Prometheus

USA - 2012
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Prometheus
Un gruppo di archeologi esploratori, coordinati dal dottor Charlie Holloway e dalla sua compagna, la dottoressa Elizabeth Shaw, scopre un nuovo indizio sulle origini della razza umana. La rivelazione condurrà Holloway e Shaw a bordo dell'astronave Prometheus per affrontare, insieme ad altri scienziati, una spedizione finanziata dalla Weyland Industries che condurrà tutti loro in un viaggio verso gli oscuri angoli dell'Universo. La missione nata come mezzo per rispondere ai fondamentali quesiti che da secoli si pone l'umanità si trasforma, però, in una drammatica battaglia per salvare il futuro della razza umana.
  • Durata: 124'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA
  • Specifiche tecniche: RED EPIC, (3ALITY TECHNICA ATOM 3D RIG), REDCODE RAW (5K) (DUAL-STRIP 3-D), 35 MM/D-CINEMA
  • Tratto da: personaggi crati da Dan O'Bannon e Ronald Shusett
  • Produzione: RIDLEY SCOTT, TONY SCOTT, WALTER HILL, DAVID GILER PER SCOTT FREE PRODUCTIONS, BRANDYWINE, TWENTIETH CENTURY FOX FILM CORPORATION
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA - BLU-RAY 3D: 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT (2013)
  • Vietato 14
  • Data uscita 14 Settembre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Quante domande sull'origine della razza umana, e quante poche risposte. Fosse questo - o solo questo - il problema, Prometheus ancora se la caverebbe, ma l'ambizione non si fa azione, la verbosità non “spiega”, la noia incombe. Ideazione tormentata, Ridley Scott aveva in mente il prequel di Alien, poi ha virato su una nuova mitologia, con una squadra di esploratori alle prese con la Domanda: “Da dove veniamo?”. A sua volta, Mr. Scott s'è chiesto: “Quanto possiamo essere originali?”.
Non troppo, diremmo, e la sensazione è strana: effetti poco speciali, diffusa seriosità e, anziché un Alien per papà, una fecondazione assistita da Battlestar Galactica, gli sci-fi Hammer e un simil-camp - si veda l'androide decollato - fuori tempo massimo. L'emozione prevalente è la tristezza o, se volete, la consapevolezza dell'infinitesimale umano di fronte all'Universo: nulla stringe, comunque. Si parte dal conato di vomito di un umanoide - siamo sulla Terra? - che darà vita a una struttura cellulare, poi un fantasmagorico salto spazio-temporale ci porta nel 2093 sull'astronave Prometheus in rotta verso un mondo lontano lontano, evocato da pitture rupestri, dove l'uomo potrebbe aver avuto origine.
Delusione, non c'è segno di vita, l'atmosfera è irrespirabile, ma delle linee rette portano a una piramide, e due umanoidi alieni ivi reclusi - scopriremo - hanno un DNA congruente al nostro. Appunto, chi sono i nostri? Elizabeth Shaw (Noomi Rapace, donna forte à la Sigourney Weaver) ha una croce al collo e crede nell'origine divina, a differenza del suo ragazzo (Logan Marshall-Green) di sana fede darwinista; David (Michael Fassbender) è un androide che tutto può, compreso scimmiottare HAL 9000; Meredith Vickers (Charlize Theron, tosta pure lei) rappresenta la corporation che finanzia Prometheus. Mentre l'horror fa capolino, la domanda cambia soggetto: “Da dove vengono?”, si chiede Elizabeth. Prometheus non risponde, è un adventure film neghittoso o, forse, tronfio. Risponderà il sequel?

NOTE

- CONSIDERATO INIZIALMENTE COME PREQUEL DELLA SAGA DI "ALIEN", IL PROGETTO HA SUBITO DELLE VARIAZIONI IN FASE DI STESURA DELLO SCRIPT ED E' DIVENTATO UNA STORIA AUTONOMA.

- IL DESIGN DELLE CREATURE E DEGLI AMBIENTI ALIENI E' DI H.R. GIGER.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2013 PER I MIGLIORI EFFETTI SPECIALI.

CRITICA

"Che cosa ha spinto Ridley Scott a mettere in cantiere questo prequel di 'Alien', dopo aver (intelligentemente) rifiutato di dirigere anche uno solo dei quattro sequel che la Fox aveva prodotto? Forse la nostalgia per la fantascienza, il genere dove ha dato il meglio di sé. O forse la nostalgia per un successo che da troppo tempo sembra avergli voltato le spalle. In tutti i casi le ambizioni e le speranze si sono fermate a metà, in un film che ha grandi momenti visivi (e ci mancherebbe anche, con Ridley Scott alla regia) ma anche grandi dislivelli tra le ambiziose domande che pone e le fragili risposte che offre. Così come appaiono schematici e superficiali i vari livelli di lettura della storia, molto lontani - ahinoi - dalle inquietanti profondità dell''Alien' versione 1979 e di 'Blade Runner'. (...) Le domande e le citazioni sono troppo sottolineate per non creare un bel po' di disagio nello spettatore. Quando il vecchio Weyland si siede sul letto di una stanza che sembra la brutta copia di quella finale di '2001', ti chiedi perché Ridley Scott abbia commesso uno scivolone così imperdonabile. Quando l'androide finisce per replicare la rivolta contro il «padre» del Roy di 'Blade Runner', il paragone è così squilibrato da far sorridere. Quando Noomi Rapace sembra sforzarsi di ritrovare l'inquietante fascino di Ellen Ripley/Sigourney Weaver, magari scompigliandosi un po' i capelli, appare evidente la distanza siderale tra i due film." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 14 settembre 2012)

"Anche gli alieni non sono più quelli di una volta. Sarà che il 3D ha ormai imposto la dittatura del cinema d'azione; sarà il clima da guerra religiosa in cui siamo sprofondati dopo l'11 settembre; sarà che il silenzio stellare, il vuoto cosmico, l'angoscia senza confini del primo 'Alien', sono impensabili nel cinema inoffensivo e formattato di questi anni. Ma l'atteso 'Prometheus' di Ridley Scott, annunciato come un semi-prequel della serie di 'Alien', è un fantahorror ibrido e diseguale che deve quasi tutto agli straordinari effetti visivi, e ben poco a una sceneggiatura troppo ansiosa di spremere il massimo di spettacolo da ogni scena per costruire un universo complesso come quello del film capostipite, uscito nel remoto 1979. (...) Non mancano naturalmente scene memorabili e pezzi di bravura (su tutte la seduta di autochirurgia di Noomi Rapace). Ma tutto resta come slegato, epidermico, è il caso di dire, paradossalmente inoffensivo. Grande entertainment, niente di più." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 settembre 2012)

"Ci sono voluti trent'anni perché Ridley Scott tornasse alla fantascienza, il genere cinematografico al quale ha impresso un nuovo volto con due film di culto, 'Alien' (1979) e 'Blade Runner' (1982). Nella sua nuova attesissima pellicola, 'Prometheus', il regista inglese mescola mondi e riflessioni mutuati proprio dai suoi due capolavori, senza raggiungere però l'incalzante tensione del primo e la struggente malinconia del secondo. Con 'Alien', sono parole dello stesso regista, 'Prometheus' condivide una sorta di patrimonio genetico e i due film si ricollegano proprio nell'ultima scena. Con 'Blade Runner' ha invece in comune il personaggio del replicante, questa volta magnificamente interpretato da Michael Fassbender che sembra l'incarnazione di Hal 9000 di '2001 Odissea nello spazio', ma si ispira al Peter O'Toole di 'Lawrence d'Arabia' per trovare il modo giusto di comportarsi tra gli umani. (...) Shaw, che indossa il crocefisso sotto la tuta spaziale ed è animata da una forte fede religiosa, è convinta di poter smentire una volta per tutte le teorie darwiniste e ottenere risposte alle grandi domande dell'uomo: chi ci ha creato? E a quale scopo? Cosa c'è dopo la morte? Sono proprio questi interrogativi, così lontani dal panteismo dal sapore new age proposto da Cameron in 'Avatar', che hanno spinto Scott a raccontare la storia di una missione spaziale in cerca del senso della vita. (...) Al quesito dei questi Scott aggiunge poi filosofiche riflessioni sul tormentato rapporto che lega creatore e creatura, padre e figlio. Sul bisogno di manipolare creature fatte a propria immagine e somiglianza e il desiderio di vedere morto il proprio genitore per poter finalmente raggiungere la tanto desiderata libertà. Ma a ben guardare tutte le riflessioni scaturire da questa bollente materia restano in superficie perché più che approfondire le ambiziose domande che si pone, e alle quali è effettivamente arduo dare una riposta, Scott si concentra nel creare un sontuoso mondo fantascientifico, cupo, inospitale e spaventoso, nel quale immergere lo spettatore." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 14 settembre 2012)

"Esce con un ritardo imbarazzante rispetto alla distribuzione americana e mondiale, che risale agli inizi di giugno. Quali sono le conseguenze di questo ritardo? Quella più ovvia, e deprecabile: il film è stato messo in rete e i fan più irriducibili ne hanno già fatto esperienza. L'altra conseguenza, che non è di poco conto se ci pensiamo nell'era del web e dei forum, è che il dibattitto intorno all'ultimo e atteso film di Ridley Scott è già completamente esaurito. (...) Ci rivolgiamo, allora, a quei pochi che ancora non sono stati raggiunti da alcuna informazione su questo fanta-horror da 130 milioni di dollari per dire che 'Prometheus', nelle intenzioni del regista, cerca di rispondere a una domanda rimasta inevasa nel primo 'Alien'. Si tratta dello «space jockey», quella gigantesca creatura fossilizzata con il petto squarciato che troneggiava misteriosa e inquietante nella prima spedizione della Nostromo. (...) Di domanda in domanda, si è arrivati a quella più alta: da dove veniamo, chi ci ha creati? E qui casca l'asino. Per rispondere a cotante domande, Scott e i suoi sceneggiatori inventano un nuovo creazionismo che è la sintesi confusa, mista a un po' di immaginazione, di alcune teorie para-scientifiche, come la 'panspermia' secondo la quale la vita sulla terra sarebbe arrivata dallo spazio a bordo di una meteorite o la 'paleufologia' che immagina la possibilità di un contatto tra civiltà extraterrestri e antiche civiltà umane, il tutto in una salsa anti-darwiniana. (...) Rimane visivamente straordinario, con un «intelligence design» meraviglioso e con delle trovate notevoli anche sul piano del 3D (come la riproduzione in rilievo di 'Lawrence d'Arabia' e gli oleo-grammi del passato). Il film però crolla proprio sotto i colpi della sua ambizione, con una sceneggiatura scarsa che rende ridicoli e improbabili tutti i personaggi di contorno." (Dario Zonta, 'L'Unità', 14 settembre 2012)

"Alla ricerca dell''anima' lassù nello spazio profondo, 'Prometheus' si allinea alla costellazione di film interessati alla spiritualità variamente declinata. (...) Più di 30 anni dopo 'Alien', il regista allestisce un prequel barocco, affollato di simboli, oscuro marchingegno infiltrato di trarne e sottotrame, e abbandona la linearità horror del cult 'sf' dove l'equipaggio della Nostromo finiva sterminato dall'elegante mostro disegnato da Giger (e animato da Carlo Rambaldi). La confusione narrativa e visiva, motivo d'irritazione per uno sguardo austero, ruota intorno alla potenza del cinema, colpevole come Prometeo di ambizioni eccessive. (...) Splatter d'arte del visionario Scott che accumula in variazioni fantastiche i «luoghi comuni» del genere, il tunnel dalle scanalature organiche, la distesa di vasi-uova in ebollizione, la tempesta devastante di silicio, il tempio alieno, le statue faraoniche, le capsule criogeniche... Tutta la memoria delle cronache marziane con cui si cimentò anche De Palma in 'Mission to Mars', dove la mission era ancora una volta trovare le origini dell'uomo. l testoni del pianeta misterioso, gli «ingegneri» dal Dna identico a quello umano, si rivelano divinità crudeli, divoranti i propri figli, ma Scott ci fa dubitare della «verità» in attesa del sequel del prequel. Nei momenti più difficili, l'eroina impugna il suo ciondolo dorato, una croce, l'arma anti-vampiri, per fermare l'armata delle tenebre. Segno di un 'interiore' geneticamente diverso che l'androide Dave, macchina senza cuore, intuisce e invidia perché non sa commuoversi neppure davanti al suo film preferito." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 14 settembre 2012)

"Ai maschietti, surclassati da signore sempre più colte ed agguerrite, non va un gran che bene nella vita. Ma che l'ex «sesso forte» si consoli: nel cinema, che è specchio della realtà, va ancora peggio. (...) L'action movie è femmina. (...) Se nel primo 'Alien' c'era Sigourney Weaver a rompere i denti, anzi, le zanne del mostro corazzato con il sangue acido, in questo 'Prometheus', che è un film totalmente nuovo, con nuovi effetti e svolte inattese, il ruolo della «femmina forte» si sdoppia con una bruna e una bionda, scelte scientificamente per piacere ed entusiasmare. La serie di 'Alien' arriva così a quota sette." (Antonio Angeli, 'Il Tempo', 14 settembre 2012)

"Piacerà a chi ha atteso messianicamente l'arrivo di 'Prometheus'. Che non sarà deluso. Anche se avrebbe qualche motivo per esserlo. Il film mira alto, molto più che non il primo 'Alien' che non aveva significati reconditi. Cercava l'avventura horror e nel cercare non risparmiava colpi di scena, mutazioni mostruose, sottotrame anticapitaliste. 'Prometheus' invece cerca risposte che nessuno ha trovato dalla notte dei tempi. Sono stati gli «ingegneri dello spazio» a crearci, o qualcuno ha creato loro? Eravamo scimmie come dice Darwin o gigantesche bisce come si potrebbe arguire dall'ultimo showdown del film. È chiaro che finché il film si dibatte in questa problematica, è confuso, velleitario e spesso noioso (la prima mezz'ora è pizza). Certo, quando Scott smette di credersi Sant'Agostino e torna a quello che sa fare meglio (cioè immaginare scenari mostruosi, organizzare scontri che fan venire la pelle d'oca) allora sì che il film ha la sua impennata. Allora sì, aggiungiamo che Ridley torna quello degli anni d'oro. Il top della grande suspense e della grandissima macelleria è certo il parto cesareo di Noomi, che si espelle da sola l'orrido E.T. che teneva in pancia. Il top due è la gigantesca astronave che emerge dal cratere (il budget ufficiale è di 120 milioni di dollari, ma almeno metà forse li hanno assegnati agli effettisti). Bella e abbastanza nuova l'idea di affidare il ruolo di deus ex machina al robot interpretato da un Michael Fassbender che pare uscito dalla vetrina della Rinascente. Minaccioso come l'Hal di Kubrick o vittima come quelli di Spielberg? Diciamo un probabile cattivo che sceglie di esser vittima negli ultimi 5 minuti." (Giorgio Carbone, 'Libero', 14 settembre 2012)

"Ridley Scott firma una sorta di prequel di 'Alien' con un occhio già al sequel. Meno alla sceneggiatura, piena di situazioni paradossali." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 14 settembre 2012)

"2093, una squadra di scienziati a bordo dell'astronave Prometheus viaggia nello spazio per trovare risposta a domande fondamentali sulla vita. Sono i giovani archeologi Shaw (Noomi Rapace) e Holloway (Logan Marshall-Green) a condurre: lei crede nell'origine divina della vita, lui nel darwinismo, entrambi concordano che alcune pitture rupestri di antiche civiltà dirigono la ricerca in un punto preciso dello spazio profondo. (...) Nel cast anche l'androide Michael Fassbender e Charlize Theron, Ridley Scott pensava al prequel di 'Alien', poi ha virato su una nuova mitologia, col metronomo tra avventura e horror, filosofia e fuffologia. Cercava la risposta al 'Da dove veniamo?', si limita a cambiare soggetto, 'Da dove vengono (questi alieni)?'. Forse risponderà il sequel, ma questo 'Prometheus' ha già detto: noia, verbosità e presunzione. Alienante." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 14 settembre 2012)
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