccatamente folk: Hank Williams, Bruce Springsteen, Sammy Smith. La storia scritta da John Krasinski (da un soggetto di Dave Eggers) però non ha nulla di bucolico. E' esemplare invece dei conflitti da epoca liberista e globalizzata, dove la composizione degli interessi - ecosistema locale vs. sfruttamento transnazionale, tradizione vs.innovazione, comunità vs. individuo - è appena meno complicata della quadratura del cerchio.Il fatto è che l'incantato bio-mondo rurale è assai fragile ed economicamente svantaggioso. E questa intrinseca debolezza è come la mantellina rossa per le corna delle multinazionali. Nel film la Global Crosspower Solutions, società che vende gas naturale, spedisce i mastini Steve (Matt Damon) e Sue (Frances McDormand) a McKinley, al fine di ottenere i diritti di trivellazione sui terreni. La missione parrebbe facile: molti degli agricoltori aspettano gli emissari della compagnia come messia venuti a liberarli dalla povertà e dalla vergogna. Ma, si chiede qualcuno, che cosa succederebbe se il processo di trivellazione dei campi finisse per contaminare le falde acquifere? E' una eventualità remota, ma non impossibile. Senza contare che sulla strada di Steve e Sue si ci mette anche un ecologista dai modi ammalianti (John Krasinski), che sostiene di avere le prove delle malefatte della Global.
La cosa interessante di Promised Land - in gara a Berlino e dal 14 febbraio in sala con la BIM - è la sua terzietà rispetto alla querelle: in fondo Van Sant non vuole dirci da che parte stare, non si professa né liberista né ecologista, ma mostra allo spettatore l'intero perimetro del problema, lasciando a ciascuno libertà e responsabilità di scegliere per quale dei suoi lati propendere.Lo fa con una leggerezza d'approccio sorprendente, concedendo a ogni personaggio una chance e allo spettatore una visione in relax. A forza di sfumare troppo i contrasti però, rischia di annacquare le questioni sul tavolo, equiparando le parti in gioco e inviando al pubblico un messaggio incerto e confuso. Eloquente in tal senso la lunga e contorta arringa finale di Damon.Inoltre in una sceneggiatura già macchinosa, a non convincere (nonostante la bravura degli interpreti) sono i percorsi di maturazione dei personaggi, in particolare quello di Steve: sarebbe stato più proficuo forse mantenerne fino in fondo l'ambiguità, il ruolo di ignava pedina nello scacchiere, tanto più pericolosa quanto più inconsapevole di esserlo (in tutta la prima parte del film vorrebbe convincere gli indecisi ripetendo come una litania: "I'm a good man, I'm a good man"). Ma anche qui si tratta di scelte, in fondo. E dell'impressione che quelle fatte dal film non siano state tutte felici.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE GUS VAN SANT.

- MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA INTERNAZIONALE AL 63. FESTIVAL DI BERLINO (2013).

CRITICA

"Un gruppo dell'estrazione di gas naturale invia un ragazzo di campagna in Pennsylvania, con collega tosta (brava come Frances McDormand) a convincere contadini, rovinati da una crisi degna del 'Furore' di Faulkner, a cedere la terra per essere trivellata, provocando scempio e inquinamenti. Qualcuno si mette in mezzo. Il personaggio positivo, l'ambientalista, perde la faccia ma aiuta la redenzione di Matt Damon, coautore anche del soggetto che avrebbe dovuto dirigere, passando invece la mano all'amico Gus Van Sant. Che propone un film liberal, civile, molto intelligente nella discrezione dell'approccio, ma privo di quella bizzarra genialità fuori schema delle sue infelici storie minorenni gay ma non gaie ('Elephant', 'Paranoid Park', 'Milk', 'Will Hunting') dove le estremità si toccano e i conti, anche esistenziali, alla fine si pagano." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 14 febbraio 2013)

"La crisi vista dall'America profonda in una commedia politica così nitida e ben scritta che sembra venire dagli anni 30 (è un complimento, oltre che una coincidenza fra le due epoche). Più che a Gus Van Sant, per la regia finissima ma tutta di servizio, 'Promised Land' appartiene infatti ai protagonisti e sceneggiatori Matt Damon e John Krasinski, impegnati a contendersi i favori degli abitanti di un paesino della Pennsylvania dove il tempo sembra essersi fermato. (...) La morale del film, in questo molto contemporaneo, è che nulla e nessuno è ciò che sembra: tanto che la minaccia al paesaggio diventa metafora di una mutazione ancora più profonda, che investe gli americani insieme al loro paese. Il grande pubblico Usa non ha gradito il ritratto. Quello europeo potrebbe apprezzarne la sottigliezza. E un'amarezza che non esclude affatto il sentimento, anzi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 febbraio 2013)

"Forse a qualcuno verrà da chiedersi come sarebbe stato un film come 'Promised Land' (ammesso che si possano proiettare i suoi contenuti nel passato) ai tempi delle commedie anni 30 e 40 di Frank Capra o pure del cinema 'impegnato' e di denuncia dei decenni a noi più prossimi. Molto diverso. Intanto quello che fa Gus Van Sant, il discontinuo regista di 'Elephant' e 'Milk', confermando la sua preferenza per ambientazioni decentrate e non metropolitane, è di proporre una varietà di punti di vista e di opzioni che - almeno fino a poco prima di arrivare al finale che vede prevalere i buoni sentimenti - impone tanto ai suoi personaggi che allo spettatore un certo sforzo. Insomma non facilita loro il compito di scegliere da che parte stare. (...) I protagonisti Matt Demon e John Krasinski si sono spesi in questo progetto non solo come attori ma anche come sceneggiatori e, nel caso di Damon, produttore." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 14 febbraio 2013)

"Nato da una serie di conversazioni tra Matt Damon, l'attore di 'The Office' John Krasinski e lo scrittore Dave Eggers, 'Promised Land' è ambientato sullo sfondo della campagna idilliaco/arcaica della Pennsylvania occidentale e di un tema attualissimo, cui ha accennato ancora martedì sera Barack Obama nel discorso sullo stato dello unione. (...) Oltre alle preoccupazioni ambientali ed economiche, 'Promised Land' ricorda che la tradizione è importante. Si tratta di un concetto alieno per Butler che, insieme a una collega interpretata da Frances McDormand pensa di essere «la» soluzione ideale per ovviare la miseria dei residenti, ma anche la loro marginalizzazione dalla società contemporanea: con un assegno solo, la Global Crosspower Solutions ti rimpolpa il conto in banca e ti (ri)mette al passo con il resto del mondo. «I am a good guy», sono una brava persona, si ripete convinto Steve Butler. «You are a good guy», gli dicono i residenti di McKinley. In tutto questo tripudio di buone intenzioni, e mentre le cose stanno procedendo per il meglio per la Global Crosspower, durante un consiglio comunale, un vecchio ex professore (Hal Holbrook) alza la mano e apre il vaso di Pandora. Allo stesso tempo, arriva in paese un giovanotto in pick up truck (Krasinski) che si presenta come l'emissario di un gruppo ambientalista e, munito di fotografie del disastro che il fracking ha causato alla fattoria di famiglia, porta dalla sua la piccola comunità che, a quel punto, è decisamente confusa. (...) Le ossessioni abituali di Van Sant non c'entrano con il tono alla Capra delle sceneggiatura di Krasinski (soggetto di Eggers). Uno ha l'impressione che se il regista di 'Milk' si trovasse bloccato una settimana a McKinley si sparerebbe dalla noia." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 14 febbraio 2013)

"Più che il solito scontro tra la multinazionale spregiudicata ed i poveri cittadini, quello di Van Sant è un bel ritratto di provincia americana; con finale debole." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 14 febbraio 2013)

"Piacerà a chi s'appassiona a uno dei conflitti del secolo: l'ordine naturale sacrificato (o sacrificabile?) ai miti della modernizzazione, del progresso e (particolare non secondario) del portafoglio. Il cuore degli sceneggiatori (tra i quali Matt Damon) è certamente ambientalista, ma lo script è singolarmente equilibrato. E' bello e convincente (specie quando mette in scena personaggi azzeccati come quello di Frances McDormand). Gus Van Sant dirige bene, come sempre quando fa un'opera su commissione e non rimena le solite storie di omosessualità." (Giorgio Carbone, 'Libero', 14 febbraio 2013)
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