Proibito

ITALIA, FRANCIA - 1954
Don Paolo Salinas, giovane sacerdote sardo, ritorna al suo paese natio per prendere possesso, come parroco, della chiesetta locale chiusa al culto e ridotta quasi in rovina. Don Paolo si mette subito all'opera per creare le premesse necessarie al regolare esercizio del culto. Durante la sua assenza sono sorte nel villaggio due fazioni nemiche, i cui capi, Nicodemo Barras e Costantino Corrain, si servono d'ogni pretesto per trasformare in violenza l'odio reciproco. Qualche giorno dopo l'arrivo di Don Paolo, un certo Bartolomeo Casu, imparentato con Costantino Corrain, viene ucciso. Al funerale dell'ucciso, Costantino promette a Don Paolo che rinuncerà a vendicare il congiunto. Don Paolo però non si limita a rivolgersi all'autorità giudiziaria: chiede anche a Nicodemo Barras di aiutarlo a far trionfare la giustizia. In casa Barras Don Paolo incontra Agnese, figlia di Nicodemo, sua amica d'infanzia, che è segretamente innamorata di lui. L'omertà e la paura paralizzano l'azione della polizia e Nicodemo e Costantino arrivano a scontrarsi a duello, nel quale il primo resta ucciso. Accogliendo i consigli del Parroco, Agnese, figlia ed erede di Nicodemo, perdona l'uccisore. In occasione di un pellegrinaggio al Santuario di S. Francesco avviene la riconciliazione fra le due fazioni, che dovrebbe essere suggellata dal matrimonio fra Agnese ed un nipote di Costantino Corrain. Ma Agnese rivela a Don Paolo di essere innamorata di lui e si rifiuta di sposare il giovane Corrain. Don Paolo tenta invano d'ottenere dal suo Vescovo un trasferimento e, di ritorno al paese trova che le ostilità tra le due fazioni si sono riaccese: Don Paolo è sul punto di lasciare di nuovo il paese, quando un suono di campana annuncia che Costantino s'è costituito alla giustizia con tutti i suoi. Don Paolo rimane, Agnese partirà.

CAST

CRITICA

"Stanco di farse, Monicelli giudicò propizio il momento per un totale cambiamento di strada e andò a cercare ispirazione addirittura in un romanzo della Deledda (...) una vicenda dai toni così cupi e solenni, dagli svolgimenti così invecchiati, che lo stesso regista e i suoi collaboratori sentirono la necessità di rimaneggiarla (...). Con simile materia Monicelli non poteva arrivare oltre segni determinati: artigianato di buon livello, gusto sorvegliato e ostile alle sbavature retoriche (...). Difficile per chiunque ricavare da un errore risultati di altrettanta dignità." (G. Sibilla, 'Radiocorriere TV')

"Cupo, arcaico e poco appassionante melodramma agreste, che Mario Monicelli ha tratto, con molte libertà e con la collaborazione di Suso Cecchi d'Amico, da un romanzo di Grazia Deledda. Il bel Mel Ferrer si fa bagnare naso e tonaca dal baffo di elettrico di Amedeo Nazzari. L'esordiente Lea Massari è la migliore in campo. Sotto ogni punto di vista." (Massimo Bertarelli, "Il Giornale, 5 aprile 2004)
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