Proibito rubare

ITALIA - 1948
Proibito rubare
Un prete missionario arriva a Napoli, dove deve imbarcarsi per l'Africa. All'uscita della stazione viene derubato della valigia. L'inseguimento del ladro lo porta a fare una corsa attraverso i vicoli di Napoli. Quando alla fine trova la valigia, l'esperienza è stata così decisiva da fargli decidere di restere a Napoli e consacrarsi alla redenzione dei ragazzi di strada. Ottenute alcune stanzacce malandate, fonda la "Città dei ragazzi". Dapprima i ragazzi non vengono e quando lo fanno è solo per evitare le conseguenze di un furto. Le difficoltà materiali sono immense e la cassetta delle offerte è sempre semivuota. Ma un bel giorno Don Pietro vi trova sessantamila lire: finalmente può iniziare la grande opera. Le stanze vengono rimesse in sesto, i ragazzi, ripuliti e rivestiti, studiano, lavorano, pregano, mangiano e dormono in letti puliti. Le offerte continuano a piovere; ma alla vigilia dell'inaugurazione ufficiale della Città dei ragazzi, Don Pietro apprende che il danaro deriva dalla refurtiva nascosta dai ragazzi, che uno di loro ha venduto man mano per sopperire alle spese. I ragazzi e Don Pietro vengono arrestati. Ma dal male viene il bene: la vicenda richiama sulla Città dei ragazzi l'attenzione di tutti. Il derubato strappa la denuncia: le autorità provvederanno: l'angoscia del loro "Zi' prete" ha toccato il cuore dei ragazzi. E' incominciata la redenzione.
  • Durata: 85'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: un'idea di Gigi Martello
  • Produzione: CARLO PONTI E GIGI MARTELLO PER LUX FILM
  • Distribuzione: LUX FILM (1949) - PANTMEDIA - DVD: DOLMEN HOME VIDEO

NOTE

- PRIMO FILM A SOGGETTO DI LUIGI COMENCINI E PRIMO RUOLO DA PROTAGONISTA PER ADOLFO CELI.

- TRA GLI INTERPRETI IL DUCA DI CIVITELLA E 30 SCUGNIZZI NAPOLETANI.

- PRESENTATO AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008) NELLA RASSEGNA 'ADOLFO CELI E I RAGAZZI TORNATI DAL BRASILE' PROMOSSA DALLA FONDAZIONE ENTE DELLO SPETTACOLO.

CRITICA

"Il film ci offre, con uno stile essenzialmente cinematografico, una descrizione pittoresca, esatta, impressionante della miseria e della vita popolare napoletana." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 24, 1948)

"Il neorealismo zavattiniano e desichiano trova in quuesto primo film di Comencini un'applicazione intelligente, con risultati personali e non disprezzabili. (...) E' il primo germe di (...) neorealismo minore e 'rosa'." (Gianni Rondolino, "Catalogo Bolaffi del Cinema Italiano - 1945/1955").
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