Princess

ITALIA - 2022
3/5
Princess
Princess è una giovane clandestina nigeriana che vende il proprio corpo ai margini di una grande città. Come un'amazzone a caccia, si muove in una pineta che si estende fino al mare, un bosco incantato in cui rifugiarsi, nascondersi dalla vita, guadagnarsi il pane quotidiano. Per sopravvivere deve fiutare l'odore dei soldi, schivare pericoli e sentimenti, un cliente dopo l'altro, senza soluzione di continuità. Finché un giorno litiga con le amiche con cui condivide la strada e incontra un uomo che sembra volerla aiutare. Ma è soltanto da sola che Princess potrà salvarsi.
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: CARLA ALTIERI E ROBERTO DE PAOLIS PER YOUNG FILMS, NICOLA GIULIANO, FRANCESCA CIMA E CARLOTTA CALORI PER INDIGO FILM, VIOLA PRESTIERI, con RAI CINEMA
  • Distribuzione: LUCKY RED

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

“Princess, prima di ogni altra cosa, è una ragazza di diciannove anni che, aggrappata al proprio candore, cerca di resistere alla ferocia del mondo”. Dopo il fortunato Cuori puri (2017), Roberto De Paolis scrive e dirige l’opera seconda Princess, film d’apertura in concorso di Orizzonti alla 79. Mostra di Venezia.

Gestazione collettiva, allorché De Paolis l’ha concertato con alcune ragazze nigeriane vittime di tratta che hanno poi interpretato sé stesse, il film eleva a potenza fiabesca, con registri dal lirico e generi dalla pochade, una realtà marginale e degradata, cercando di agire in contrappunto, in controtempo rispetto alla condizione dei personaggi/persone che inquadra. L’affrancamento non è solo un fatto poetico, ma stilistico, ovvero cinematografico tout court: la scelta del genere/registro di riferimento, un’istanza modellizzante, un atto e(ste)tico, con di rimando un non troppo paradossale pericolo, forse la sexploitation no, ma la blaxploitation sì.

Si capisce dai problemi annessi e correlati, il valore c’è: De Paolis parla di racconto di formazione, e la valenza trascende Princess, ha risvolti metacinematografici. In breve, dare residenza a una prostituta clandestina nigeriana in altro dal realismo sociale, dal registro drammatico uni(vo)co è un atto politico, anche solo un’esternalità ideologica? Non retorica, viceversa, la domanda sa eccedere le risposte non sempre ineccepibili del film: la via è stretta, i passi perigliosi, il percorso quantomeno coraggioso.
Dunque, Princess, incarnata dall’ottima Glory Kevin, che si prostituisce nelle propaggini di Ostia, procacciando a metà tra fiera ed esploratore clienti nel bosco, chiedendo ai soldi di normare la propria esistenza, senza tema di smentita: il mondo là fuori è feroce, le volpi investite e – da lei e le colleghe – cucinate.

Poi, i clienti: il tassista (Salvatore Striano) truffaldino, il ricco Ferrarimunito che non lavora e pippa (Maurizio Lombardi) e lui, Corrado (Lino Musella), il salvatore che non potendo salvare sé stesso dalla piccineria, dalla parcellizzazione, financo dalla meschinità si dà agli altri, al cane, ai piccioni che sfama, i funghi che raccoglie, e quindi Princess. La casa dei sui genitori morti ha la vista sul mare, ma l’orizzonte è ristretto, gli scatoloni non disfatti, le cortesie per gli ospiti, l’affetto per bisettrice.

Troppe le battute nella relazione, i karaoke d’accatto, il cincischiare come spia di irresolutezza, e al contempo lo spettro del paradigma à la “Vita di una prostituta”, ma Princess – girato negli stessi luoghi e con lo stesso oggetto del pregevole corto di Ciro d’Emilio Piove – conserva le tracce imperfette di quel che è. E le meritorie di quel che sarebbe potuto essere, se avesse osato di più: non sempre la via mediana è quella giusta, e dunque che ne è della trasfigurazione? Quando c’era, il realismo magico, si parlava invero di miracolo.

NOTE

- CON IL PATROCINIO DI PIAM ONLUS - PROGETTO INTEGRAZIONE ACCOGLIENZA MIGRANTI.

- DISEGNI E TITOLI AD OPERA DI EUGENIA LECCA.

- FILM D'APERTURA DELLA 79. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2022), SEZIONE 'ORIZZONTI'.

CRITICA

"'Princess' di Roberto De Paolis chiede allo spettatore di mettere da parte la sua voglia di dividere i «buoni» dai «cattivi», di incasellare il film dentro i propri (pre)giudizi per sforzarsi invece di aprire gli occhi davanti a una realtà molto chiacchierata ma poco esplorata. La protagonista del film, infatti, è una giovane prostituta nigeriana, spinta sulla strada da chi l' ha fatta arrivare clandestinamente in Italia. Una storia su cui si è esercitata molta retorica e che invece il regista ha scelto di raccontare sospendendo ogni tipo di giudizio. (...)  Un ritratto che non edulcora mai i suoi comportamenti né lo fa con chi incontra (anche del presunto «salvatore» non nasconde limiti e complessi). Il film di De Paolis chiede allo spettatore uno sguardo libero da preconcetti, capace di non lasciarsi dominare dall' obbligo di giudicare." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 01 settembre 2022)

"Un lavoro forte e diretto, con qualche scena cruda, ma con uno sguardo positivo (...). La protagonista e le sue amiche nel film sono davvero ragazze che lavorano sulla strada, trovate dal regista nel suo lavoro di ricerca durato un anno. (...) E Glory Kevin, una forza della natura, 25 anni, da sei in Italia, si rivela attrice spontanea e di grande comunicativa. Affronta la vita con coraggio e nasconde i suoi dolori distaccandosi dal suo corpo e pensando solo ai soldi, chattando sul telefonino quando i clienti hanno rapporti con lei per 20 euro, lamentandosi dei parenti che in Africa chiedono soldi in continuazione e rivendicando la propria dignità come può. Gli uomini che incontra sono delle persone con le loro fragilità, anziani, disadattati, ricchi cocainomani (fra questi gli attori Salvatore Striano e Maurizio Lombardi)." (Angela Calvini, 'Avvenire', 01 settembre 2022)
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