PROCESSO ALL'AMORE

ITALIA - 1955
PROCESSO ALL'AMORE
Checco Mariani, un fruttivendolo di Trastevere, essendosi arricchito, si trasferisce con la famiglia in un bell'appartamento ai Parioli. Egli soddisfa in tal modo l'ambizione della moglie Anita e dei figlioli Franca ed Enrico; quest'ultimo muove i primi passi nella carriera forense e deve darsi un certo tono. Fa parte della famiglia Marisa, una ragazza orfana, ch'è cresciuta in casa Mariani. Enrico e Marisa si vogliono bene, ma ad Enrico non sorride l'idea di sposare una ragazza di umili origini: egli cerca quindi di tener nascosto il loro amore. Franca ha fatto la conoscenza del conte Maurizio, giovane sportivo, col quale frequenta i campi di tennis, il galoppatoio, i bagni, i balli. Nel frattempo Enrico ha conosciuto Kate, bella donna, padrona di un locale notturno, e ne diviene l'amante. Ora gli si presenta l'occasione che aspettava per affermarsi come avvocato: gli viene affidata la difesa d'ufficio di una ragazza, che ha tentato d'uccidere il seduttore. L'imputata si mostra indifferente, sfiduciata; ma tanto il sor Checco che Kate esortano Enrico a prendersi a cuore la causa. Egli infatti pronuncia un'arringa eloquente e riesce ad ottenere per la sua difesa una mite condanna con la condizionale. Quando Marisa dichiara al sor Checco che vuole andarsene dalla casa, perché aspetta un bambino, egli le domanda il nome del seduttore, che gli viene rivelato da una fotografia della ragazza con Enrico. Questi, durante una scenata col padre, si rifiuta di sposare Marisa, ma poi, dopo la brillante arringa in difesa della sua prima cliente, vinto dalle sue stesse argomentazioni, corre a cercare Marisa, che sposerà.
  • Genere: ROMANTICO
  • Produzione: G. PERRONE PER LA AQUILA FILM
  • Distribuzione: AQUILA - REGIONALE

CRITICA

"Il nuovo regista Liberti ha dimostrato un certo impegno nella realizzazione di questa storia abbastanza ovvia, ma non priva di qualche buon momento, specialmente verso la conclusione. Dove il film difetta seriamente è nell'interpretazione (fatta eccezione per pochi attori che contano) affidata ad attori impacciati e scarsamente fotogenici". (A. Albertazzi, "Intermezzo", 13/16, 31/7/1956).
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