Project X - Una festa che spacca

Project X

USA - 2011
2/5
Project X - Una festa che spacca
Tre anonimi studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori tentano finalmente di mettersi in evidenza con un'idea apparentemente innocente: una festa indimenticabile, filmata e registrata in tutte le sue fasi. Tuttavia, i tre amici sottovalutano la portata dell'evento e alla storia passerà il reportage di una festa che ha preso una piega non del tutto regolare...
  • Durata: 88'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: CANON EOS 5D MARK II/CANON EOS 7D/FLIP MINO HD/ICONIX STUDIO 2K/RIM BLACKBERRY/SONY CINEALTA F23/SONY PMW-EX3/IPHONE, 2K/HDCAM/PRORES 444/XDCAM, 35 MM/D-CINEMA (1:1.85)
  • Produzione: TODD PHILLIPS PER SILVER PICTURES IN ASSOCIAZIONE CON GREEN HAT FILMS
  • Distribuzione: WARNER BORS. PICTURES ITALIA (2012)
  • Vietato 14
  • Data uscita 6 Giugno 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Nella migliore delle ipotesi, Project X è uno di quei film con cui l’analisi di costume va a nozze e la critica a farsi benedire. I 50 milioni e passa di dollari incassati in patria gli sono valsi immediatamente il titolo di “cult generazionale” (espressione infida, dietro la quale si celano le peggiori porcate estetiche e le più felici intuizioni commerciali, non di rado appaiate).
La generazione in questione non è la X a cui farebbe pensare ma la Y, quella nata a cavallo tra gli anni novanta e duemila, cresciuta senza l’assillo paranoico dell’atomica sovietica, de-ideologizzata e antropologicamente adusa a processori e new media.
Anche le menti più brillanti del giornalismo sociologico converranno però che attribuire all’operazione un qualche valore empirico equivarrebbe a dimostrare la tossicità di un intero quartiere da una siringa rinvenuta per strada. Significherebbe ridurre un’intera generazione a un branco di dorky senza speranza, la cui massima aspirazione nella vita è partecipare a una “festa epica”, con l’avvertenza che l’epica in questione è molto poco omerica. Meglio parlare di baccanale, orchestrato da un trio di perdenti senza rimedio, presi dalla brama di appartenere alla casta fica dei liceali-ultimo-anno e, quindi, decisi a trasformare una banalissima festicciola di compleanno in un rave-party nel giardino multi-accessoriato di casa. Metteteci ettolitri di alcol, quintali di “fumo” e feromoni in libera uscita; includete nani imbestialiti e yorkshire strafatti; considerate un esercito di ragazze pon-pon e lolite siliconate, giocatori di football e acneici con satiriasi; prevedete variegate emissioni gastrointestinali, nozioni di sessuologia primitiva, mappature anatomiche e sfide d’indicibile idiozia, e avrete un’idea abbastanza precisa di cosa voglia dire divertirsi-a-più-non-posso per questa gioventù neurotomizzata.
Si può tirare per la giacchetta Waters e il trash satirico, ma la scatologia qui è autoreferenziale, la ribellione autistica e l’approccio di fondo androcentrico e reazionario: non siamo più negli anni ’80 e manca ormai una buona società contro cui scagliarsi, tanto che il padre del festeggiato è sorpreso, non deluso, dalla birichinata del figlio e i media incoroneranno l’evento.
Visivamente Project X somiglia a un POV: il punta di vista è endogeno, da guardone amatoriale (le riprese sono di un partecipante alla festa). L’amatoriale – un must da The Blair Witch Project in poi – è la classica furbata che permette di azzerare i costi di produzione con la scusa della verosimiglianza. Nulla da eccepire se non attivasse, tipo riflesso incondizionato, tutta la fuffa sottotestuale sull’estetica 2.0, la fine dell’Autore (la regia c’è, ma è come se non ci fosse: sic!) e le derive del narcisismo collettivo che tanto fa arrapare la critica più onanista. Vogliamo dirla tutta? Questo film non ha ambizioni destabilizzanti né mire apocalittiche e, se strizza l’occhio ai figli del tardo-capitalismo, lo fa senza mai preoccuparsi d’intercettarne lo sguardo a un livello più profondo e consapevole.
Nima Nourizadeh, all’esordio, è il prestanome di Todd Phillips (qui produttore) che, con Project X, conferma l’eccellente fiuto per gli affari. E volontà (diabolica?) di perseverare: a questa Notte da teenager presto ne seguirà una geriatrica (Last Vegas) con gli ormai irrecuperabili Douglas, De Niro e Walken. Come dire: dai ruggiti dei leoni al canto dei cigni. Ci avevi pensato Todd?

CRITICA

"È quasi inevitabile scambiarlo per l'ennesimo film di adolescenti in tempesta ormonale, versione aggiornata di 'American Pie &C'. Invece 'Project X' è anche questo, ma molto più di questo. La novità non sta nel soggetto. (...) Quel che fa la differenza è il modo di raccontarlo: tutto viene ripreso con camera in soggettiva, come uno dei milioni di home movie che si girano ogni giorno nel mondo. La novità è quel che ci fa capire questa commedia: come in Facebook, non si fanno le riprese per la festa, si fa la festa per riprenderla. Quasi che le banalità del quotidiano fossero uno spettacolo memorabile." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 8 giugno 2012)

"L'idea chiave del film è quella di spostare il teenmovie verso territori altri, più trasgressivi. Infatti mentore dell'iniziativa nei panni di produttore troviamo Todd Philips, regista dell'inarrivabile 'Una notte da leoni', dove l'imprevisto si abbatteva sui nostri eroi con effetti devastanti. Qui invece la situazione non ha sorprese è una lenta discesa agli inferi della festa totalmente fuori controllo. Non bastano due tostissimi ragazzini dodicenni chiamati a fare da security, compito che prendono estremamente sul serio (sono la migliore trovata del film) e un cagnolino strapazzato per spiazzare lo spettatore, anche il più ben disposto. Qualcuno ha voluto sottolineare come 'Project X - una festa che spacca' sia diseducativo perché i nostri sfigati, dopo essersi impasticcati, ubriacati e lordati a dovere, alla fine diventano gli eroi della scuola e della zona per avere organizzato cotanto casino. Ma non è questo il punto, è la ripetitività che stronca. (..) il problema vero di questa festa è che non ci si diverte, (...)." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 8 giugno 2012)

"Insulsa commedia giovanilistica, che per un'ora buona, percossa da una colonna sonora da incubo, spiega come si possa radere al suolo un intero quartiere. Una goliardata non più greve di altre, ma, questo sì, particolarmente scema." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 8 giugno 2012)

"Spiacerà a chi invogliato dal nome di Todd Philips si aspettava un altra 'Notte da leoni'. E invece è un falso documentario (con semidilettanti che recitano loro stessi, inseguiti dalla solita fastidiosissima 'camera' a spalla)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 8 giugno 2012)
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